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Territorio | 17 settembre 2021, 09:20

La val Grande non smette di stupire i naturalisti: osservato il "Dragone Spettro"

Si tratta del primo avvistamento nella zona della Boyeria irene, una grande libellula di colore verde-grigiastro

La val Grande non smette di stupire i naturalisti: osservato il "Dragone Spettro"

Dopo la falena che si finge vespa, una nuova eccezionale scoperta coinvolge il territorio del Parco Nazionale della Val Grande: nei giorni scorsi è stata infatti osservata per la prima volta nell'area protetta Boyeria irene, una grande libellula di colore verde - grigiastro.

Il nome comune "dragone spettro" le è stato dato sia per la sua colorazione mimetica, sia per le sue abitudini crepuscolari che la rendono una libellula difficile da osservare. La specie è presente in Europa occidentale e Africa magrebina, mentre in Italia è segnalata per le regioni tirreniche, il Piemonte, la Lombardia e l'Emilia Romagna, dove frequenta corsi d'acqua con rive ombreggiate, dal livello del mare agli 800 m di quota.

Andrea Mosini, ricercatore della Valgrande Società Cooperativa, ha rinvenuto la specie in due diverse aree: il torrente San Bernardino e un ruscello sopra l'abitato di Colloro. Quest'ultima osservazione ricade nei confini del Parco Nazionale della Val Grande, nel suo versante ossolano, che per molte specie di insetti si sta sempre più rivelando quale vero e proprio scrigno di biodiversità.

Questa importante osservazione è anche la prima per tutto il territorio provinciale del Verbano Cusio Ossola: le popolazioni conosciute più vicine sono state infatti segnalate in provincia di Novara, per la precisione nel territorio del Parco naturale del Ticino.

In Val Grande Boyeria irene si aggiunge alle venticinque specie di odonati (questa la dicitura tecnica delle libellule) già censite intensivamente nel 2016 attraverso una ricerca finanziata dal Parco Nazionale Val Grande e condotta per la Società di Scienze Naturali del VCO dai naturalisti Lucia Pompilio e Andrea Mosini. Da questo studio, pubblicato recentemente sulla rivista scientifica Fragmenta Entomologica, si scopre che il Parco e i territori limitrofi - grazie alla loro posizione geografica tra le Alpi e la regione Insubrica, alle elevate precipitazioni e all'orografia complessa - ospitano una ricca diversità di libellule: le specie presenti costituiscono infatti il 27% di quelle presenti in Italia, il 38% di quelle piemontesi e il 59% di quelle della provincia del VCO.

C.S.

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