Prosegue l’attuazione della nuova rete di sanità territoriale prevista dal Pnrr in Piemonte. Lo ha ribadito l’assessore alla Sanità Federico Riboldi oggi in Consiglio regionale a margine di alcuni question time sullo stato di avanzamento delle Case della Comunità e degli Ospedali di Comunità.
«Il Piemonte – spiega Riboldi – sta portando avanti un programma molto importante di rafforzamento della sanità territoriale. Nell’ambito degli interventi finanziati con risorse Pnrr sono previste 82 Case della Comunità e 27 Ospedali di Comunità sul territorio regionale, che fanno parte del grande piano di edilizia sanitaria regionale da quasi 5 miliardi di euro che prevederà un totale di 91 Case di Comunità e 30 Ospedali di Comunità, oltre a 11 nuovi ospedali».
Per quanto riguarda le Case della Comunità finanziate dal Pnrr, la programmazione attuale prevede «49 strutture operative entro maggio 2026 e ulteriori 20 entro giugno, con il completamento delle restanti entro la fine del 2026». Questo significa che la grande maggioranza delle strutture sarà attiva già nella prima metà del prossimo anno. Anche per gli Ospedali di Comunità il percorso è avviato: «Sono 17 le strutture che entreranno in funzione entro giugno 2026, con ulteriori attivazioni nel corso dell’anno», precisa Riboldi.
Parallelamente, la Regione sta lavorando per anticipare dove possibile l’avvio dei servizi, valutando l’utilizzo di strutture già esistenti che potrebbero essere attivate in anticipo rispetto alla conclusione degli interventi previsti, previa valutazione dei Ministeri competenti. «Il lavoro – sottolinea l’assessore – viene svolto in costante confronto con i Ministeri e con un monitoraggio continuo da parte delle Aziende sanitarie, per garantire il rispetto dei target previsti dal Pnrr e la certificazione degli obiettivi nei tempi stabiliti».
Infine, la Regione conferma la volontà di portare a termine tutti gli interventi programmati: «Anche nei casi più complessi – conclude Riboldi – l’impegno è quello di completare le opere e rafforzare la sanità territoriale. Se necessario, come nel caso della struttura di Crescentino, siamo pronti a intervenire anche con risorse regionali, perché lo sviluppo della medicina di prossimità resta una priorità strategica per il Piemonte».