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Attualità | 28 ottobre 2021, 19:10

Immigrazione, nel 2020 calano gli stranieri in Piemonte: effetto Covid, ma anche integrazione

Si contano 406.489 cittadini non italiani nella nostra regione, in calo dell'1,3%, più del doppio del calo italiano

Immigrazione, nel 2020 calano gli stranieri in Piemonte: effetto Covid, ma anche integrazione

In Piemonte nel 2020 sono calati i residenti stranieri, a un ritmo doppio rispetto al resto d'Italia. E il calo è particolarmente forte a Torino, insieme a Biella. Mentre Vercelli ha visto una crescita. Lo dicono i numeri del Dossier statistico immigrazione 2021, realizzato da Idos, Università di Torino insieme a Centro Piemontese studi africani, CSP, Compagnia di San Paolo e altri partner.

Effetto covid, a 360 gradi

Tanti i fenomeni raccontati da cifre e tabelle, in un anno così difficile a livello globale. Blocco degli spostamenti, ma anche carenza di manodopera. E rallentamento nelle pratiche di regolarizzazione, con rafforzamento delle sacche di lavoro irregolare e crolli in settori economici come l'acquisto delle case e relative sistemazioni in luoghi a rischio ghetto. Tutto questo è l'effetto della pandemia da Covid per l'immigrazione in Italia e nel nostro territorio.

E se a livello globale si contano 281 milioni di migranti internazionali (quasi quattro volte e mezza gli abitanti italiani), cresce in maniera significativa - e preoccupante - il fenomeno dei migranti "ambientali". In Europa si contano 36,5 milioni di residenti stranieri (8,2% sul totale della popolazione), di cui oltre il 60% non comunitari. l'Italia si trova tra i 5 Paesi più interessati fa questo fenomeno, con oltre 5 milioni di residenti stranieri. Ma è proprio qui che incide la recente pandemia e la crisi: calano infatti i residenti nel nostro Paese (-0,5%).

I numeri del Piemonte: un residente su dieci è straniero

In Piemonte si osservano differenze anche marcate tra una provincia e l'altra: di provenienza, di età media, ma anche di grado di integrazione e di politiche per affrontare il fenomeno. Complessivamente nel 2020 si contavano 406.489 cittadini non italiani registrati in anagrafe. Pari al 9,5% del totale dei residenti. Il calo sul 2019 è dell'1,3% (il doppio di quanto registrato in tutta Italia) e a Torino il calo è ancora più forte: -2,4%. Ma a questo fenomeno contribuisce il fatto che 15.500 persone sono state cancellate dagli elenchi perché sono diventati italiani. A loro si aggiungono i 231.310 soggiornanti non europei, in calo rispetto ai 251.588 del 2019.

Torino "calamita" per la comunità romena

I nuovi iscritti sono stati 37.114. Di questi, il 14% è costituito da nuovi nati e il 37,6% da persone arrivate dall'estero. Ma "solo" il 61,8% degli stranieri residenti in Piemonte è costituito da extracomunitari. Gli altri sono cittadini dell'Unione Europea: romeni, francesi e bulgari, in particolare. Torino si conferma la zona "più romena" del Piemonte, come ormai da vent'anni a questa parte e dunque con molti esponenti di seconda generazione.

Calano i soggiornanti non europei: da 251.588 sono scesi a 231.310. Mentre i residenti extraeuropei sono 249.133: arrivano soprattutto da Marocco, Albania, Cina, Nigeria, Ucraina e Perù.

Due neonati su dieci sono stranieri

Sui 27.067 nuovi nati in Piemonte, il 19,2% è nato da genitori stranieri. Su tutta la popolazione straniera, i minori sono il 21,1% e il tasso di acquisizione di cittadinanza è di 37,9 su mille. Gli studenti stranieri sono 78.565, il 13,7% della popolazione scolastica piemontese. Di questi, il 70% è nato in Italia. In termini di età, la maggioranza dei soggiornanti è compresa tra i 30 e i 64 anni. Uno su quattro è minorenne.

"Il Piemonte è centrale nei processi di immigrazione - spiega Roberta Ricucci, tra i responsabili della ricerca - e Torino da sempre fa da polo di attrazione. Ma accanto ai minori arrivi si affianca anche l'aumento dell'ottenimento della cittadinanza italiana, con un tasso superiore a quello nazionale".

Sei permessi su 10 per raggiungere la famiglia: fase "matura"

Sono 7.274 i nuovi permessi di soggiorno rilasciati nel 2020. La stragrande maggioranza (63,5%) per motivi di famiglia, il 3,2 per lavoro, il 7,4 per studio, il 10,9 per protezione internazionale e umanitaria. Proprio una "fetta" così consistente di ricongiungimento familiare testimonia una situazione immigratoria arrivata a una fase matura, andando così a smentire alcuni luoghi comuni ricorrenti.

Sempre sul fronte del lavoro, sono circa 177mila gli addetti stranieri, a rappresentare il 17,4% in agricoltura, il 12,8 nell'industria e l'8,1% nei servizi. I disoccupati sono 32.650.

Il fenomeno delle 'rimesse'

Interessante anche il fenomeno delle "rimesse", ovvero le somme di denaro mandate verso i Paesi d'origine. Se infatti in Italia il 2020 ha visto un aumento del 12,5% (nonostante le previsioni di calo per la crisi), in Piemonte il tasso è del 16,8. Ma è ancora più netta la controtendenza sui 10 anni: dal 2011 l'Italia ha visto un calo del -8,5% mentre in Piemonte si è cresciuto del 34,8%.

Da 326 milioni e 318mila euro a 439 milioni e 925mila. Torino, con la sua provincia, è subito alle spalle di Roma, Milano e Napoli. Si parla nel 2020 di 248 milioni rispetto a 803, 704 e 307 milioni. E sotto la Mole l'aumento è di circa il 20%.

Redazione Torino

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