Economia e lavoro - 20 novembre 2022, 15:00

Decadono accordi verbali per conduzione terreni, Cia chiede interventi

Da gennaio entra in vigore un aggravio burocratico, la Confederazione italiana agricoltori propone una soluzione

Decadono accordi verbali per conduzione terreni, Cia chiede interventi

Secondo le nuove disposizioni di legge, dal 2023 non saranno più riconosciuti gli accordi verbali tra proprietario e conduttore del terreno agricolo. L’accordo verbale è abbondantemente diffuso in molte aree territoriali e si è rivelato, nel tempo, di utilità strategica per consentire la messa a coltura di ampie superfici di terreno che altrimenti sarebbero rimaste incolte.

Dal 1 gennaio prossimo questi accordi dovranno essere formalizzati in modo scritto pena l’esclusione dei terreni condotti (in affitto o comodato verbale) dal fascicolo aziendale, con la conseguente perdita di importanti diritti quali, ad esempio, l’assegnazione di gasolio agricolo, i sostegni Pac e Psr, la richiesta di danni a seguito della presenza della fauna selvatica (essendo terreni formalmente non esistenti). L’agricoltore pertanto dovrà presentare, ai fini dell’inserimento di una qualsiasi particella di terreno nel proprio fascicolo aziendale, una dichiarazione sostitutiva sottoscritta dal proprietario del terreno, in cui si esplicita un affitto o un comodato verbale oltre a fornire i dati anagrafici e copia del documento di identità.

Cia ritiene che questo appesantimento burocratico impedirà l’inserimento di notevoli superfici di terra e penalizzerà fortemente numerose aziende agricole.

Per superare questo problema che sta preoccupando molti agricoltori, l’Organizzazione ritiene necessario dare immediata efficacia a quanto previsto dalla Legge di bilancio 2019 che all’ art. 1 comma 389–duodecies prevede l’estensione, oltre ai comuni di montagna, anche ai comuni di collina, pedemontani e della pianura non irrigua, della possibilità che l’agricoltore avrebbe di dichiarare nel fascicolo aziendale terreni condotti in affitto di superficie inferiore ai 5.000 mq anche in assenza di un contratto scritto (mantenendo in vigore gli accordi stipulati in forma verbale).

Spiega il direttore interprovinciale Cia Daniele Botti: «Questa norma, già esistente, potrebbe restituire ai territori importanti risorse comunitarie essenziali per lo svolgimento dell’agricoltura che altrimenti, con l’applicazione della normativa in vigore dal 2023, rischiano di essere congelate per l’impossibilità di dimostrare il possesso dei terreni condotti, considerata la ritrosia nel formalizzare rapporti esistenti da lungo tempo. La proposta avanzata da Cia toglierebbe dall’illegalità formale, ma non sostanziale, le aziende che altrimenti risulteranno fuori regola rispetto a diversi adempimenti agroambientali, in mancanza di superfici dichiarate, ma condotte».

Il comma 389-duodecies prevede che il Ministero dell’Agricoltura provveda alla determinazione delle aree ubicate nei comuni prealpini di collina, pedemontani e di pianura non irrigua legate a specifici fattori di svantaggio. Elenchi che di fatto esistono da anni e che sono alla base dell’applicazione di Pac e PSR. «Non occorre inventare nulla di nuovo, è sufficiente utilizzare quello che già esiste. Quello che manca è la volontà di semplificare la vita a migliaia di aziende agricole», commentano i vertici dell’Organizzazione.

Cia chiede pertanto ribadisce l’urgenza di intervento e chiede l’intervento dei Parlamentari del territorio, entro il mese di dicembre 2022, affinché sia pubblicato il decreto che dovrebbe sbloccare i comuni interessanti dal provvedimento, facendone perdere efficacia.

C.S.

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