Sabato 27 giugno alle 17.00 a Santa Maria Maggiore si tiene l’inaugurazione di “Ornamenta”, una mostra della mostra dedicata al “gusto del bello tra Valli e Ville” allestita al Centro Culturale Vecchio Municipio.
“Ornamenta” è uno dei tre tasselli dell'esposizione diffusa che racconterà le tradizioni delle valli ossolane, con percorsi differenti uniti da un filo rosso che collegherà Domodossola (con le mostre di Palazzo San Francesco e Casa De Rodis) a Santa Maria Maggiore. La mostra allestita dall'ufficio cultura e turismo del capoluogo vigezzino, con il sostegno della Fondazione Paola Angela Ruminelli e in collaborazione con i Musei Civici di Domodossola (il cui direttore, Federico Troletti, è curatore scientifico del catalogo presente nelle tre sedi della mostra diffusa) e con la Rete Musei Alto Verbano, vuole scardinare il pensiero che lega il costume tradizionale a qualcosa che appartiene al passato, fermo nel tempo.
“Questa mostra – conferma la curatrice, Monica Mattei – aiuterà i visitatori a spostare lo sguardo, suggerendo l’idea di una valle che ha sempre viaggiato, che ha guardato fuori dai propri confini senza smettere di riconoscersi. E basterà osservare bene un dettaglio — un tessuto pregiato, un nastro, una scarpa elegante — per intuire che le nostre montagne non sono mai state isolate davvero. Per secoli, gli uomini vigezzini (le donne molto meno e molto più tardi) sono partiti per lavoro, hanno attraversato città, conosciuto mode, abitudini e linguaggi nuovi, riportando poi a casa qualcosa di quel mondo lontano. Anche così si è costruita l’identità della nostra valle.”
E forse è proprio questo uno degli aspetti più interessanti della mostra: racconta una tradizione che non è mai stata immobile. Gli abiti esposti parlano certamente di appartenenza, ma anche di desiderio di distinguersi, di essere riconosciuti, di mostrare una conquista raggiunta dopo anni di partenze e ritorni. “Questa mostra non ci consegna soltanto immagini eleganti del passato. Ci mette davanti a una domanda molto attuale: quanto di ciò che siamo oggi nasce ancora da quell’incontro continuo tra radici e cambiamento? – afferma il sindaco di Santa Maria Maggiore, Claudio Cottini –. L'ideazione di questo percorso espositivo, infatti, esalta la tradizione di dinamicità e contaminazione con le realtà esterne, perché si nutre di una serie di proficue collaborazioni con realtà museali e istituzionali limitrofe, che desidero ringraziare: Civici Musei di Domodossola, Fondazione Rossetti Valentini, Fondazione Paola Angela Ruminelli, Rete Musei Alto Verbano e, nello specifico, Museo etnografico e della spazzola di Cannero Riviera e Museo del Cappello di Ghiffa. Grazie a tutti coloro che hanno lavorato a questo progetto con studio, attenzione e sensibilità.”
Il percorso potrà contare su tre sezioni: “Sopra e sotto”, “Dalla testa ai piedi” e “Qui e là”. La prima investiga il rapporto tra ciò che si vede e ciò che resta nascosto nel vestire. L’abito, con i suoi segni immediatamente leggibili, è solo la superficie: sotto la superficie si costruisce infatti un secondo paesaggio, quello degli indumenti intimi, spesso invisibili, ma tutt’altro che marginali. “Dalla testa ai piedi”, estremi simbolici del corpo, con copricapi, foulard, acconciature, scarpe e pedule, che non servono soltanto a proteggere o adornare: indicano età, stato civile, appartenenza comunitaria e talvolta persino la posizione all’interno della gerarchia sociale. “Qui e là” rappresenta la mobilità del vestire: l'abbigliamento diventa così un terreno di scambio, di mestieri itineranti, di incontri inattesi con viaggiatori, villeggianti e ospiti. La mostra sarà visitabile – con ingresso a contribuzione responsabile – dal martedì alla domenica fino al 6 settembre. Dal 12 settembre al 1° novembre sarà aperta solo nei weekend, dalle 10.00 alle 12.00 e dalle 16.00 alle 18.00.