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Attualità | 20 febbraio 2023, 14:30

È allarme siccità, Coldiretti: "Produzioni ridotte già del 30%

Con le precipitazioni in calo del 40%, è allarme semine: "Necessario un piano invasi per evitare che si ripetano le nefaste conseguenze dell'estate 2022"

È allarme siccità, Coldiretti: "Produzioni ridotte già del 30%

L’assenza di precipitazioni significative fa scattare l’allarme smog nelle città della pianura padana, una situazione che mette a rischio la preparazione dei terreni per le semine, quando le coltivazioni avranno bisogno di acqua per crescere. E’ quanto afferma Coldiretti Piemonte in riferimento agli effetti del vasto campo di alta pressione che rimarrà stazionaria sull'Europa. 

Un allarme lanciato nei giorni scorsi anche dai Radicali Italiani, che hanno sottolineato come molti fiumi siano in secca come se fossimo già ad agosto.

Precipitazioni in calo del 40%

Dopo un 2022 che ha registrato il 40% di pioggia in meno al Nord, la preoccupazione ora è per il riso poiché si stima che, a causa della siccità, verranno coltivati quest’anno in Italia quasi 8mila ettari di riso in meno per un totale di appena 211mila ettari, ai minimi da trenta anni.  

A pesare su questa situazione, nel complesso, è anche la carenza di verde urbano, basti pensare che a Torino ci sono a disposizione appena 22 metri quadrati per ogni abitante, tanto che si stima che una pianta adulta sia capace di catturare dall’aria dai 100 ai 250 grammi di polveri sottili mentre un ettaro di piante è in grado di aspirare dall’ambiente ben 20mila chili di anidride carbonica (CO2) all’anno – spiegano Roberto Moncalvo, presidente di Coldiretti Piemonte e Bruno Rivarossa delegato confederale - In questo scenario, quindi, è il riso, coltura che per crescere e garantire l’equilibrio ambientale e faunistico di interi territori ha bisogno di acqua, a rischiare, tanto che si è già avuto un crollo di oltre il 30% della produzione".

A rischio la produzione del riso

"Di fronte, quindi, al cambiamento climatico è necessario realizzare un piano invasi per contrastare la siccità ed aumentare la raccolta di acqua piovana oggi ferma ad appena l’11%. Un intervento necessario – concludono Moncalvo e Rivarossa – anche per raggiungere l’obiettivo della sovranità alimentare con l’aumento della produzione Made in Italy, la riduzione della dipendenza dall’estero e la fornitura di prodotti alimentari nazionali di alta qualità e al giusto prezzo. L’irrigazione, infatti, può fare la differenza consentendo anche di triplicare le rese in campo”.





C.S.

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