Sala gremita ieri sera al Teatro La Fabbrica di Villadossola per lo spettacolo “Anatomia di un amore malato”, il monologo della criminologa e psicologa forense Roberta Bruzzone.
In platea soprattutto donne, molte insegnanti ed educatrici, ma anche diverse giovani, attratte da un appuntamento che si è rivelato molto più di una semplice serata teatrale. Per quasi un’ora e mezza la Bruzzone ha condotto il pubblico in una vera e propria lezione divulgativa, mescolando rigore scientifico e capacità narrativa.
Al centro del monologo, le dinamiche che trasformano una relazione in una trappola emotiva, raccontando la progressiva distruzione interiore di una persona, spesso una donna, ma non esclusivamente, intrappolata nel legame con un partner narcisista, dominato da controllo, manipolazione e dipendenza affettiva.
Con un linguaggio chiaro ma puntuale, la criminologa ha spiegato come l’amore possa lentamente spegnere l’identità di chi lo vive, cancellare i confini personali e sgretolare l’autostima, fino a generare un cortocircuito fatto di paura, umiliazione e bisogno. Un percorso che ha alternato termini tecnici e passaggi fortemente emotivi, portando sul palco esempi e situazioni riconoscibili, capaci di colpire nel profondo.
Bruzzone ha illustrato le diverse fasi dell’“amore malato”, facendo riferimento a concetti ormai noti anche nel dibattito pubblico come love bombing e gaslighting, ma spiegandone con precisione il significato e l’impatto psicologico. Ampio spazio anche alla componente biochimica dell’innamoramento: dopamina e ossitocina, ha ricordato, possono alimentare una sorta di “intossicazione” progressiva, costruita sull’inganno e sul bisogno di conferme.
La via d’uscita, secondo la criminologa, è l’astinenza: la capacità di interrompere il legame, allontanarsi e ricostruire la propria identità. Un messaggio che nel monologo assume la forma di un monito rivolto non solo a chi è già vittima di una relazione tossica, ma anche a chi rischia di diventarlo e a chi, da spettatore, può intervenire.
Riconoscere i segnali iniziali, non isolarsi, affidarsi alla rete di amicizie e affetti, investire su di sé e sul proprio valore: indicazioni concrete, ripetute con forza e chiarezza. La presenza scenica di Bruzzone, nota anche per il suo ruolo televisivo, ha catalizzato l’attenzione dall’inizio alla fine.
E la serata non si è conclusa con l’ultimo applauso: molti spettatori si sono trattenuti fuori dal teatro, continuando a confrontarsi e a riflettere su quanto ascoltato. Segno evidente di un appuntamento che ha saputo lasciare un’impronta, trasformando il palco in uno spazio di consapevolezza, di ascolto e di confronto.