Economia - 30 agosto 2026, 09:50

Stop ai finti artigiani: la nuova legge riserva l'etichetta solo agli iscritti all'Albo, l'allarme di Confartigianato sui controlli

Sanzioni fino all'1% del fatturato per chi usa la denominazione senza requisiti: l'associazione chiede un intervento rapido delle Regioni per evitare che la norma resti inattuata

L’etichetta “artigianale” non può più essere utilizzata liberamente a fini promozionali. La nuova legge nazionale, in vigore dal 7 aprile, riserva l’impiego dei termini “artigianato”, “artigiano” e “artigianale” esclusivamente alle imprese in possesso della qualifica formale e regolarmente iscritte all’Albo delle imprese artigiane presso le Camere di Commercio. A richiamare l’attenzione sull'effettiva applicazione della norma è Confartigianato, che pur considerando il provvedimento una svolta storica a tutela del settore, esprime preoccupazione per il rischio che le nuove tutele rimangano solo sulla carta se le Regioni non si attiveranno rapidamente con verifiche puntuali e sanzioni.

Secondo le stime di Confartigianato, sono almeno 850 mila i soggetti che sfruttano impropriamente queste denominazioni, alimentando una concorrenza sleale ai danni di 588 mila imprese autentiche nei comparti più esposti, dall’alimentare alla moda, dall’arredo all’artigianato artistico, fino ad acconciatori, impiantisti, idraulici e autoriparatori. Come sottolineato dal presidente nazionale di Confartigianato, Marco Granelli, chi acquista un bene o un servizio presentato come artigianale deve avere la certezza di una realtà verificabile, evitando che operatori privi di requisiti continuino a sfruttare la credibilità e la reputazione costruite negli anni dalle realtà regolari.

La nuova disciplina trasforma la qualifica da semplice aggettivo pubblicitario a termine giuridicamente tutelato, stabilendo per chi viola le norme sanzioni pari all’1% del fatturato e comunque mai inferiori a 25 mila euro per ciascuna violazione. Il divieto riguarda ogni forma di comunicazione commerciale, inclusi packaging, etichette, pubblicità, siti web, canali social ed e-commerce, estendendosi anche a lavoratori autonomi con sola partita IVA e hobbisti non registrati all’Albo.

Sul piano pratico, un bar con laboratorio di gelateria non iscritto all'Albo non potrà più presentare il proprio gelato come “artigianale”, potendo invece definirlo “di produzione propria” o “di qualità”. Resta consentito valorizzare l'origine artigiana certificata di un singolo ingrediente o componente senza estendere la qualifica all’intero prodotto, così come rimangono lecite diciture descrittive e non ingannevoli quali “fatto a mano”, “su misura”, “tradizionale” o “sartoriale”. Restano invariate le discipline speciali già esistenti, come quelle relative alla birra artigianale e alle IGP. Per supportare imprese e consumatori, Confartigianato ha inoltre pubblicato il vademecum operativo “Pubblicità e artigianato”.

m.t.