“La sicurezza sul lavoro non è un risultato acquisito: è un equilibrio fragile che dipende dalla continuità della prevenzione”. È il messaggio che arriva dall’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega in occasione della Giornata Mondiale per la Sicurezza sul Lavoro del 28 aprile 2026, appuntamento internazionale dedicato alla sensibilizzazione su rischi e prevenzione nei luoghi di lavoro.
L’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega ha presentato la propria analisi aggiornata sull’andamento degli infortuni in Italia, basata sui dati del quadriennio 2022–2025 e sui primi mesi del 2026. Un quadro che, se da un lato mostra un recente segnale di riduzione degli eventi mortali, dall’altro conferma una situazione ancora caratterizzata da criticità strutturali e forti disomogeneità territoriali.
“Parlare di sicurezza sul lavoro significa misurarsi con un fenomeno in continua evoluzione, che non conosce soluzioni definitive, ma richiede un costante lavoro di prevenzione. I dati dei primi mesi del 2026, pur evidenziando una riduzione delle vittime rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, non indicano ancora un cambiamento strutturale”, sottolinea l’ingegner Mauro Rossato, presidente dell’Osservatorio Vega. “La sicurezza sul lavoro va letta su orizzonti più ampi e richiede di mantenere alta l’attenzione su prevenzione, formazione e controlli”.
Nel dettaglio, il bimestre gennaio–febbraio 2026 evidenzia una flessione dei decessi rispetto allo stesso periodo del 2025: 34 morti a gennaio (-43,3%) e 102 a febbraio (-26,1%). Un segnale positivo, ma ancora insufficiente per parlare di inversione di tendenza. In alcune regioni, inoltre, non si registrano vittime in occasione di lavoro nei primi due mesi dell’anno: Abruzzo, Basilicata, Sardegna, Trentino-Alto Adige e Valle d’Aosta.
“È un dato che va interpretato con prudenza – avverte Rossato – perché due mesi consecutivi di riduzione non bastano a modificare l’impianto generale del rischio. La sicurezza sul lavoro si misura nel medio e lungo periodo”.
Lo sguardo più ampio del quadriennio 2022–2025 conferma la complessità del fenomeno: 4.314 le persone che hanno perso la vita sul lavoro in Italia. Un dato che evidenzia una lieve diminuzione rispetto al periodo precedente, ma senza un miglioramento significativo dell’incidenza complessiva.
Il settore delle Costruzioni si conferma il più colpito, seguito da Trasporti e Magazzinaggio e Attività Manifatturiere. Sul piano territoriale, le aree più critiche restano il Centro e il Sud, con Basilicata e Umbria stabilmente tra le regioni a maggiore incidenza. Lazio e Lombardia, pur con alti livelli occupazionali, mostrano invece valori inferiori alla media nazionale.
Particolarmente allarmanti i dati sulle categorie più vulnerabili: gli over 65 risultano la fascia più esposta agli infortuni mortali, mentre i lavoratori stranieri registrano tassi di mortalità più che doppi rispetto agli italiani, sia in occasione di lavoro sia in itinere. Anche il genere rappresenta una variabile significativa, con gli uomini che presentano incidenze nettamente superiori rispetto alle donne.
“Il dato più significativo – evidenzia ancora Rossato – è che il rischio non si distribuisce in modo uniforme nella penisola. Questo impone politiche di prevenzione mirate e continuative, capaci di intervenire sulle fragilità specifiche dei territori e delle categorie più esposte”.
Nel suo complesso, l’analisi dell’Osservatorio Vega ribadisce come la sicurezza sul lavoro non possa essere ridotta a una semplice lettura numerica, ma debba tradursi in una strategia stabile e sistemica di prevenzione, formazione e controllo.
“La sicurezza sul lavoro non è un risultato acquisito: è un equilibrio fragile che dipende dalla continuità della prevenzione – conclude Rossato – e il miglioramento dei dati registrato nei primi mesi del 2026, pur incoraggiante, non deve generare facili ottimismi. La sfida è trasformare una riduzione episodica in un cambiamento strutturale. La sicurezza non può oscillare: deve diventare una condizione stabile e irrinunciabile del lavoro”.