(Adnkronos) - Allerta all’aeroporto di Francoforte, uno dei maggiori hub europei, dove un dipendente è morto e altri cinque sono risultati positivi alla malaria. A riportarlo è il quotidiano Bild, dopo aver parlato con un portavoce di Fraport, la società che gestisce lo scalo. Tutti i casi riguardano personale aeroportuale.
Per Matteo Bassetti, infettivologo e professore di Malattie infettive all'Università di Genova, il caso di Francoforte, spiega all'Adnkronos Salute, "è un campanello d'allarme: bisogna sorvegliare i voli a rischio e prestare attenzione ai passeggeri sintomatici, sia quelli provenienti da Paesi endemici sia quelli semplicemente transitati".
La malaria aeroportuale "è una forma che conosciamo: attraverso gli aerei e i bagagli provenienti da Paesi, dove la patologia è endemica, può arrivare anche la zanzara Anopheles e restare nell'area dell'aeroporto, contagiando lavoratori o passeggeri".
Esiste anche la cosiddetta "malaria da bagagli": "Difficile che la zanzara possa riprodursi, ma in condizioni favorevoli può vivere per un tempo determinato e colpire, come accaduto nello scalo di Francoforte".
La malaria aeroportuale è un fenomeno raro, ma conosciuto: negli anni si sono verificati casi sporadici anche in Paesi non endemici, Italia compresa. Secondo Massimo Andreoni, professore emerito dell'Università degli Studi di Roma Tor Vergata, membro del Collegio dei probiviri della Simit (Società italiana di malattie infettive e tropicali) e del Consiglio superiore di sanità, il rischio attuale resta molto basso. La malaria aeroportuale è, dice all'Adnkronos Salute, "un rischio noto da anni, anche se si tratta di un fenomeno raro".
Il caso di Francoforte "ci ricorda quanto sia importante mantenere efficace il monitoraggio negli aeroporti. Con l'aumento dei voli internazionali può accadere che arrivino anche zanzare infette, trasportate accidentalmente dagli aerei, che potrebbero determinare singoli casi o, più raramente, piccoli focolai epidemici”. In Italia "il pericolo rimane limitato". Sono presenti alcune specie di Anopheles, "tra cui la Labranchiae, che può trasmettere il plasmodium, il parassita responsabile della malaria". La presenza di queste zanzare "significa che, in caso di arrivo di una zanzara infetta, non si può escludere del tutto la possibilità di una trasmissione locale". Eventuali focolai sarebbero, comunque, “circoscritti alle aree in prossimità dei grandi aeroporti e porti internazionali”.
Andreoni sottolinea che le Anopheles "non sono generalmente in grado di percorrere grandi distanze autonomamente: possono spostarsi per alcune centinaia di metri". Il rischio resta, quindi, "prevalentemente circoscritto alle aree vicine al luogo in cui dovesse arrivare una zanzara infetta, a meno che l’insetto non venga trasportato accidentalmente all'interno di bagagli, valigie o altri materiali".
È "sicuramente un evento raro" il focolaio di malaria, registrato all'aeroporto di Francoforte, "ma bisogna comunque prestare attenzione e vigilare", osserva parlando con l'Adnkronos Salute Gianni Rezza, docente straordinario di Igiene all’Università Vita‑Salute San Raffaele.
Questo tipo di infezione, spiega Rezza, "viene definito 'malaria aeroportuale' perché dovuto alla puntura di una o più zanzare 'importate' da Paesi endemici attraverso i viaggi aerei". In casi ancora più rari, aggiunge, la malaria può essere trasmessa da una zanzara che fuoriesce da una valigia, ipotesi collegata ai casi di "malaria criptica", ovvero infezioni che insorgono in persone che vivono in aree non malariche e non hanno viaggiato. In Italia, ricorda l'epidemiologo, "nel corso degli anni sono stati identificati una decina di casi criptici, ma mai un cluster aeroportuale come quello segnalato in Germania".
Per il futuro, conclude Rezza, "i cambiamenti climatici e la globalizzazione di uomini e vettori potrebbero aumentare il rischio di circolazione dei plasmodi malarici, ma per ora quello di Francoforte appare come un fenomeno isolato".