“Uno dei fattori che incide nella decisione dei medici ospedalieri di lasciare il posto di lavoro pubblico e cercare alternative nel privato, è anche la scarsa valorizzazione, il mancato riconoscimento delle loro competenze: la progressione di carriera avviene per lo più solo (e poco) perché si invecchia, e non per promozione. Questo perché i tagli al personale sanitario degli ultimi 15 anni hanno colpito i medici anche nelle loro legittime ambizioni di carriera”. È quanto denunciato, in una nota, da Anaao Assomed, sindacato dei medici e dei dirigenti sanitari italiani. “Negli anni sono stati uniti reparti, soppresse strutture, creati posti di direzione a “scavalco” tra ospedali, in modo da ridurre drasticamente i posti (e quindi le spese) per i direttori di struttura complessa (ex primari) e struttura semplice. Secondo i dati del conto annuale del tesoro, dal 2010 al 2023 (ultimi dati disponibili) i posti per direttore di struttura complessa sono diminuiti del 31%”.
Secondo i dati riportati da Anaao Assomed, il fenomeno riguarda, anche se in misura minore, anche l’Asl Vco, dove i direttori di struttura complessa sono scesi di due unità, da 26 a 24, in dieci anni, con una diminuzione del 7,69%.
Un dato più significativo, per quanto riguarda l’Asl Vco, è quello relativo al numero di dirigenti di struttura semplice che, sottolinea il sindacato, “pur dipendendo dalla struttura complessa, hanno responsabilità di gestione di risorse umane, strumentali e finanziarie”. Nella nostra provincia, i direttori di struttura semplice nel 2023 erano 24, contro i 46 del 2013: una diminuzione, dunque, del 47,83%, che colloca il Vco al secondo posto in Piemonte per numero di direttori persi in dieci anni.
“Insomma - concludono da Anaao Assomed - lasciare un reparto o un servizio senza direttore (partendo dal presupposto che sia un buon direttore) forse farà risparmiare qualcosa, ma certamente non aiuta a migliorare la qualità dell’assistenza. Il problema quindi va ben oltre il rischio di frustrare le legittime aspirazioni di carriera dei medici: è il segnale di un progressivo impoverimento del servizio sanitario pubblico, che rischia di perdere competenze, motivazioni e capacità di cura”.













