La nuova disciplina sui Comuni montani non deve diventare un motivo di divisione tra territori. È questo il messaggio lanciato dal Consiglio nazionale Uncem, che chiede un confronto più forte tra istituzioni, forze politiche e amministrazioni locali per affrontare la fase attuativa della riforma.
L’associazione richiama alla necessità di costruire un fronte comune per le montagne italiane ed europee, coinvolgendo sindaci, Regioni, Parlamento e rappresentanze territoriali. Nel mirino di Uncem c’è il rischio che il nuovo sistema di classificazione dei Comuni montani possa creare una contrapposizione tra amministrazioni riconosciute dalla normativa e quelle escluse dai nuovi criteri.
«Vogliamo evitare che la nuova disciplina produca una frattura tra territori che, per storia, economia e servizi, fanno parte dello stesso sistema», sottolinea il presidente nazionale Marco Bussone.
Secondo Uncem, la questione non riguarda soltanto un elenco amministrativo, ma il futuro di un’intera rete territoriale composta da vallate, paesi, attività economiche e comunità locali. Scuola, sanità, trasporti, infrastrutture, agricoltura, energia e tutela ambientale vengono indicati come elementi collegati di un unico equilibrio nazionale.
«La montagna non può permettersi di arrivare divisa all’appuntamento con l’attuazione della riforma – evidenzia Bussone –. Le difficoltà e le opportunità sono comuni e riguardano un unico territorio fatto di valli, comunità e amministrazioni locali».
L’appello arriva dopo l’incontro organizzato a Bologna con numerosi sindaci e amministratori. Uncem chiede maggiore dialogo all’interno dei partiti e tra gli schieramenti politici, ricordando che il tema della montagna sarà destinato ad avere un ruolo crescente nel dibattito pubblico anche in vista delle prossime elezioni politiche.
«Non è una battaglia di parte – afferma Bussone –. La montagna riguarda il futuro del Paese e richiede responsabilità comune. I territori non chiedono contrapposizioni, ma risposte concrete».
Un ruolo più incisivo viene richiesto anche alle Regioni, chiamate secondo Uncem a rafforzare il coordinamento con i Comuni e con le istituzioni nazionali nella fase di applicazione della nuova normativa.
Tra le priorità indicate dall’associazione ci sono la continuità dei servizi essenziali e il monitoraggio degli effetti della riforma, con particolare attenzione a settori strategici come scuola, trasporto pubblico, sanità, infrastrutture, prevenzione del dissesto idrogeologico e transizione energetica.
Uncem richiama inoltre il tema delle risorse disponibili, evidenziando la riduzione degli stanziamenti del Fondo nazionale per la montagna rispetto agli anni precedenti. Secondo l’associazione, dopo i 200 milioni di euro complessivi destinati al fondo per il 2023 e il 2024, le risorse previste scenderebbero a 80 milioni per il 2025 e a 70 milioni per il 2026.
«Non possiamo permetterci tempi lunghi – conclude Bussone –. Sindaci, amministratori locali, Regioni, Parlamento e Governo devono essere parte di un percorso comune. Il futuro della montagna si costruisce con coesione, concretezza e responsabilità».