Attualità - 02 gennaio 2026, 19:25

Il futuro di Macugnaga passa dai giovani, anche senza impianti sciistici

Il presidente di Fipe Confcommercio Massimo Sartoretti indica una possibile via d’uscita: rinnovare la classe dirigente e creare le condizioni perché le nuove generazioni tornino a investire nel paese

Il futuro di Macugnaga, oggi segnato dall’assenza degli impianti sciistici in funzione e da anni di difficoltà, "non può essere affidato a soluzioni tampone o a scorciatoie". Secondo Massimo Sartoretti, presidente di Fipe Confcommercio, l’unica prospettiva credibile è una visione di lungo periodo che rimetta al centro i giovani e la loro capacità di immaginare un paese diverso.

"Io la ricetta magica per Macugnaga non ce l’ho - premette Sartoretti - ma penso che l’unica cosa che possono fare è puntare sui giovani". È da questa convinzione che prende forma la sua analisi, che non risparmia critiche alla gestione del passato ma prova a guardare oltre l’emergenza attuale.

"Macugnaga - ricorda Sartoretti - è una perla, un paese grande, esteso, con un potenziale enorme ai piedi del Monte Rosa. Eppure, negli anni ha pagato il prezzo di un progressivo invecchiamento della classe dirigente e della mancanza di un vero ricambio. Gli alberghi hanno chiuso perché non sono mai cambiati i gestori, i giovani hanno abbandonato la montagna perché non hanno visto investimenti su di loro. E quando perdi i giovani, perdi il commercio, i negozi, i bar, i ristoranti, perdi la vita del paese".

La crisi degli impianti sciistici si inserisce in questo contesto già fragile. Sartoretti sottolinea come i problemi attuali non nascano oggi, né siano legati esclusivamente agli ultimi episodi che hanno avuto risonanza mediatica. "Questa pubblicità negativa non fa bene a nessuno, e Macugnaga aveva già problemi gravi - prosegue -. Anni di scelte mancate, di opere non realizzate o bloccate, di occasioni perse hanno contribuito a creare una situazione di stallo che oggi appare evidente".

Tra gli errori, secondo il presidente di Fipe Confcommercio, c’è anche quello di non aver creato condizioni concrete per favorire nuove attività. "Non parlo solo di aiuti economici diretti - spiega, ma di cose semplici: sgravi fiscali, agevolazioni sull’Imu, sulla tassa dei rifiuti, sulle pratiche burocratiche. Tutte cose che hanno un valore e che avrebbero potuto incentivare i giovani ad aprire un negozio, un bar, un ristorante, una birreria". Attività capaci non solo di creare lavoro, ma anche di intercettare la spesa dei proprietari delle seconde case e di far crescere l’economia locale.

Nel racconto di Sartoretti emergono anche i grandi progetti mai decollati. Come il metro alpino verso Saas Fee, un’idea che avrebbe potuto cambiare il volto della mobilità turistica. "Era un’idea bellissima - dice - ma si è sempre risposto che prima bisognava sistemare la strada. In realtà è spesso il contrario: se crei attrattività, poi arrivano anche gli investimenti per le infrastrutture".

"Oggi Macugnaga - prosegue - appare lasciata allo sbando senza un riferimento chiaro per il turismo e con pochi imprenditori che, pur lavorando bene, restano casi isolati. Sono mosche bianche, troppo pochi, e soprattutto senza una vera voce in capitolo". Eppure, nonostante il quadro critico, Sartoretti non rinuncia a una prospettiva di rinascita. "Non sarà facile, non ci vorranno cinque anni e forse nemmeno dieci - dicembre - ma secondo me Macugnaga può risorgere. A una condizione: cambiare davvero, mettere dei giovani alla guida del paese, perché senza giovani non c’è futuro possibile, né con gli impianti né senza".

Miria Sanzone