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Politica | 17 dicembre 2025, 17:48

Montagna, l’opposizione all’attacco del Governo: “Una legge che penalizza i territori”

Nallo (Stati Uniti d’Europa) e Rossi (PD) contro il DDL Montagna e il nuovo DPCM: “Bonus simbolici e tagli mascherati, Cirio difenda i comuni piemontesi”

Duro attacco delle forze di opposizione piemontesi contro il DDL Montagna del Governo Meloni e contro il nuovo DPCM sulla classificazione dei comuni montani, accusati di penalizzare pesantemente i territori alpini e appenninici. A intervenire sono Vittoria Nallo, presidente del gruppo Stati Uniti d’Europa per il Piemonte, e Domenico Rossi, segretario regionale del Partito Democratico, che chiedono alla Regione di prendere posizione e difendere i comuni montani.

«Il DDL Montagna della destra è uno schiaffo ai nostri territori: una legge-manifesto che distribuisce elemosine senza risolvere nulla», afferma Nallo, che ha depositato una mozione in Consiglio regionale contro il provvedimento. «Come ha evidenziato in Senato Enrico Borghi – aggiunge – il Governo pensa di fermare lo spopolamento con bonus ridicoli da 50 euro per ciascun figlio, ignorando completamente problemi strutturali come sanità, trasporti e scuole. È la politica del conservatorismo compassionevole: ti do la mancia, ma non ti do i servizi per vivere».

Ancora più netta la posizione del PD piemontese. «Mentre a Roma il ministro Calderoli definisce offensivamente “profittatori” i comuni che cercano di sopravvivere allo spopolamento – dichiara Rossi – in Piemonte sta per abbattersi una mannaia silenziosa. Il nuovo DPCM non è un atto tecnico, ma una scelta politica che cancella con un tratto di penna la storia e la geografia della nostra Regione».

Secondo il segretario dem, i criteri introdotti dal decreto si basano esclusivamente su parametri altimetrici rigidi, ignorando completamente gli aspetti socio-economici e territoriali: «È il trionfo della burocrazia sulla realtà. Si colpiscono le aree di transizione e di crinale, spezzando l’unità territoriale di province intere».

Rossi cita in particolare il Verbano Cusio Ossola, dove l’esclusione di alcuni comuni verbanesi dalla classificazione montana rischierebbe di negare la specificità di un territorio interamente montano, mettendo a rischio anche meccanismi fondamentali come i canoni idrici. Situazioni analoghe, secondo il PD, si profilano anche in Asti, Alessandria e Cuneo, dove centinaia di comuni potrebbero perdere risorse cruciali per la difesa del suolo, la gestione forestale e i servizi scolastici.

«È inaccettabile – prosegue Rossi – parlare di “vantaggi impropri” da eliminare. Qui non ci sono privilegi, ma comunità che resistono. Se il Governo pensa di fare cassa sui piccoli comuni mentre spinge un’Autonomia Differenziata che rischia di spaccare il Paese, troverà nel PD un muro invalicabile».

Da qui l’appello al presidente della Regione Alberto Cirio: «Si sospenda l’applicazione del DPCM e la Regione metta in campo tutte le azioni necessarie per difendere i comuni piemontesi. La montagna non è un costo da tagliare, ma la spina dorsale del Piemonte».

Sulla stessa linea Vittoria Nallo, che parla di un rischio «irreversibile» per il territorio: «I nuovi criteri basati solo su altimetria e pendenza taglieranno fuori centinaia di comuni da fondi e deroghe scolastiche, spezzando le vallate. Con la mozione che ho presentato chiedo al presidente Cirio di negare l’intesa in Conferenza Stato-Regioni: non accetteremo che Roma decida a tavolino la morte delle montagne piemontesi».

Redazione

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