Merkel e Macron: leadership vere in Europa

BONN -

Scrivo questa newsletter da Bonn, dove nel quartiere dell'ex parlamento della Repubblica Federale della Germania Ovest in riva al Reno si sta tenendo la 23esima "Conferenza delle Parti" (più nota come COP 23) chiamata a dare attuazione alla Convenzione Quadro dell'ONU sui cambiamenti climatici, firmata a Rio de Janeiro nel 1992 e che da allora prevede un "check" annuo in uno dei paesi del globo.

Quest'anno è il turno delle Isole Fiji, le quali sia per motivi logistici che per dare un forte segnale alla pubblica opinione, hanno deciso di svolgere l'evento non a casa propria, ma nella sede istituzionale del segretariato della Convenzione, Bonn appunto. Come dire: se non si fa nulla contro i cambiamenti climatici, che innalzeranno l'oceano, quella che oggi è casa vostra, domani sarà anche la nostra perchè dovremo venire dove siete voi a causa della scomparsa della nostra terra.
Non a caso, l'evento è stato aperto da un bimbo figiano, Timothy, a testimonianza del fatto che le generazioni future ci guardano e ci giudicheranno su quello che abbiamo fatto o meno contro il cambiamento climatico in atto che rischia di scompaginare tutto l'habitat nel quale viviamo.
Quella di quest'anno è la prima COP dell'era Trump. Lo scorso anno a Marrakech intervenne un Kerry in versione canto del cigno, che ribadì la linea dell'amministrazione Obama. Ora, dopo le sparate trumpiane,  non è ancora chiaro come gli USA intendano partecipare al processo negoziale ma è chiaro che l'immediata conseguenza sarà la perdita degli ingenti contributi finanziari americani garantiti in passato a favore della lotta ai cambiamenti climatici.
Ed è proprio su questo che è avvenuto il primo fatto politico di questi giorni, con l'intervento di quello che è stato il leader che si è preso la scena: Emmanuel Macron.  Se gli USA tolgono i soldi -è stata la sintesi del suo intervento- sostituiamoli con i fondi della Ue: la Francia è pronta a fare la sua parte. E' stato un Macron in grande spolvero, quello salito sul podio delle Nazioni Unite di Bonn. Quattro i capisaldi del suo programma, dentro una visione di medio-lungo periodo: 1)finanziamento interconnessioni europee per usare più rinnovabili e meno gas (russo); 2)aumento del prezzo della CO2 in Europa per cambiare il settore industriale; 3) stop a negoziati commerciali che non rispettano COP 21 (fine definitiva del Ttip) 4)aumento rinnovabili con incremento del loro stoccaggio.
A cui ha fatto da contraltare una Angela Merkel che, con un intervento tutto teutonico in cui si sono declinati gli obiettivi germanici al 2020, 2030, 2040 e 2050 (quanta differenza con la politica italiana presentista!),gli ha fatto eco sostenendo l'esigenza di investimenti privati per compensare la fuga statunitense. Non è poesia: dietro a queste posizioni si intravede, ad esempio, la scelta di Volkswagen di voler essere il primo player globale delle auto elettriche, vincendo la sfida con Tesla e lasciandosi dietro FCA group (che con Marchionne ha scelto di giocare d'interdizione anzichè all'attacco).
Sullo sfondo, incremento delle relazioni con la Cina per sostituire il forfait americano.
Di effetto retorico le chiusure retoriche dei due leader. Merkel: "Non possiamo chiudere gli occhi davanti al cambiamento. È facile dire: "fate!", è più difficile fare. Ma bisogna fare".
Macron: "l'azione deve essere la nostra ossessione. E il nostro orizzonte è adesso".
Insomma, mentre da noi il dibattito politico sarà a chi la spara più grossa (se raccontassi qui le proposte che girano in Italia di sforare il deficit per finanziare la spesa pubblica, di non pagare il debito pubblico o di introdurre una flat tax al 15% senza sapere come coprirla mi prenderebbero per matto!),in Europa chi vuole affermare una leadership mette insieme cuore e cervello, passione e intelligenza per governare la questione climatico-ambientale che rappresenta la vera sfida di queste generazioni oggi al potere.
Motivo in più per riflettere. Finalino sul tema: mi hanno colpito le stature di Macron e della Merkel. Sia pure con uno stile molto diverso fra loro, hanno saputo esprimere una vera capacità di leadership. Il primo evocando il senso di una battaglia da fare subito, la seconda legando al progetto ambientale le trattative del suo nuovo governo. Quanta distanza separa il Reno dal Tevere...

DIETROFRONT DI POSTE: PRIMA RISPOSTA CONCRETA DELLA NOSTRA LEGGE
Martedì ho partecipato alla Camera alla audizione del nuovo amministratore delegato di Poste Italiane, Matteo del Fante.
E ho toccato con mano la prima risposta concreta della nuova legge sui piccoli comuni, con il dietro-front di Poste che ha annunciato come nel nuovo piano industriale 2017 non ci saranno chiusure o ridimensionamento degli uffici postali nei piccoli comuni. Finalmente! Ciò che conta è che la azienda faccia una adesione sostanziale, e non formalistico-farisaica, ai contenuti della nuova legge, aprendo una prospettiva di nuovi servizi sulla base di ciò che la legge apre, e cioè la banda larga, il piano nazionale della logistica nel quale debbono entrare le peculiarità dei piccoli comuni, e i nuovi servizi di cittadinanza innovativi che possono essere assicurati impiegando la capillare rete di uffici postali in Italia (12.822). Intanto, una risultato importante dopo tanti anni di battaglie. Insomma, un'altra Italia comincia davvero ad essere possibile!

STOP AI FURBETTI DELLA TARIFFA
È stato approvato in Commissione Bilancio un emendamento al decreto fiscale promosso dal Partito Democratico.
Da ora, la fatturazione di abbonamenti telefonici, tv e servizi di comunicazione andrà fatta su base mensile, e non più ogni 28 giorni: il trucchetto è finito.
I fornitori di servizi, inoltre, dovranno garantire informazioni chiare e trasparenti sulle diverse offerte e l'Autorità del settore, con la sua vigilanza, assicurerà che gli utenti possano fare scelte informate. Saranno infine previsti rimborsi e indennizzi per gli utenti in caso di violazione delle nuove norme.

Buona settimana a tutti

Enrico Borghi
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