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Attualità | 11 dicembre 2023, 15:45

Monta la rabbia del Sappe: "Polizia Penitenziaria mandata al massacro a Torino e nelle carceri piemontesi"

"Servono urgenti provvedimenti per fronteggiare queste aggressioni, ad iniziare dalla possibilità di utilizzare il taser”

Monta la rabbia del Sappe: "Polizia Penitenziaria mandata al massacro a Torino e nelle carceri piemontesi"

Monta la protesta dei poliziotti penitenziari, aderenti al Sappe ed in servizio nelle strutture della Regione Piemonte, dove gli ultimi gravi eventi critici avvenuti nei giorni scorsi nelle carceri di Vercelli, Cuneo e Torino. “Speriamo finisca presto questo massacro nei confronti della Polizia penitenziaria, anche con strumenti idonei per garantire l’incolumità degli agenti. Servono, e il Sappe lo rivendica da tempo – inascoltato dalle istituzioni deputate ad intervenire – urgenti provvedimenti per fronteggiare ed impedire aggressioni fisiche e selvagge, strumenti come quelli in uso a Polizia di Stato e Carabinieri, ossia pistola “taser” e l’istituzione in ogni carcere una Sezione custodiale chiusa dove detenere e vigilare i detenuti più facinorosi o che si rendono protagonisti di episodi di violenza minacce nei confronti del personale”, denuncia il segretario regionale del Piemonte del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria Sappe, Vicente Santilli.

Il sindacalista evidenzia che “nel carcere di Vercelli, un detenuto italiano, poco più che ventenne, ha generato disordini e minacciato il personale di polizia penitenziaria brandendo un pezzo di plexiglass come fosse un pugnale e scagliandosi contro gli agenti. Solo la grande professionalità e la paziente opera di convincimento dei Baschi Azzurri hanno consentito di far desistere il detenuto dai suoi agiti violenti e fargli consegnare la pericolosa arma impropria, ponendo così fine a quello che ormai può essere considerato un ennesimo, quasi ordinario, pomeriggio di follia carceraria. A Cuneo, invece, un detenuto originario del Gambia, uscito dalla cella per fare una telefonata autorizzata, ha prima sferrato un violento pugno al volto dell’agente per poi recarsi nell’ufficio adibito alle telefonate, rivolgendo la propria incompressibile ira sul telefono, scagliandolo a terra e riducendolo in mille pezzi. A Torino, infine, un ispettore e un agente di supporto che accompagnavano, all’interno del carcere, un detenuto psichiatrico di nazionalità italiana hanno fronteggiato la violenta aggressione di altri ristretti all’uomo, scongiurando un vero e proprio linciaggio, rimanendo a loro volta feriti”. Impietosa la denuncia del Sappe: 

“quel che è accaduto in diverse carceri regionali, in poche ore, è di una violenza inaccettabile e ci ricorda per l'ennesima volta quanto sia pericoloso lavorare in un penitenziario. Ogni giorno giungono notizie di aggressioni a donne e uomini del Corpo in servizio negli Istituti penitenziari del Paese, sempre più contusi, feriti, umiliati e vittime di violenze da parte di una parte di popolazione detenuta che non ha alcuna remora a scagliarsi contro chi in carcere rappresenta lo Stato. Rinnoviamo, alla luce dei gravi fatti la richiesta di un incontro con i vertici dell’Amministrazione Penitenziaria per affrontare gli eventuali interventi da adottare, a cominciare dalle tutele da assicurare al personale in servizio”.

“La situazione penitenziaria del distretto Piemonte-Liguria-Valle d’Aosta è sempre più critica” - dichiara Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria Sappe. “Va bene l’intendimento del Governo orientato a non avere alcuna indulgenza verso chi aggredisce i nostri poliziotti e va quindi nella giusta direzione il nuovo Decreto Sicurezza del Governo, là dove prevede proprio un inasprimento di pena per i detenuti che aggrediscono il personale di Polizia Penitenziaria durante la permanenza e l’espiazione di pena in carcere. Ma servono con urgenza fatti concreti”.

comunicato stampa

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