Potenti, ribelli, alfieri di un rock d’altri tempi, quello suonato “coi pantaloni a zampa d’elefante” che invitava alla ribellione e alla libertà, per capirci. Sono i Mountain's Foot, band nata a Verbania cinque anni or sono e da allora ha suonato dal vivo in svariate occasioni, dimostrando ogni volta di più di essere una delle migliori espressioni della Penisola per gli appassionati di rock and roll “old school”. Gli ingredienti? Chitarre ruggenti, una linea ritmica che “corre” come un treno e una voce alla Robert Plant (ascoltare per credere), in grado si scuotere la sonnacchiosa provincia del Vco e non soltanto lei.
A raccontarci la storia del gruppo piemontese, quattro vecchi amici tutti reduci da diverse esperienze nel mondo della musica, è Simone Facchi (quello seduto nella foto), enfant prodige della batteria -e le premesse, vale sottolinearlo, le ha mantenute tutte- strumento che suona sin da quando era ragazzino. L’unica differenza da allora sono i capelli: un tempo lunghi, oggi tenuti in ordine dal “maestro” parrucchiere Fausto Rossi di Intra. “Non ho nulla contro chi si esibisce suonando canzoni altrui – esordisce Facchi – ma non è questa la mission dei MF. Noi non siamo fatti per scimiottare i successi di questo o di quel gruppo di fama o di tendenza, ma per proporre la nostra musica, sebbene ispirata ai grandi mostri sacri degli anni ‘60 e ‘70. Quando saliamo sul palco - dice Facchi a VcoNews - magari il rischio è quello di non piacere subito a tutti, ma quando poi vedi il pubblico cantare i tuoi pezzi, allora la soddisfazione è immensa e ti ripaga delle fatiche e del sudore spesi in ore e ore di sala prove. Durante l’ultima tappa del nostro tour alla Casa di paglia di Fontaneto d’Agogna - racconta sempre Facchi - il locale era stracolmo e a un certo punto erano davvero in tanti a cantare le canzoni dei MF. Mi sono venuti i brividi! Sono emozioni forti che ti danno la forza di non mollare, nonostante i tanti sforzi, e di andare avanti. D’altronde, la magia del palco che la pandemia ci aveva tolto ma che ora stiamo fortunatamente riassaporando -e speriamo che l’incantesimo non si spezzi-, è un’energia potentissima per chi come me fa della musica una filosofia di vita”. Enfant prodige della batteria, si diceva, Simone Facchi nel corso della sua attività live (e di studio) ha via via migliorato le sue performance, oggi caratterizzate da quel mix di potenza ed equilibrio (e umiltà) che contraddistingue solo i grandi strumentisti. “Cerco di prendere il meglio da tutti i grandi, di rubar loro qualcosa – dice lui –. Anni fa è venuto Ian Paice al Kantiere, dove ha tenuto uno stage cui ho partecipato anch’io. Dal batterista dei Deep Purple ho capito una cosa importante: è inutile pestare sui tamburi come un ossesso, molto meglio calibrare il gesto e la forza delle braccia. La potenza espressa alla fine è la stessa, ma senza aver speso energie inutili”.
I Mountain’s Food sono Matteo Scaringelli (chitarra/voce), Mauro Ramozzi (chitarra solista e cori), Simone Facchi (batteria e cori) e Fabio Bonomi (basso). Il 27 marzo dello scorso anno è uscito il loro primo disco, che prende il nome stesso della band, in formato fisico e su tutti i digital store mondiali, via “Delta Promotion”. Nove tracce per fare un tuffo nel passato. Che vi consigliamo senza se e senza ma.





