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Territorio | 10 marzo 2021, 19:30

Eugenio, il cervo simbolo di Mozzio, abbattuto illegalmente a dicembre

Braito (VCO2): ''C'è rischio concreto che un atto così getti un’ombra su tutto il mondo venatorio'

Eugenio, il cervo simbolo di Mozzio, abbattuto illegalmente a dicembre

Eugenio, questo era il nome che in maniera affettuosa gli abitati di Mozzio e Viceno in Comune di Crodo avevano dato ad un maestoso esemplare di cervo che ormai da diversi anni stazionava per la maggior parte dell’anno nei pressi dell’abitato. Eugenio era diventato il simbolo delle frazioni e la sua presenza aveva riscontrato molto stupore ed interesse per la particolare confidenza nei confronti delle persone. Negli scorsi mesi non si contavano più i video e le foto sui canali social che lo ritraevano in tutta la sua maestosità. L’esemplare in questione era un cervo di rara bellezza, dalle caratteristiche quasi uniche se paragonato ai tanti altri cervi che, sempre più numerosi, popolano le nostre montagne. Uno di quegli animali che, oltre ad un innegabile valore estetico, hanno una fondamentale importanza biologica. Non era un caso infatti che nell’autunno 2019 i guardiaparco del Veglia-Devero l’avevano immortalato durante il periodo degli amori nelle arene di bramito all’interno dell’area protetta. In tutti questi anni in cui Eugenio era arrivato alla ribalta, il mondo venatorio, quello più vero e sincero, che vive la caccia come passione autentica e amore per la fauna, era stato eccezionalmente attento alla salvaguardia dell’animale. I cacciatori del posto erano infatti tra i suoi più accaniti “fans”, anche perché erano consci del valore dell’animale, e tramite un tacito accordo avevano sempre evitato di dare la caccia ad Eugenio. Purtroppo però la storia di Eugenio non è una storia a lieto fine. Al termine della stagione venatoria 2020 il cervo è definitivamente sparito dai radar e da Mozzio e Viceno non arrivano più sue notizie. In Valle ormai si fanno sempre più insistenti le voci che dicono che il cervo sia stato abbattuto in maniera illegale (non è segnalata infatti la registrazione regolare dell’abbattimento negli uffici dei Comprensori Alpini ossolani) alla ripresa dell’attività venatoria dopo lo stop di novembre dovuto alle restrizioni per l’epidemia. Proprio in quei giorni in cui poteva esercitare la caccia solo chi risiedeva all’interno del territorio comunale. Non possiamo che augurarci che l’autore di un tale scempio venga prima o poi scoperto dalle autorità competenti. C’è il rischio concreto però che un atto del genere getti un’ombra su tutto il mondo venatorio che con tanta fatica cerca di comunicare all’esterno i propri valori e la propria passione. La generalizzazione delle colpe su un’intera categoria è infatti usanza abbastanza comune. La speranza è che sia proprio il mondo venatorio a marcare fortemente le distanze da tali soggetti e ad isolarli in maniera definitiva.

Il presidente Comparto Caccia VCO2 Fausto Braito

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