Aule vuote, vitalizi fantasma e finti sdegni: a chi giova?

Roma -

Con una sincronia troppo perfetta per non essere organizzata, i principali mezzi di comunicazione in settimana hanno imbastito una sorta di processo al parlamentarismo su due vicende per le quali è' facilissimo provocare la reazione dei cittadini: il cosiddetto "assenteismo" dei parlamentari e la carsica vicenda dei "vitalizi" dei medesimi.

Sul primo versante, sul banco degli imputati la scena di lunedì scorso. Discussione generale sulla legge per il cosiddetto "testamento biologico", con 20 deputati in aula. Circostanza che ha provocato l'indignazione dei maitre-a-penser e l'ormai consueta alluvione di insulti via social o sui giornali . Peccato che questa è' una scena che si ripete ogni lunedì, praticamente da sempre. Perché? Per due ragioni. La prima: la discussione generale in aula è' una ripetizione pedissequa di quanto già avvenuto in commissione, di quanto avviene in discussione sul complesso degli emendamenti, di quanto avviene nella discussione sulle eccezioni di costituzionalità, di quanto avviene nelle dichiarazioni di voto. Un regolamento datato e assemblearista da' libero sfogo alle verbosità e agli esercizi retorici, con il risultato di svuotare di ogni significato e interesse  la discussione generale di ogni provvedimento. La seconda: l'attività d'aula è' una delle funzioni del parlamentare -certo la più visibile e anche più nobile- ma non è' quella esclusiva. Sarebbe come dire che la professione del chirurgo si esaurisce in sala operatoria, o quella dell'avvocato in Tribunale. La funzione della rappresentanza parlamentare si compone di tante sfaccettature, ivi compreso il rapporto con il territorio che non può essere compresso o liquidato nella presenza a qualche evento del fine settimana, ma necessita sempre di contatto, approfondimento e confronto sul posto. Per questo molti parlamentari, tra il partecipare ad un rito verbale che si ripete ben 5 volte e lavorare sul territorio, al lunedì preferiscono questa seconda opzione. E non da oggi. Da sempre.
A questa polemica si è aggiunta quella dei vitalizi. Grazie al prode Luigi Di Maio che ha fatto girare, con effetto virale, un video nel quale si grida allo scandalo e si incita alla rivoluzione popolare per la mancata approvazione di una delibera del Movimento 5 Stelle che non avrebbe fatto risparmiare un euro all'erario ma che aveva il pregio propagandistico di far credere che la attuale pensione di vecchiaia dei parlamentari sia in realtà un vitalizio mascherato. Sul tema, nel merito, vanno ribadite due verità. La prima: tutti i parlamentari sono soggetti dal 2013 alle pensione di vecchiaia, che scatta a 65 anni se si sono versati contributi per almeno 4 anni, 6 mesi e un giorno. Paragonare una pensione di anzianità a dei vitalizi e' come scambiare un diritto per un regalo. I vitalizi per gli eletti dal 2013 in poi non ci sono più. E per quelli precedenti (i famosi "diritti acquisiti") la proposta del Pd approvata dall'ufficio di presidenza della Camera ha stabilito un aumento della tassazione che porterà' un risparmio di 2,5 milioni all'anno. La seconda: se abolissimo la pensione di anzianità dei parlamentari, e istituissimo il reddito di cittadinanza a 1000 euro al mese per ogni disoccupato come vogliono i grillini, sicuramente avremmo un costo molto superiore per l'erario (e a molti parlamentari converrebbe visto che il reddito di cittadinanza sarebbe addirittura superiore al valore della pensione di anzianità).
La domanda da farsi, dietro a questi polveroni, è' la solita: ma a chi giova?
Resta nell'aria, in questo paese, una forma antica di risentimento antiparlamentarista, soprattutto in classi dirigenti che sono abituate a cavalcare gattopardescamente prime, seconde e terze repubbliche facendo sempre incetta di prebende pubbliche per colmare i limiti di un capitalismo asfittico e salottiero.
Presentare il Parlamento come un covo di sfaccendati, sanguisughe e incapaci e' la premessa per creare le condizioni per l'ennesimo arrivo dell'ulteriore uomo della Provvidenza.
Film come questi in passato li abbiamo già visti. Resta il difficile compito di riuscire a convincere gli Italiani -in tempi come questi- che la difesa del Parlamento è' la difesa della loro libertà e dei loro diritti. E che il peggiore dei Parlamenti è' preferibile al migliore dei dittatori. Anche se il peggiore dei Parlamenti apre la porta alla dittatura. Io non credo che quello attuale sia il peggiore dei Parlamenti. Ma credo che ciascuno di noi dovrebbe allenare il proprio spirito critico, di fronte a campagne mediatiche interessate e a forzature del messaggio continue. Perché i regimi che sbattono in galera chi non la pensa come il capo (dalla Turchia alla Russia) ce li abbiamo dietro casa, e dentro casa c'è' chi li presenta come un modello. E allora facciamo attenzione a non fare strame della nostra democrazia.
Buona settimana a tutti,

Enrico

Enrico Borghi
Ricerca in corso...