Cronaca - 01 marzo 2026, 17:24

Concorso in biblioteca e diffamazione, la Cassazione ribalta la sentenza in favore del Comune di Domodossola

Accolto il ricorso del Comune di Domodossola contro l’assoluzione del giornalista limitatamente agli effetti civili

Nuovo capitolo nella vicenda giudiziaria che vede contrapposti il Comune di Domodossola e il giornalista Antonio Ciurleo.

La giunta del Comune di Domodossola aveva deciso di presentare ricorso in Cassazione contro l’assoluzione del giornalista pubblicista che era stato assolto dall’accusa di diffamazione nei confronti dell’amministrazione comunale di Domodossola relativamente ad un concorso pubblico per istruttore amministrativo alla biblioteca.

La giunta Pizzi, con un voto all’unanimità, aveva ha deciso di ricorrere in Cassazione contro la sentenza del 16 giugno 2025, con cui la Corte d’Appello di Torino aveva assolto Ciurleo.

La vicenda si trascina dal 2021 e nel maggio 2024 il Tribunale di Verbania aveva condannato Ciurleo per diffamazione a mezzo stampa. Sentenza ribaltata dalla Corte di Appello di Torino il 16 giugno 2025, mandando totalmente assolto Antonio Ciurleo perché il fatto non sussiste.

Ciurleo aveva, in un video, nell'ottobre del 2020, espresso i dubbi che alcuni cittadini gli avevano espresso relativamente alla procedura di un concorso per istruttore amministrativo alla biblioteca di Domodossola. Ed aveva presentato alla procura della Repubblica di Verbania una nota con la quale spiegava chi avrebbe vinto il concorso ancora prima che lo stesso fosse chiuso.

Ciurleo venne querelato dal Comune di Domodossola per diffamazione aggravata. La Corte di Appello di Torino lo aveva assolto.

La Corte di Cassazione, con sentenza depositata giovedì, ha annullato la decisione impugnata limitatamente agli effetti civili, disponendo il rinvio al giudice civile competente per valore in grado di appello. La Suprema Corte ha inoltre condannato l’imputato alla rifusione delle spese di rappresentanza e difesa sostenute nel giudizio dalla parte civile, liquidate in complessivi 4.000 euro oltre accessori di legge.

La Cassazione non è intervenuta sul piano penale, ma ha ritenuto necessario un nuovo esame per quanto riguarda le conseguenze civili della vicenda, rinviando la questione al giudice competente in Appello. Sarà dunque il giudice civile a dover rivalutare il caso sotto il profilo del risarcimento e delle eventuali responsabilità patrimoniali a favore del Comune.

Redazione