Il dramma della guerra e della prigionia di Armando Balassi nel nuovo libro di Mario Borgnis

"Ci facevano lavorare come bestie, io ero il numero 26990"

Olgia -

Un libro che parla di guerra e di prigionia. Quelle vissute da un vigezzino, di Olgia. S’intitola “Armando Balassi, tra guerra e prigionia” l’ultimo libro di Mario Borgnis. L’autore dà voce alle lettere che Armando Balassi (nato a Olgia nel 1919 e scomparso nel 2009) mandava ai famigliari dal fronte e poi dalla prigionia che lo ha visto relegato al campo di smistamento di  Torun (Thorn, cittadina polacca) e poi, trasferito su un carro bestiame a Czestochowa e in un altro paese della zona, dove “eravamo trattati molto male, ci facevano lavorare come bestie”. Giorni drammatici, come Borgnis riporta nelle pagine del libro, andando a riannodare le tristi vicissitudini di Armando Balassi. “Molti venivano puniti con marce fino a tarda notte, altri privati della poca razione di cibo composta da brodo di patate e rape (…). Poi fui mandato al Stalagg II B Hammerstein dove rimasi fino al marzo del 1945…io ero il numero 26990”. Pagine dure, su cui riflettere: Borgnis non si limita però a trascrivere sic et simpliciter la densa corrispondenza epistolare. Mario Borgnis su ogni lettera si interroga, e avanza ragionamenti: ne approfondisce il contesto. Pagina dopo pagina, in tutte le 124, l’autore accompagna il lettore dentro il vissuto esperienziale di Armando Balassi. Ricostruendo, passo dopo passo, la biografia di un vigezzino "che si spense il 30 ottobre 2009 e mai nessuno gli riconobbe nulla".  Armando Balassi, “che non ho mai conosciuto ma a cui mi sento vicino e legato più che mai”.

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