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Cronaca | 17 maggio 2022, 18:45

Ci sono anche due ossolani coinvolti nella truffa sui certificati energetici

L'operazione della Finanza, coordinata dalla Procura di Torino, lambisce anche il Vco. Si ipotizza un giro di 30 miliono di euro

Ci sono anche due ossolani coinvolti nella truffa sui certificati energetici

Ci sono anche due ossolani coinvolti nella truffa sui certificati energetici che ha visto una decina di giorni fa sedici arresti nell’ambito di una inchiesta della magistratura torinese. Non si sa a quale titolo i due, residenti a Villadossola, siano stati indagati. Uno è stato arrestato, l’altro è stato sentito dagli inquirenti ma è libero.  Oltre una settimana fa la Guardia di Finanza si è presentata alle 6 di mattina nelle loro abitazioni dove sono anche avvenute le perquisizioni.

 Difficile dire , al momento, quale ruolo avessero i due nella cosiddetta banda dei «certificati bianchi», che avallava qualsiasi tipo di intervento di efficientamento energetico, monetizzava il titolo e poi trasferiva i soldi all’estero per riciclarli. Un giro con il quale questi ‘’ imprenditori’’ avrebbero messo in atto una colossale truffa  da 30 milioni di euro scoperta dagli investigatori della guardia di finanza. Nell’ordinanza del gip torinese si parla,a  vario titolo,  di  associazione per delinquere finalizzata alla truffa aggravata, riciclaggio, autoriciclaggio e bancarotta fraudolenta. In tutto sono 16 gli arrestati:  13 in carcere e 3 ai domiciliari, mentre per 6 indagati è stato disposto l’obbligo di dimora.

La maggior parte degli indagati abita in provincia di Torino, ma la banda aveva ramificazioni ad Alessandria, Cuneo e in Ossola. Un bel giro di soldi che finivano in Romania, Bulgaria e in Albania, per essere «ripuliti» prima di rientrare in Italia.

Nell’edizione torinese, il Corriere della Sera pochi giorni fa scrive: ‘’Per rendere l’idea di quale sia l’entità e la gravità della maxitruffa scoperta dall’inchiesta della guardia di finanza sui certificati energetici, basta leggere quel che aveva raccontato uno degli indagati del primo filone investigativo, ripreso nell’ordinanza del gip: «Diceva che il il Gestore dei servizi energetici, una spa a partecipazione pubblica,  regalava soldi a pioggia». Tanto che, durante una riunione a Roma, uno se ne uscì con una battuta: «Meglio andarci piano, perché il Gse stava facendo arricchire le Esco — le Energy service company, espressamente create dai presunti truffatori, ndr — più dei narcotrafficanti». Del resto, il blitz di martedì scorso delle Fiamme gialle ha stoppato un illecito giro d’affari da 30 milioni di euro, 13 dei quali riciclati; e il primo troncone d’indagine, nel 2017, scoperchiò un imbroglio da cento milioni’’.

Il quotidiano scrive che secondo il gip del tribunale torinese «nessun dubbio può essere avanzato in relazione all’effettiva configurazione delle truffe contestate in questa sede, avendo per oggetto le condotte censurate, interventi e lavori — di miglioramento energetico, ndr — mai effettuati». Ma «che sono stati inseriti nei progetti presentati al Gse ricorrendo quale schermo a società Esco stabilmente destinate a fungere da perno per il corposo disegno fraudolento allestito». Una ricostruzione contestata dagli indagati.

 

Renato Balducci

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