Ultim'ora - 24 agosto 2026, 11:59

Caro carburanti, Marsiglia (FederPetroli): "Tassa su extraprofitti è mediatica, come Don Chisciotte contro i mulini a vento"

(Adnkronos) - "I Paesi volenterosi che hanno proposto la tassa sugli extraprofitti, tra cui l'Italia, stanno lottando contro i mulini a vento, come faceva Don Chisciotte". A dirlo è Michele Marsiglia, presidente di FederPetroli Italia, che in un'intervista ad Adnkronos spiega "come quella sugli extraprofitti può tranquillamente essere chiamata tassa mediatica: quando c'è un aumento dei carburanti serve solo per consentire alle forze politiche di far vedere che si colpiscono i petrolieri, ma poi alla fine, nell'immediato, non fa niente. Dicono 'togliamo ai ricchi per dare ai poveri' ma non sanno quello di cui stanno parlando".  

Presidente, ci sono altri stati tentativi nel passato.

 

"Si chiamava Robin Hood Tax, introdotta nel 2008 dal ministro Tremonti, che è stata poi dichiarata incostituzionale: non esiste un extraprofitto, stiamo acquistando a prezzi più alti e stiamo vendendo a prezzi più alti. Non solo. Quando qualche mese fa è stata introdotta questo tipo di tassazione, molte compagnie e le aziende dell'indotto hanno fatto ricorsi al Tar e li hanno pure vinti".  

Può spiegare quale è il problema di una tassa sugli extraprofitti?

 

"Semplicemente in economia aziendale non esiste il concetto di extraprofitto: esistono utili, fatturato, il rendimento più alto. Peraltro quest'ultimo non c'è in questo momento, basta prendere i bilanci delle compagnie petrolifere. Si tratta poi di una tassa molto complessa e che non risolve assolutamente il problema per i consumatori".  

Cioè?

 

"In primo luogo si tratta di un processo molto lungo: ci vogliono sia un decreto che l'analisi dei bilanci, non si non va ad influire subito sul risparmio del consumatore: invece oggi ci vuole qualcosa che influisca a distanza di ore. Con l'andare del tempo poi questi soldi potranno essere di nuovo spalmati sul consumatore. Infine, andare a incidere sulla gran parte delle capitalizzazioni di borsa comporta un prelievo di fatto sul premio ai risparmiatori che hanno investito sul titolo delle compagnie petrolifere. In breve, danno per i risparmiatori e nessun vantaggio per i consumatori".  

A proposito di consumatori, qualcuno chiede un sussidio per far fronte al rincaro dei carburanti. Che ne pensa?

 

"In questo momento tutti chiedono i sussidi, ma bisogna fare qualcosa che sia omogeneo, non andare sulle semplici categorie. Se si interviene sulle singole categorie, quello che viene dato oggi viene preso da una parte e messo da un'altra: rischiamo di fare il gioco delle tre carte, ma alla fine qualcuno deve farne le spese e poi ovviamente l'indotto si blocca. Non solo. Quando si parla di sussidi per clienti vulnerabili, anche i criteri sono articolati ma poco lineari. Oggi abbiamo non solamente una categoria con poco reddito che ha bisogno di aiuto, abbiamo anche chi ha tanto reddito che ha bisogno di aiuto, cioè tutti in proporzione subiscono un caro gasolio, quindi bisogna intervenire in modo più strutturato".  

Che fare?

 

"Palazzo Chigi ha tutti i dati, tutti gli strumenti e tutte le osservazioni necessarie per poter intervenire, anche attraverso le compagnie energetiche di Stato, e riuscire a farsi carico di alcuni costi, almeno momentaneamente, per portare un valore aggiunto al consumatore. Se non lo fanno, vuol dire che non c'è la volontà politica di farlo. Quindi, andare a incasinarsi tra accise sì e accise no, 17 centesimi, 14 o 25, non risolve il problema. Anzi, sono misure completamente ininfluenti. Devono intervenire in maniera molto più massiccia, conoscendo la politica energetica e mettendo in campo strumenti realmente efficaci".  

Senta presidente, che ne pensa del ribasso del costo del petrolio?

 

"No, questi ribassi sono solamente momentanei: non bisogna abbandonarsi a facili entusiasmi perché riflettono una stabilità delle decisioni tra Usa ed Iran. Noi vediamo queste poche oscillazioni quando comunque c'è uno stallo, cioè si continua a dire che il Golfo è chiuso. C'è anche un'altra componente fondamentale, vale a dire che il mercato gioca su una speculazione di borsa, quindi per fare ovviamente quello che è il margine di guadagno comunque ci deve essere una flessione.  

 

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