Politica e RFI: questi i grandi assenti — nei fatti e nelle responsabilità — alla crisi occupazionale dello Scalo Merci di Domo 2. Questo è emerso dall'incontro pubblico promosso dal Gruppo Territoriale del Movimento 5 Stelle VCO.
Una serata condotta dal giornalista Roberto Bioglio, con i rappresentanti istituzionali del Movimento 5 Stelle: un confronto serio e costruttivo sui temi della logistica, dell'ambiente e del lavoro, con l'obiettivo di riflettere insieme sulle prospettive di sviluppo sostenibile del territorio nel contesto europeo.
“Le risorse economiche europee per il rilancio di Domo 2 esistono, ma le politiche dell'attuale Governo Europeo, guidato da Ursula von der Leyen, le stanno dirottando verso le spese per il riarmo. Valorizzare il polo logistico ferroviario di Domodossola e difendere i posti di lavoro sono priorità assolute per un territorio che rischia la marginalizzazione, e ciò richiede un cambio radicale nelle strategie del governo Meloni-Salvini e di Ferrovie dello Stato. Su questi temi il M5S respinge l'etichetta di "partito del No" e ribadisce l'impegno affinché Domo 2 svolga appieno il suo ruolo di alternativa al trasporto merci su gomma, nel rispetto delle direttive europee sulle emissioni e con la massima attenzione alla sostenibilità ambientale e al consumo di suolo”. Questo quanto ha dichiarato Gaetano Pedullà, eurodeputato.
“Mentre nel settore logistico tutti gli operatori privati investono in tecnologia e infrastrutture per ottimizzare e potenziare le proprie attività, il vettore pubblico RFI resta al palo — in particolare sulla rete ferroviaria che, più di ogni altro comparto, offrirebbe significativi ritorni in termini di sviluppo economico e tutela ambientale in ambito logistico. Tutto ciò avviene con il benestare di una politica nazionale orientata prevalentemente verso grandi opere infrastrutturali — TAV e Ponte sullo Stretto — di dubbia realizzazione e di incerto beneficio collettivo”. Lo ha sottolineato Antonino Iaria, parlamentare membro della Commissione Trasporti e Telecomunicazioni.
“Sulla crisi dello scalo di Domo 2, si è ancora in attesa di una risposta da parte della Regione Piemonte all'interrogazione presentata a febbraio, con la quale si chiedevano indicazioni su come la Giunta regionale intenda intervenire di fronte alla grave crisi occupazionale annunciata dagli operatori dello scalo, che prospettano licenziamenti, cassa integrazione ordinaria e straordinaria e delocalizzazioni”. Queste le parole di Alberto Unia, consigliere regionale.
I due rappresentanti sindacali di Orsa Trasporti e Filt-Cgil hanno tracciato un quadro allarmante sulle prospettive occupazionali dello scalo: da annunci di grandi investimenti e sviluppo da parte delle aziende operanti prima della pandemia, si è passati a rapide smentite e ridimensionamenti, con perdita di posti di lavoro altamente qualificati a favore di attività logistiche ad alto livello di automazione e bassa professionalità. Si favorisce inoltre un modello di terminal logistico che comporta un aumento del traffico di mezzi pesanti in Ossola e di degrado ambientale dell'area dedicata di Domo 2.
I rappresentanti dei Gruppi Territoriali M5S, di Novara e Alessandria, hanno infine testimoniato come le criticità logistiche dell'Ossola non siano una specificità locale, ma una costante su tutto il territorio piemontese, attraversato dall'importante dorsale del Corridoio Logistico Genova–Rotterdam fondamentale per collegare il Mediterraneo, da cui transita la grande maggioranza delle materie prime e dei prodotti destinati alla distribuzione europea. Se non governato da una politica lungimirante, lasciando agli operatori privati le scelte infrastrutturali sulla base dei loro interessi di profitto, il risultato è quanto sta già accadendo in quei territori: consumo di suolo agricolo — prevalentemente risaie — per la costruzione di grandi capannoni logistici, con scarso impatto occupazionale e livelli di professionalità, stabilità e retribuzione molto bassi.
È doveroso segnalare come, nonostante gli inviti, le principali istituzioni locali fossero assenti al dibattito, in particolare la Provincia e i Consiglieri Regionali eletti in rappresentanza dell'Ossola, evidentemente impegnati altrove. Tale assenza testimonia una scarsa attenzione della politica locale nei confronti di un sito logistico che ha dato lavoro fino a 250 persone, risultando quindi determinante per lo sviluppo economico e occupazionale del territorio, con significative ricadute sociali e ambientali.
Di fatto dal territorio sono emerse diverse indicazioni e richieste concrete, tra cui l'estensione della Zona Logistica Semplificata (ZLS) del Porto di Genova all'area dello Scalo di DOMO 2, con la possibile sovrapposizione di una Zona Franca Doganale (ZFD).
Tutto ciò richiede, tuttavia, una volontà politica da parte delle istituzioni locali che non è mai stata espressa in nessuno dei programmi di governo succedutisi nella città di Domodossola, capoluogo dell'Ossola.
Per questo motivo, come Gruppo Territoriale M5S VCO, riteniamo fondamentale impegnarci a seguire, monitorare e sostenere politicamente lo sviluppo dello scalo, evitando che il territorio rimanga in balia degli interessi e delle strategie dei soli operatori privati. Con questi ultimi sarebbe invece auspicabile collaborare nell'ambito di una visione e di un progetto politico che, partendo da una prospettiva europea, si articoli fino al livello nazionale, regionale e locale, offrendo concrete prospettive economiche, occupazionali e di sostenibilità ambientale per l'intero territorio.
Per queste ragioni, riteniamo utile proseguire il confronto su questi temi con ulteriori incontri — possibilmente di coalizione — per colmare un'assenza della politica che non è più giustificata.
Gruppo territoriale del Movimento 5 Stelle VCO