Chiusura di Ribellasca, Il sindaco di Re scrive all’Ambasciatore e Console Generale italiani in Svizzera

Il disappunto di Massimo Patritti per l'improvvisa decisione da parte della Svizzera

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Chiudono le dogane e monta la protesta dei sindaci. I primi cittadini di Porto Ceresio (Jenny Santi), di Lanzo d’Intelvi (Enrico Manzoni) di Maslianico  (Tiziano Citterio) di Re (Massimo Patritti) di Cremenaga (Domenico Rigazzi) e il  Presidente dell’Associazione Comuni Italiani di Frontiera (Massimo Mastromarino) hanno preso carta e penna e inviato una lettera di protesta  all’Ambasciatore e Console Generale italiani in Svizzera per la chiusura delle dogane senza comunicazione in merito. “Nella tarda serata di lunedì - scrivono - apprendevamo da alcuni quotidiani svizzeri on-line della decisione da parte della Confederazione Svizzera della chiusura di 5 valichi italo-svizzeri poco più di un'ora dopo, ossia a partire dalla mezzanotte del giorno dopo: quelli di Porto Ceresio, Lanzo d’Intelvi, Maslianico, Re e Fornasette”. “Vi segnaliamo - si legge ancora nella missiva - che nessuna comunicazione ufficiale è pervenuta ai sottoscritti circa la chiusura delle suddette dogane presenti sul nostro territorio, circa, cioè, una scelta che condiziona migliaia di cittadini tenuti quotidianamente a recarsi al posto di lavoro oltreconfine, nonostante il timore per l'attuale situazione sanitaria”. I sindaci esprimono il loro disappunto: “A causa di tale mancanza di comunicazione, non ci è stata data la possibilità di inviare una comunicazione finalizzata a ridurre, per quanto possibile, il disagio ai nostri concittadini e a quelli dei comuni confinanti che quotidianamente usano i nostri valichi per recarsi al lavoro proprio per continuare a sostenere l'economia elvetica, per il buon funzionamento degli ospedali svizzeri, delle loro farmacie, dei loro trasporti. In questa situazione di eccezionale gravità troviamo estremamente grave che la confinante nazione elvetica non abbia comunicato ai sottoscritti, direttamente o per mezzo delle autorità italiane, una scelta di tale importanza e di impatto sul nostro territorio e su quello di altri comuni italiani, viste le inevitabili e conseguenti code segnalate questa mattina sui pochi valichi rimasti aperti. A ciò si è aggiunta l'impossibilità di raggiungere il proprio posto di lavoro da parte di cittadini non automuniti che usavano quotidianamente il bus postale con fermata a Porto Ceresio, la cui interruzione è avvenuta questa mattina senza alcun tipo di preavviso”. Da qui il forte disappunto: “La nostra vuole, pertanto, essere una lettera di formale protesta per quanto avvenuto, con preghiera di farla pervenire alle autorità elvetiche, auspicando, da ora in poi, solo scelte fatte con la massima trasparenza e comunicazione, rammentando che ogni decisione riguardante il territorio insubrico ha automaticamente portata e conseguenza in ambito sovracomunale ed internazionale”. E la richiesta: “In questa difficile situazione in cui noi Sindaci siamo in prima linea per cercare di garantire i servizi essenziali ai cittadini, Vi chiediamo di portare il nostro appello, affinché il difficile momento che stiamo affrontando possa sensibilizzare coloro che possono prendere decisioni che condizionano la vita dei cittadini a farlo con senso di responsabilità e spirito di collaborazione per il bene comune, che non ha bandiera”.

"Ringrazio - evidenzia Patritti - l'onorevole Enrico Borghi - per essersi subito reso disponibile in questa delicata questione".

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