Se si vuole il proporzionale, serve la sfiducia costruttiva

Roma -

Il gran ballo della legge elettorale è ripartito, con la presentazione in Prima Commissione del testo base predisposto dal relatore, l'on Andrea Mazziotti di Celsio, del gruppo "Civici e innovatori" (ciò che resta della gloriosa armata di Mario Monti) che della più importante commissione del Parlamento è anche il presidente.

Il testo base è deludente. Contiene ed enfatizza tutte le pecche addebitate all'Italicum, senza gli elementi di positività che risiedevano nella possibilità di dare stabilità al governo mediante un premio di maggioranza a doppio turno giudicato incostituzionale. Secondo il "testo Mazziotti", potrebbero accedere ai seggi di Camera e Senato tutti i partiti che singolarmente superano il 3%. E per di più, si estenderebbe alla Camera alta il listino bloccato oggi vigente in quella bassa, col risultato di aumentare i parlamentari paracadutati e scelti dalle segreterie dei partiti e limitare il potere di scelta del cittadino elettore. I risultato del "Mazziottellum" sarebbe la somma di più elementi deleteri: ingovernabilità garantita più aumento dei parlamentari decisi dall'alto e dal centro, con conseguente ulteriore distacco delle istituzioni dalla società.

Giustamente, il Partito Democratico ha sottolineato come all'Italia serva ben altro. Il problema dell'Italia, da sempre, si chiama instabilità. Dal 1948 al 2017, ovvero in 69 anni di Repubblica, si sono succeduti ben 64 governi nello spazio di 17 legislature. Se si calcola che per la formazione di ogni esecutivo è prevista una complessa procedura di consultazione e trattativa tra le forze parlamentari, è facile comprendere come l'instabilità dei governi non sia un problema solo riguardo alla durata degli stessi, ma anche del tempo e delle energie che tale fenomeno consuma nel provvedere a sempre nuovi avvicendamenti. Un ministro in un dicastero ogni anno e poco più significa impossibilità di reale programmazione, cambio continuo degli indirizzi, potere immenso trasferito alle burocrazie che si ergono ad unico elemento di continuità, un eterno gioco dell'oca sulla pelle dei cittadini elettori e contribuenti. E mentre nella Prima Repubblica il gioco delle coalizioni di governo si risolveva dentro un perimetro comunque delimitato, certo anche prima delle elezioni, e tra forze politiche saldamente radicate nella società, nella "Terza Repubblica" una legge proporzionale così come proposta dal relatore avrebbe come unico effetto la frammentazione, l'esplosione di una rappresentanza qualitativamente bassa e l'incapacità di fare sintesi su un progetto politico comune. Insomma, una gran confusione.

Il tema della stabilità dei governi è un elemento essenziale per garantire l'incisività dell'azione dell'esecutivo, la sua capacità di governare i processi in atto nella società, l'esercizio di riforme adeguate, l'attuazione di un programma votato dai cittadini in una arco temporale congruo e definito, senza che ciò sia affidato alle trattative permanenti e alle contrattazioni continue e svilenti, spesso condotte tra gruppi che si costituiscono dopo il voto in spregio al mandato elettorale, dando vita al fenomeno tipico del trasformismo (una delle invenzioni italiane!).

Se si ritiene che la coniugazione tra i principi di governabilità e di rappresentanza veda oggi il pendolo spostarsi verso una maggiore quota di proporzionalismo, allora occorre introdurre nell'ordinamento un provvedimento cardine: l'istituto della sfiducia costruttiva.

In Germania, dove vige il proporzionale, fin dall'inizio dell'esperienza repubblicana e democratica al fine di sottrarre il destino del governo ai mutevoli umori della vita parlamentare, è stato introdotto in Costituzione questo istituto giuridico. Sulla base di esso, il Parlamento ha il diritto in ogni momento di revocare al governo al fiducia facendolo cadere, ma alla condizione - e alla sola condizione- di accompagnare questo atto estremo con la costituzione di una chiara maggioranza parlamentare a sostegno di un programma di governo e di un candidato alternativo. In questo modo, il diritto di revocare la fiducia -che nasce dalla più alta forma di potere scaturente dalla volontà popolare- si accompagna al dovere di fornire al proprio Paese un governo senza abbandonarlo alle spirali di crisi incerte, alle speculazioni delle forze politiche o al ricorso ad elezioni anticipate. 

Per questo motivo, insieme con altri colleghi depositeremo un disegno di legge di modifica costituzionale, per introdurre all'articolo 94 della Costituzione il meccanismo della "sfiducia costruttiva", per finirla con le manovre di palazzo poco trasparenti e per porre un necessario contrappeso alla riproporzionalizzazione del quadro politico. Perchè tra proporzionale con premio all'italiana (che ci porta in Sud America) e proporzionale con sfiducia costruttiva (che ci porta in Germania) è decisamente preferibile il secondo.

 

Tutti pazzi per Macron?

Secondo un conformismo italiano davvero stucchevole, nel quale la rincorsa al carro del vincitore è sempre lo sport nazionale, ora si sprecano i parallelismi con Macron. Tutti alla ricerca del Macron italiano, tutti (o quasi) pazzi per il nuovo presidente francese, molti si fiondano a Parigi per "selfarsi" in ogni dove alla ricerca del "macronismo". Consiglierei un pò di calma, meno provincialismo e qualche analisi in più.

Certo, Macron sconfiggendo la Le Pen ha ridato fiato all'ideale europeo, ha colmato un vuoto politico generato dal fallimento governativo del Ps di Hollande (ma anche di Valls, che ora prova ad imbucarsi...),ha aperto una prospettiva di rinnovamento nella Francia dei dinosauri politici. Macron ha preso atto che la stagione dei partiti ideologici del XX secolo è finita, e questo noi del Pd lo abbiamo detto dieci anni fa chiudendo le tende delle nostre tribù per allestire il più grande partito riformista italiano. Detto tutto ciò, calma e gesso. Il primo atto fatto dal nuovo presidente è stato nominare un conservatore di destra, Edouard Philippe, primo ministro. Una mossa furba per destabilizzare i conservatori in vista delle elezioni legislative di giugno. Ma si può vivere di furbizia? Dopo aver cannibalizzato il Ps con il suo profilo da socialista liberale, Macron prova la stessa operazione ma stavolta sul versante opposto puntando al cuore dell'elettorato gaullista uscito choccato dalla sconfitta di Fillon. Il profilo di Macron, quindi, è ancora tutto da scrivere. E la sua storia di "enarca", come quella di Philippe, ci parla di una élite che da sempre governa centralisticamente  la Francia attraversando gli schieramenti. La Francia è una democrazia competitiva per i suoi strumenti istituzionali, ma rischia di diventare (forse) consociativa. Occorre guardare con attenzione ciò che accade, senza isterismi, facili innamoramenti e mode passeggere. Auguri a Macron, e bene che abbia vinto. Da qui alla santificazione (preventiva) ne passa, e molto. Lo vedremo all'opera (ad iniziare dal suo rapporto con la Germania) e poi potremo giudicare.

 

SS337: sbloccato l'iter

Piccole notarelle provinciali per finire. Venerdi scorso a Santa Maria Maggiore abbiamo finalmente sbloccato l'iter burocratico per impegnare i 70 milioni che abbiamo stanziato per l'allargamento della statale 337 da Re al confine con la Svizzera.

Gli enti locali del territorio hanno dato il loro assenso al progetto preliminare, che ora verrà portato da Anas alla Regione Piemonte per l'avvio delle autorizzazioni di legge. Contemporaneamente, viene insediato un gruppo di lavoro congiunto Anas-Unione Montana Valle Vigezzo per definire un cronoprogramma che contenga al massimo le chiusure della strada durante al cantierizzazione, con la previsione di by pass ed alternative di tracciato. Infine, nel pacchetto delle opere grazie anche all'impegno della Regione Piemonte siamo riusciti a far inserire opere per la messa in sicurezza della strada provinciale della Valle Cannobina. Si va avanti, dunque, passo dopo passo come i montanari per scalare la montagna della burocrazia (a tutti i livelli).

 

Buona settimana a tutti,

 

Enrico  

 

 

Enrico Borghi
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