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Attualità | 08 marzo 2021, 18:20

La Dad come opportunità: l'esperienza di una studentessa

La villadossolese Arianna Atzeni ha potuto riprendere l’università a 42 anni

La Dad come opportunità: l'esperienza di una studentessa

Secondo la studentessa villadossolese Arianna Atzeni, anche dopo la pandemia, sarebbe utile proseguire con la Dad Universitaria e fare tesoro delle nuove tecnologie implementate. Atzeni, laureata in Scienze Politiche, dopo un'esperienza lavorativa come social media manager a Malta, è tornata nella sua cittadina natale e sta seguendo a distanza i corsi dell'Università Statale di Milano per conseguire una seconda Laurea Magistrale.

La villadossolese che fa parte di “UNIDAD” – acronimo di “Universitari per la Didattica a Distanza integrata” – un'organizzazione studentesca nata a Torino, ma presente ormai su tutto il territorio nazionale, intravede anche per i ragazzi delle nostre zone, in particolare delle valli, la Dad universitaria come un'opportunità. UNIDAD ha recentemente stilato un manifesto per sensibilizzare rettori e docenti, legislatori, studenti e opinione pubblica sul proseguimento e l’implementazione della Dad universitaria, una volta terminata la crisi sanitaria, come servizio integrativo e complementare della didattica in presenza.

Senza la Dad universitaria, avrebbe mai pensato di tornare all’Università?

«Diciamo che sentivo davvero la necessità di aggiornare le mie conoscenze e l’idea di frequentare l’Università mi girava in testa da qualche anno; quello che posso dire è che, la possibilità di poter frequentare a distanza mi ha fatto finalmente compiere il passo. La mia esperienza è sicuramente positiva, e un grazie va alla mia Università che ho trovato davvero disponibile e ben organizzata. La didattica a distanza mi ha innanzitutto permesso di continuare il mio lavoro, mi permette di dedicare moltissimo tempo allo studio, tempo che da pendolare avrei perso in viaggi snervanti (sappiamo tutti che la tratta Domodossola-Milano ha serie criticità), mi permette di usufruire delle lezioni registrate quando non posso frequentare in sincrono o anche semplicemente quando voglio riascoltare concetti poco chiari e la media dei mie voti ne ha sicuramente risentito positivamente».


Come è nato il progetto e cosa l'ha convinta ad aderire al manifesto?

«Il progetto nasce nel settembre del 2020 dall’idea di quattro studenti universitari di Torino, tutti studenti-lavoratori, che, “obbligati” da questa emergenza sanitaria a fruire delle lezioni a distanza, ne hanno subito colto le potenzialità. Quando sono venuta a conoscenza di questo progetto sono stata davvero molto felice di prendervene parte perché ho trovato un nutrito gruppo di persone – ad oggi il nostro gruppo Facebook ha raggiunto gli 8000 iscritti – che, come me, hanno capito come la DAD universitaria è una preziosa risorsa specialmente in termini di inclusività e di diritto allo studio».

Quali sono gli obiettivi del manifesto e i vantaggi della Dad in generale, e per un giovane e non del Vco che volesse fare un percorso universitario?

«Innanzitutto, voglio ribadire che il nostro obiettivo non è quello di sostituire la didattica in presenza che resta e sarà sempre il metodo primario d’insegnamento e di fruizione. I nostri obiettivi sono molto semplici, migliorare e garantire la didattica a distanza, anche una volta che la pandemia sarà passata. La didattica a distanza può rappresentare un aiuto davvero prezioso, ad esempio, per lo studente lavoratore; per lo studente fuori sede che non può permettersi un appartamento nella città universitaria o che, per motivi personali, non può allontanarsi da casa ad esempio persone disabili o affette da patologie, caregiver famigliari, studenti genitori; per lo studente che non riesce a gestire la pesante e dispendiosa vita da pendolare. In particolare per il Vco penso anche che la morfologia del nostro territorio, a volte, possa peggiorare tali situazioni. Ad esempio, è evidente che per chi abita nelle nostri valli sia oggettivamente faticoso, se non impossibile, fare il pendolare. Si rischia così che per chi non può permettersi di trasferirsi in un’altra città, l’accesso allo studio universitario resti per sempre un sogno nel cassetto. Alcuni giovani che per varie ragioni pensavano di rinunciare a studiare, potrebbero, grazie alla Dad invece affrontare il percorso universitario».

Mary Borri

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