“A quasi un mese di distanza dalle clamorose code di Domodossola per la scelta del medico di medicina generale, riceviamo e riteniamo utile pubblicare la seguente testimonianza di questo nostro concittadino, convinti che in molti possano riconoscersi nella sua esperienza nella speranza che disagi come questi non sono più accettabili, né tollerabili in un paese civile”. È quanto si legge in una nota diffusa dal gruppo territoriale del Movimento 5 Stelle del Vco, che riporta la testimonianza diretta di un cittadino. “La vicenda - spiegano dal M5S - riguarda un pensionato locale che, insieme alla moglie, ha tentato di effettuare il cambio del medico di base presso il distretto sanitario di via Scapaccino, dopo aver appreso della disponibilità di nuovi posti presso una professionista del territorio. Quella che avrebbe dovuto essere una semplice pratica amministrativa si è trasformata in un percorso estenuante, fatto di lunghe attese, comunicazioni contraddittorie e continui rimbalzi tra sportelli fisici e piattaforme online”. Di seguito il racconto:
“Da pensionato ho un solo privilegio: niente sveglia. Tanto ci pensa l’età. Con mia moglie decidiamo di cambiare medico: gira voce che una nuova dottoressa abbia aperto a centinaia di assistiti. Evento rarissimo, tipo avvistamento ufo nella sanità pubblica. Mi preparo come per una missione Nasa: deleghe, documenti scannerizzati, organizzazione perfetta. Vado al distretto e trovo un cartello. In Italia i cartelli sono ormai più presenti dei servizi. Venerdì 15 maggio alle 8.10 trovo già una folla. “Chi è l’ultimo?” chiedo. “Tutti!”, rispondono. Sala d’attesa Asl: l’unico cabaret gratuito rimasto. Alle 8.30 l’annuncio: niente cambi medico, ripassare lunedì. Però era scritto sul sito. Torno a casa e provo online: Spid, Cie, codici, password. Risultato? “Nessun posto disponibile”. Lunedì 18 maggio torno alle 8.00. Illuso. Scopro che qualcuno era lì dalle 5.00 del mattino. Per un medico di base, non per un concerto mondiale. Alla fine mollo tutto e vado al bar: unico servizio davvero efficiente del territorio. Questa vicenda non è semplice disorganizzazione. È il risultato politico di anni di tagli, mancata programmazione e progressivo svuotamento della medicina territoriale. Nel Vco il problema assume contorni ancora più gravi: territorio montano, popolazione anziana, carenza cronica di personale sanitario e continui annunci politici raramente seguiti da soluzioni strutturali. La digitalizzazione viene presentata come modernizzazione, ma spesso serve solo a trasferire sul cittadino il peso del disservizio. Se il portale online smentisce gli uffici e gli uffici smentiscono il portale, il problema non è tecnologico: è amministrativo e politico. La vera emergenza non è trovare un nuovo medico. È scoprire che ormai la normalità è considerare accettabile fare code all’alba per ottenere un diritto essenziale”.
“Quanto emerge da questa testimonianza, raccolta sul territorio provinciale, fotografa con chiarezza il crescente disagio degli utenti della sanità pubblica - sottolineano i pentastellati -. Code all'alba, informazioni contraddittorie, servizi digitali inefficaci e cittadini costretti a rincorrere il diritto elementare ad avere un medico di base: un problema che, evidentemente, non riguarda solo Domodossola. Invitiamo chiunque abbia vissuto situazioni simili a segnalarcele: ogni testimonianza è una prova, ogni prova è uno strumento di pressione. Il silenzio non cambia le cose. La voce collettiva, sì, perché un paese civile non può permettersi code all'alba per un diritto costituzionale. Se lo considera normale, ha già smesso di esserlo”.