Attualità - 01 settembre 2026, 15:10

Distributori comunali e caro carburante, il M5S Vco: "Premia insegna che non basta possedere l'impianto"

"Bisogna intervenire sulla filiera e sulle accise che gravano sui territori di montagna"

Il gruppo territoriale del Movimento 5 Stelle Vco, guidato da Imerio Frattini, interviene sul tema del caro carburante e, in particolare, sui costi della benzina nel distributore di Premia, di proprietà del comune. e di cui ha parlato di recente Ossolanews:

“Due notizie, la stessa settimana, raccontano due Italie di montagna che si specchiano l'una nell'altra. Da un lato Valle Castellana, provincia di Teramo: 802 abitanti che dal 2019, grazie al sindaco Camillo D'Angelo, gestiscono in economia diretta l'unico distributore del paese. Risultato: benzina a 1,75 €/litro, diesel a 1,89, un risparmio di 12-13 euro a pieno rispetto alla media regionale, e un volume d'affari che da 75.000 euro nel 2022 è proiettato a 500.000 nel 2025 — capitale reinvestito in asili, scuole e servizi di prossimità. Dall'altro lato, più vicino a noi, Premia. Anche qui il comune ha un distributore "suo", realizzato nel 2022 attraverso le società partecipate che gestiscono le centrali idroelettriche di Piedilago e Vova, per un investimento di 750.000 euro. Ma in questi giorni, come riportato dalla stampa locale, anche a Premia il carburante supera i 2 euro al litro, allineato ai prezzi di mercato dell'Ossola e d'Italia. Il sindaco di Premia, Fausto Braito, lo spiega con una franchezza che va riconosciuta: "I prezzi non li decidiamo noi ma il rivenditore", ha dichiarato. Il comune acquista da un grossista, che fissa il prezzo giorno per giorno, e vi applica un ricarico di soli 0,122 €/litro, Iva compresa — un margine minimo, quasi simbolico. Eppure il prezzo finale resta quello del mercato nazionale, perché la componente che pesa di più — accise e Iva — non la decide né il comune né il rivenditore locale. È la prova provata di ciò che TerreAlte Vco sostiene da mesi: possedere un impianto non basta, se non si interrompe la catena dell'intermediazione.

Il modello di Valle Castellana funziona perché il comune si è sostituito integralmente al distributore commerciale, acquistando all'ingrosso e vendendo a prezzo di costo, senza il margine del rivenditore intermedio. Il modello di Premia, per quanto lodevole nell'investimento e nella visione infrastrutturale, resta agganciato al prezzo del grossista che rifornisce il rivenditore, e quindi al mercato nazionale dei carburanti. Sono due cose diverse, e le nostre valli meritano di saperlo prima di scegliere quale strada intraprendere. Lo stesso sindaco Braito indica la vera partita: "Sarebbe bene parlare delle accise messe dallo Stato, alle quali aggiungere l'Iva", dice, ricordando come il governo abbia di fatto equiparato il prezzo del gasolio a quello della benzina. Ed è un fatto: con la Legge di Bilancio 2026 l'esecutivo ha accelerato il percorso di allineamento delle due accise, portandole entrambe a 672,90 euro ogni mille litri già dal 1° gennaio 2026, anticipando di anni il piano originario. Per il gasolio significa un aumento di oltre 4 centesimi al litro: una stangata che colpisce in pieno chi vive in montagna, dove il diesel resta il carburante di furgoni, mezzi agricoli e di chi ogni giorno percorre decine di chilometri per lavorare, studiare, curarsi. Ed è qui che il cortocircuito politico diventa evidente. Le nostre valli, la Val d'Ossola, il Cusio, il Verbano, sono da sempre un bacino elettorale importante per la Lega e per questo governo, che proprio sul federalismo fiscale e amministrativo — l'idea che siano i territori, e non Roma, a decidere su ciò che incide direttamente sulla vita e sul portafoglio dei cittadini — ha costruito da sempre la propria bandiera identitaria, una battaglia su cui, quando si parla di autonomia dei territori montani, potrebbe trovare sponda anche in altre forze politiche sensibili alla causa delle Terre Alte, comprese le nostre. Ma quando quella bandiera andrebbe calata proprio dove servirebbe di più — lasciare a comuni e territori la possibilità reale di incidere sul prezzo dei carburanti, come dimostra Valle Castellana — il partito arretra e si allinea alla politica dei prezzi decisa a livello nazionale. Ed è proprio l'esecutivo sostenuto dalla Lega — che dal 2018 esprime ai vertici della politica economica nazionale, tra sottosegretariato alla presidenza del consiglio nel governo Conte I, il ministero dello sviluppo economico nel governo Draghi e, dal 2022, il ministero dell'economia e delle finanze nel Governo Meloni con Giancarlo Giorgetti — a decidere, sulle accise, scelte che pesano di più proprio sui territori che più li votano. E non a caso: è nel dicastero dove siede, dopo il segretario federale, il suo esponente più autorevole ed esperto di economia — il ministero dell'economia e delle finanze — che quel federalismo tanto sbandierato si ferma. 

Non è un dettaglio da poco nemmeno il capitolo delle promesse. Resta agli atti il video del 2019, diventato virale e più volte ripreso sui social, in cui l'attuale Presidente del Consiglio, a un distributore, denunciava il peso delle accise sul prezzo del pieno. E resta scritto, nero su bianco, nel programma elettorale di Fratelli d'Italia per le elezioni del 2022, l'impegno per la "sterilizzazione" delle entrate statali su energia e carburanti con automatica riduzione di Iva e accise. Alla prova dei fatti, lo sconto sulle accise introdotto dal Governo Draghi durante la crisi energetica non è stato rinnovato ed è stato azzerato dal gennaio 2023, mentre oggi, con l'equiparazione gasolio-benzina, si arriva a un aggravio ulteriore per milioni di automobilisti. Non basta un comune illuminato che compra un distributore: senza una gestione diretta a prezzo di costo, come a Valle Castellana, il beneficio per i cittadini resta marginale, come dimostra Premia. E non basta nemmeno la buona amministrazione locale se lo Stato, con le proprie scelte su accise e fiscalità energetica, continua a scaricare il peso maggiore su chi la montagna la vive e la presidia ogni giorno. 

Per questo, come Movimento 5 Stelle Vco, apprezziamo la proposta TerreAlte Vco — la rete di distributori comunali a prezzo di costo, sul modello di Valle Castellana, resa possibile dalla Legge 131/2025 sullo sviluppo montano e dai fondi europei della strategia "Right to Stay" — e al tempo stesso auspichiamo che questo non rimanga solo un manifesto di belle intenzioni, ma che il governo, la Lega e il ministro Giorgetti tornino a occuparsi delle accise prima delle promesse elettorali: sterilizzazione dei rincari, tutela del gasolio, soprattutto per chi vive e lavora in montagna, e un vero fondo di compensazione per i territori a fiscalità di svantaggio geografico. La montagna non chiede regali. Chiede che chi la governa, a Roma come nei nostri comuni, scelga da che parte stare: da quella dei cittadini o da quella dei margini di mercato”.

Comunicato Stampa - l.b.