Economia - 09 aprile 2026, 14:00

Imprese piemontesi tra rincari e resilienza: prudente ottimismo nel Vco

Le aziende resistono nonostante l’aumento dei costi di materie prime, logistica ed energia

Unione Industriale Vco ha di recente interpellato le sue aziende associate per raccogliere i dati utili a delineare il quadro congiunturale previsionale per il secondo trimestre 2026: le aspettative delle imprese si mantengono complessivamente positive, nonostante emergano segnali di preoccupazione per le conseguenze del conflitto in Medio Oriente.

I timori legati agli sviluppi della guerra e agli effetti della chiusura dello stretto di Hormuz portano due aziende su tre a prevedere un aumento dei prezzi, per quanto concerne materie prime, energia e logistica. Inoltre, a causa della crescita dei costi di trasporto delle merci e dell’incertezza legata alla riapertura delle normali rotte commerciali, le aspettative per le esportazioni vengono ridimensionate: il 18% delle imprese prevede una diminuzione degli ordini dall’estero.

Ciononostante, il nostro tessuto imprenditoriale si dimostra resiliente, mantenendo aspettative positive per occupazione, produzione e ordinativi totali. Solo il 2,6% delle aziende intervistate prevede una riduzione del personale e oltre il 92% di esse non pensa di dover ricorrere alla cassa integrazione. Il 20% delle imprese che hanno partecipato all’indagine stima un aumento della propria produzione nel prossimo trimestre. In ultimo, il saldo tra imprese che si aspettano una crescita degli ordinativi totali e quelle che ne temono una diminuzione, segna un +2,5%, sintomo che il mercato interno mantiene un ruolo importante per i prodotti made in VCO.

Il Presidente di Unione Industriale VCO, Fausto Milanesi, commenta così il risultato dell’indagine congiunturale: “Il nostro report delinea uno scenario di ottimismo prudente, tipico di un tessuto imprenditoriale che ha imparato a navigare nell'incertezza cronica degli ultimi anni: le imprese del VCO si confermano reattive. Nonostante la minaccia di una nuova fiammata dei prezzi energetici e logistici, che tuttavia speriamo scongiurati dalle confortanti notizie relative alla recente tregua, la voglia di produrre non si arresta (il 20% prevede aumenti di output). La sfida del prossimo trimestre potrebbe essere la gestione della marginalità: con il rischio che i costi non si riducano e che l’export continui a rallentare, la tenuta economica dipenderà dalla capacità di ottimizzare i processi interni senza intaccare la forza lavoro”.

Allargando lo sguardo all’intero sistema industriale piemontese, l’indagine condotta nel mese di marzo dal Centro Studi dell’Unione Industriali Torino ha evidenziato, tra i dati di maggiore rilievo l’incremento dei costi legati a materie prime, logistica ed energia: dopo dodici trimestri di relativa stabilità, oltre il 70% delle imprese prevede aumenti significativi, con una percentuale che sale all’85% nel comparto energetico.

Dalle risposte emergono anche attese in linea con quelle del primo trimestre per occupazione e produzione, non si fermano gli investimenti, mentre si registra una flessione per gli ordinativi. Alcuni indicatori, come la redditività registrano un’inversione di tendenza, segnale delle aumentate complessità. Ancora negativo anche il dato per le esportazioni, in flessione da 12 trimestri consecutivi.
Per la prima volta dopo la pandemia nel terziario emerge un rallentamento delle attese per tutti gli indicatori, con saldi ottimisti pessimisti ancora positivi, ma in calo di oltre 15 punti percentuali per produzione e redditività, oltre 11 punti per gli ordinativi e 9 punti per l’occupazione. L’aumento della prudenza è dovuto principalmente alle aumentate difficoltà in due settori, strettamente legati al contesto geopolitico, commercio - turismo e trasporto di merci e persone.

Al termine di settimane ad altissima tensione, arrivano segnali di una concreta e possibile stabilizzazione dello scenario in Medio Oriente. Nonostante tutte queste incognite, per ora l’impatto su occupazione e produzione è stato ridotto stando alle risposte arrivate dalle imprese di Confindustria. Il quadro resta comunque allarmante perché le conseguenze di quanto avvenuto saranno di lungo termine e ci vorranno mesi affinché il mercato globale e le quotazioni di petrolio e gas tornino a livelli gestibili sia per le imprese, che per la vita di tutti i giorni degli italiani. L’Europa, in questo contesto di maggiore distensione, ha strumenti economici e strutturali per ritagliarsi un vero ruolo da superpotenza ma servono velocità di decisione e unità politica, che solo dopo la pandemia abbiamo visto realizzarsi. E’ il momento di agire, non possiamo perdere nemmeno un minuto” commenta Andrea Amalberto, presidente di Confindustria Piemonte.

comunicato stampa a.f.