Un giardino “neutro”, privo di giochi artificiali, dove i bambini possano muoversi, esplorare, conoscersi e crescere attraverso il contatto diretto con la natura. È questo lo spazio scelto per i due incontri esperienziali progettati dalla Direzione Didattica del 1° Circolo di Domodossola e dal nido d’infanzia comunale “L’Aquilone”, nell’ambito del progetto “Oscelae Hortus”, avviato nel 2022.
Gli appuntamenti, in programma nel mese di maggio, coinvolgeranno i bambini del Nido e delle scuole dell’infanzia di Calice e “Bambini di Terezin” e si svolgeranno nel giardino della Rsa “Samonini Rozio Balassi”, scelto proprio per le sue caratteristiche di ambiente naturale non rigidamente strutturato, in grado di favorire sviluppo psicomotorio, cognitivo e relazionale.
L’obiettivo è rafforzare la continuità pedagogica tra i servizi educativi 0-6 del territorio, superando l’idea di un passaggio “a compartimenti” tra nido e scuola dell’infanzia, attraverso un’esperienza concreta e condivisa, che sarà seguita da una fase di documentazione, ricerca e valutazione.
A spiegare il senso dell’iniziativa è la dirigente scolastica Patrizia Taglianetti, che sottolinea come l’idea sia nata da una volontà comune: "Gettare un ponte concreto, naturale e continuo tra i servizi nido del comune di Domodossola e le scuole dell'infanzia del 1° Circolo Didattico. L'obiettivo fondamentale era superare la logica della continuità formale o puramente burocratica, per approdare a una continuità vissuta, corporea e relazionale dai bambini e dalle bambine".
Un percorso che, nato come sperimentazione, ha saputo consolidarsi negli anni. "La collaborazione ha dimostrato fin da subito una forte solidità metodologica e un impatto positivo sulle transizioni dei bambini - aggiunge la dirigente -. Questa efficacia ha intercettato l'interesse dell'Ufficio Scolastico Regionale per il Piemonte, che ha selezionato la nostra rete per un ambizioso percorso di ricerca-azione".
La dirigente evidenzia come oggi la continuità educativa non possa più essere considerata un elemento accessorio: "Lavorare sulla continuità nella fascia 0-6 anni oggi non è più solo una “buona pratica” discrezionale o un semplice adempimento istituzionale, ma rappresenta una priorità pedagogica e sociale assoluta - spiega -. Oggi sappiamo che questa scissione è artificiale e dannosa. Il bambino apprende e si sviluppa in modo globale".
Il cuore dell’esperienza è l’ambiente naturale, considerato un vero e proprio spazio di apprendimento “a cielo aperto”, capace di stimolare autonomia ed esplorazione. "Nella fascia 0-6, l'apprendimento passa inevitabilmente attraverso il corpo, la percezione e l'azione - spiega la dirigente -. L'ambiente naturale stimola la motricità globale, l'equilibrio, la coordinazione e la destrezza in modi che nessun ambiente artificiale può replicare".
“Non a caso, durante gli incontri non verranno utilizzati giochi industriali - prosegue Taglianetti, - saranno i materiali naturali a diventare strumenti di scoperta. La scelta di escludere i giochi industriali o artificiali a favore di elementi naturali offre ai bambini quelli che in pedagogia vengono definiti materiali non strutturati: fango, acqua, rametti, sassi, foglie, pigne, semi".
Anche la scelta del giardino della Rsa risponde a una precisa impostazione educativa: "La postura dell’adulto è quella dell’essere accanto e non davanti - dice Taglianetti - non per mostrare cosa fare o dare istruzioni, ma per condividere lo stupore della scoperta. L’adulto è un porto sicuro, una presenza discreta ma vigile che legittima l'autonomia del bambino. Il giardino della Rsa rappresenta uno spazio neutro per eccellenza".
Le attività, infatti, non saranno laboratori strutturati ma esperienze nate dall’interazione spontanea con l’ambiente. “Non portiamo giochi confezionati o industriali. Le attività nascono dall'allestimento di contesti in cui i bambini del nido e dell'infanzia incontrano gli elementi vivi della natura”,, spiega la dirigente, richiamando anche le radici pedagogiche di questo metodo. Un bastoncino, una pigna o una foglia possono diventare qualsiasi cosa, senza limiti imposti dall’adulto: "Possono diventare un personaggio - dice la dirigente - un cucchiaio per mescolare, una merce di scambio o uno strumento musicale. Questo azzera le differenze d'età tra nido e infanzia: ognuno gioca al proprio livello evolutivo, collaborando sullo stesso oggetto".
Il progetto, però, guarda oltre il semplice passaggio tra nido e scuola dell’infanzia: “Speriamo che questa esperienza lasci nei bambini e nelle bambine un’impronta profonda, una valigia di competenze umane, cognitive ed ecologiche che li accompagni nella crescita”, conclude Taglianetti. Un’iniziativa che si inserisce anche in una prospettiva sociale più ampia, quella del contrasto alla povertà educativa. "Un fenomeno che - ricorda la dirigente - non riguarda solo la mancanza economica, è la privazione per un bambino della possibilità di apprendere, sperimentare, scoprire e coltivare liberamente le proprie capacità e talenti".