Politica - 18 febbraio 2026, 15:55

Altri incontri nel Vco sul 'no' al referendum sulla giustizia

Dal 25 febbraio al 1° marzo appuntamenti a Villadossola, Mergozzo, Verbania, Cannobio e Baveno

Proseguono le iniziative del Comitato Società Civile per il No al referendum costituzionale del Vco. Il gruppo, che si oppone alla riforma proposta dal governo e che sarà votata dai cittadini il 22 e 23 marzo, propone una serie di incontri pubblici per illustrare le ragioni del no.

Il prossimo evento è in programma il 25 febbraio a Villadossola: appuntamento alle 21.00 nella sala consiliare del municipio. Le iniziative proseguono poi il 26 febbraio alle 21.00 all’antica latteria di Mergozzo, il 27 febbraio alle 21.00 allo Spazio Sant’Anna di Verbania, il 28 febbraio alle 16.00 al teatro di Cannobio e il 1° marzo alle 18.00 a Baveno (il luogo è ancora in definizione e sarà comunicato dal comitato). Agli incontri prenderanno la parola magistrati, parlamentari, esponenti della società civile e cittadini.

“Il pericolo - si legge nella nota del Comitato per il no - che sta attraversando la tenuta democratica del nostro Paese con il rischio di veder venir meno il bilanciamento tra i suoi poteri – a causa di un governo che tenta di aumentare la propria influenza su quello giudiziario a proprio vantaggio, come certificano le dichiarazioni dello stesso ministro Nordio, promotore della riforma – sta animando sempre più il dibattito pubblico e la consapevolezza della nostra comunità: l’incredibile recupero del “no” mostrato dai sondaggi delle ultime settimane lo dimostra. Informarsi e prendere parte supportando la causa del “no” non significa solo affrontare i numerosi tecnicismi che la riforma porta con sé ma vuol dire comprendere che difendere la Costituzione, anche oggi come in passato, è l’unica garanzia per tutelare una democrazia in cui chi governa non può contemporaneamente legiferare – come già oggi spesso avviene con l’abuso della decretazione d’urgenza – e avere potere su chi deve giudicare, come chi promuove la riforma vorrebbe. Non c’è in gioco la separazione delle carriere – come il governo continua a ripetere nonostante sappia perfettamente che riguarda solo l’1% dei magistrati – c’è in gioco la tenuta dello Stato di Diritto: chi vota “no” vuole continuare a restare cittadino e non diventare suddito”.

l.b.