Sanità - 05 maggio 2026, 19:05

Punto nascite di Domodossola, l’appello di un nonno: “Chiuderlo sarebbe una resa”

Dopo il dibattito in Consiglio comunale, una lettera aperta richiama istituzioni e comunità: “La sicurezza non si garantisce togliendo servizi, ma rafforzandoli”

Un appello forte, personale e carico di significato arriva da Domodossola sul futuro del Punto nascite. A firmarlo è Giovanni De Vito, storico volto del comitato di Insieme per un Dono, che ha scelto di condividere pubblicamente una riflessione dopo aver assistito al recente dibattito in Consiglio comunale sulla possibile chiusura del servizio.

Il tema, da anni al centro del confronto sul territorio, torna così ad accendere il dibattito pubblico, tra esigenze organizzative e il diritto delle comunità montane a servizi sanitari essenziali. Nella sua lettera, De Vito unisce memoria, esperienza personale e preoccupazione per il futuro, sottolineando come la questione non possa essere ridotta a numeri o protocolli, ma riguardi direttamente la sicurezza e la vita delle persone.

Di seguito il testo integrale della lettera:

"Ho partecipato, come uditore, alla discussione sull’ordine del giorno presentato dal sindaco Pizzi in merito alla volontà della Regione Piemonte di chiudere il Punto Nascita di Domodossola.
Sono uscito da quell’aula profondamente sorpreso, deluso e amareggiato dalle dichiarazioni del consigliere comunale di minoranza esponente di Fratelli d’Italia, che ha scelto di esprimersi e votare contro il mantenimento del Punto Nascita.

Trovo semplicemente inaccettabile e umanamente incomprensibile sostenere che in nome della “sicurezza” sia opportuno chiudere un servizio essenziale per la vita.
La sicurezza non si garantisce togliendo presìdi al territorio.
La sicurezza non si costruisce allontanando madri, neonati e famiglie dall’assistenza sanitaria.
La sicurezza non può essere ridotta a un’ambulanza che corre lungo una strada di montagna, sperando che tutto vada bene.

Già ventiquattro anni fa, nel 2002, aderii al Comitato “Insieme per un dono” e partecipai alla manifestazione “Nati in montagna” in difesa del Punto Nascita.
Partecipai insieme a tantissime persone, provenienti da ogni parte del territorio, senza distinzioni politiche, alla protesta contro la chiusura del reparto di Ostetricia e Pediatria.
Anche allora si parlava di sicurezza.
Anche allora si sosteneva che il parto fosse un evento naturale e quindi gestibile diversamente. Poi la realtà smentì quelle parole: in soli due mesi sette donne partorirono per strada, mettendo a rischio la propria vita e quella dei loro bambini.
Solo allora la Regione fece marcia indietro, riaprendo il reparto, seppure con limitazioni cliniche: niente parti programmati, niente tagli cesarei, niente situazioni considerate più complesse.
Condizioni che – credo – abbiano determinato fortemente il calo del numero dei parti.

Oggi quella storia sembra ripetersi. E questo è grave.
Gravissimo!

Nel 2022 sono diventato nonno.
E da quel giorno comprendo ancora di più, con una consapevolezza diversa e più profonda, ciò che già allora intuivo: davanti a una nascita, davanti a un’emergenza, davanti alla vita che arriva, il tempo è tutto.
L’emergenza non è procrastinabile.
Non si può rimandare.
Non si può affidare alla distanza, alla fortuna o alla speranza che un’ambulanza arrivi in tempo.

Quella sera alle 22, mia figlia, incinta al nono mese, dopo una bellissima gravidanza, mi chiamò e mi disse parole che nessun padre vorrebbe mai sentire:
“Papà, non sento più muovere il bambino.”

Andammo subito in ospedale.
Grazie alla presenza, alla competenza e alla tempestività di ginecologi, ostetriche e pediatri, poco dopo nacque mio nipote.

Quella sera la paura si trasformò in una felicità immensa.
Una felicità che ancora oggi mi commuove e che mi accompagnerà per tutta la vita.

Ho scelto di condividere questo momento così intimo e familiare perché credo che, davanti a certe decisioni, non si possa parlare solo di numeri, protocolli o bilanci.
Si deve parlare di persone, di madri, di bambini, di famiglie, di vite.

Per questo dico con forza che il Punto Nascita di Domodossola deve restare aperto.

Rivolgo un appello sincero a tutta la popolazione, senza bandiere e senza divisioni, per difendere e mantenere il Punto Nascita di Domodossola.
Ci sono battaglie che non appartengono a una parte politica. Ci sono battaglie che appartengono a una comunità intera.
E questa è una di quelle!

Il diritto alla salute, alla nascita sicura, alla vicinanza dei servizi non può diventare terreno di scontro o di calcolo politico.
Deve essere un impegno concreto di tutti.

La vera sicurezza non è chiudere i servizi.
La vera sicurezza è garantirli.
La vera sicurezza è permettere a una madre di partorire assistita da professionisti preparati.
La vera sicurezza è sapere che, quando la vita chiama, il territorio è pronto a rispondere.

Chiudere il Punto Nascita non sarebbe una scelta di sicurezza. Sarebbe una resa.

Davanti alla vita, un territorio non può arrendersi".


Un nonno
Giovanni De Vito

Lettera firmata