Attualità - 10 febbraio 2026, 11:20

A Domodossola una riflessione sulla dipendenza digitale: “Stiamo crescendo una generazione sempre connessa, ma sempre più sola”

Alla Cappella Mellerio l’incontro promosso da Acli Vco e Fap Acli: la neuropsicologa Jennifer Francioli analizza l’impatto di smartphone e social su bambini, adolescenti e adulti

Un tempo la frase “vai in camera tua!” rappresentava una punizione. Oggi, invece, la camera è spesso il luogo più desiderato, spazio di una solitudine scelta e mediata dallo schermo. È da questa trasformazione profonda che è partita la riflessione al centro dell’incontro “Scollegarsi per ritrovarsi: riconoscere e prevenire la dipendenza digitale e da social da 0 a 99 anni”, svoltosi venerdì 6 febbraio alla Cappella Mellerio di Domodossola.

La serata, promossa da Acli Verbano Cusio Ossola e Fap Acli Vco, ha visto una partecipazione attenta di genitori, nonni, insegnanti ed educatori, chiamati oggi a confrontarsi con quella che gli studiosi definiscono la “Grande riconfigurazione dell’infanzia”: il passaggio da un’infanzia basata sul gioco libero e sulle relazioni fisiche a un’esperienza quotidiana centrata su smartphone e social network.

A guidare l’incontro è stata la dottoressa Jennifer Francioli, neuropsicologa dell’età evolutiva e titolare dello Studio ABC di Domodossola, che ha illustrato come il vero punto di svolta non coincida con l’arrivo dei primi smartphone, ma con il 2012, anno in cui connettività continua, social media e fotocamera frontale hanno iniziato a intrecciarsi in modo pervasivo nella vita degli adolescenti.

“Non si è trattato solo di un cambio di strumenti, ma di un cambiamento radicale nel modo di costruire l’identità e le relazioni”, ha spiegato Francioli. “I ragazzi hanno iniziato a confrontarsi costantemente con immagini filtrate e modelli irraggiungibili, con effetti importanti sul benessere emotivo”.

Nel corso della conferenza è stato affrontato anche il paradosso della società contemporanea: iper-protettiva nel mondo reale, ma spesso priva di strumenti adeguati per accompagnare i più giovani nel mondo digitale. “Abbiamo tolto spazio all’autonomia nella vita quotidiana e, allo stesso tempo, lasciato i ragazzi soli in una realtà virtuale pensata da adulti per adulti”, ha sottolineato la neuropsicologa.

Particolarmente efficace la spiegazione del funzionamento del cervello in adolescenza, paragonato a “un motore potentissimo con freni ancora immaturi”. “Il sistema emotivo è una Ferrari, mentre la capacità di controllo e previsione delle conseguenze si sviluppa molto più tardi”, ha evidenziato Franioli. “Questo rende i ragazzi particolarmente vulnerabili ai meccanismi dei social, che non sfruttano il piacere, ma l’attesa della ricompensa”.
Un’attenzione speciale è stata dedicata al ciclo della dopamina e all’economia dell’attenzione, che trasformano notifiche, like e scroll continui in una sorta di buffet infinito, dal quale è difficile allontanarsi. I dati clinici mostrano un aumento significativo di ansia, depressione e ritiro sociale, con manifestazioni diverse tra maschi e femmine.

Senza demonizzare la tecnologia, l’incontro ha però indicato alcune strade possibili per invertire la rotta, a partire dal ruolo degli adulti. “Non dobbiamo essere solo controllori, ma guide empatiche “ inoltre " Per crescere un bambino serve (ancora) un villaggio: nessun genitore può farcela da solo se intorno a sé non trova una Comunità Educante che condivida gli stessi ideali.”, ha concluso Francioli.

La serata si è chiusa con un momento di confronto con il pubblico, a conferma di un bisogno sempre più diffuso di strumenti e consapevolezza per affrontare una sfida educativa che riguarda tutte le generazioni.

Redazione