Attualità - 14 novembre 2022, 19:30

I fedeli al vescovo: “Lo stop della messa in latino è per noi una notevole perdita” FOTO e VIDEO

La portavoce del gruppo dell’ospedale di Domodossola, Pirazzi: “ Con questo rito abbiamo accresciuto la nostra fede, senza di esso molti di noi potrebbero rischiare di tornare all'indifferentismo”

I fedeli al vescovo: “Lo stop della messa in latino è per noi una notevole perdita” FOTO e VIDEO

"Sua Eccellenza, non ci tolga la messa quotidiana in latino. Con questo rito abbiamo accresciuto la nostra fede, senza di esso molti di noi potrebbero rischiare di tornare all'indifferentismo”. È l'appello che i fedeli ossolani che seguono le messe tridentine nella cappella dell'ospedale di Domodossola e nella parrocchiale di Vocogno celebrate da don Stefano Coggiola e da don Alberto Secci rivolgono al vescovo di Novara.

Le messe in latino quotidiane nelle due chiese in seguito ad un decreto di Monsignor Franco Giulio Brambilla da domenica 27 novembre non saranno più celebrate, il vescovo di Novara ha emanato un comunicato sull’applicazione del Motu Proprio Traditionis custodes di Papa Francesco.

Con questo comunicato, il vescovo stabilisce che a partire dal 27 novembre, “il gruppo dell’ospedale di Domodossola si unirà al gruppo della Chiesa di Vocogno, per celebrare la messa secondo il Missale Romanum (1962) nel Santuario di Re”. E precisa : "Il Vescovo concederà la facoltà di celebrare solo a quei presbiteri (art. 5 di Traditionis custodes) che riconoscano esplicitamente la validità, legittimità e fecondità del rito celebrato con il Missale Romanum, Editio Typica Tertia del 2002, e si impegnino a prendersi cura affinché i fedeli partecipino al rito celebrato secondo il Missale Romanum (1962) non con uno spirito alternativo alla forma attuale della Messa romana”.

I fedeli che seguono la messa tradizionale sono una cinquantina. Dopo la lettera dei parrocchiani di Vocogno, alla redazione di OssolaNews, è la professoressa di greco e latino al liceo Cavalieri di Verbania Silvana Pirazzi a farsi portavoce in particolare dei fedeli che seguono le messe in latino nella cappella dell'ospedale. “La messa in questa forma – dice Silvana Pirazzi – ha permesso alla nostra piccola comunità di fedeli di crescere in numero e grazia avvicinando a Cristo molti di noi che erano lontani. La nostra preoccupazione è tangibile cresce di giorno in giorno. Fino ad oggi abbiamo potuto seguire la messa quotidiana ora corriamo il rischio di restare senza la nostra pastorale senza i nostri due sacerdoti è chiaro che la nostra preoccupazione è notevole”.


“La nostra piccola comunità – prosegue Pirazzi - , da quando i due sacerdoti celebrano la messa nella forma straordinaria, come è stata definita da papa Benedetto XVI, è cresciuta come numero e come piccole quotidiane grazie spirituali e io credo che questo sia un valore aggiunto di cui il vescovo dovrebbe tenere conto. Questi due sacerdoti hanno seminato bene, hanno dato il via a nuove vocazioni. È vero che ci sarà la messa a Re, ma non ci sarà più la messa quotidiana e questo per un fedele che può partecipare è una perdita notevole. Faremo tutto quello che un laico può fare, pregheremo e chiederemo a Monsignor Brambilla che riveda la sua decisione che ci venga incontro. Nel momento in cui abbiamo incontrato questa forma di rito abbiamo ritrovato la fede. Io stessa, da giovane, non ero assidua, non mi sentivo coinvolta. Grazie alla messa tridentina è come se per me, anche dal punto di vista culturale, tutti gli interrogativi che avevo aperti si sono chiusi. Chiedo veramente di poter essere lasciata nella condizione di poter continuare a frequentare questa messa. Senza di essa sarebbe davvero dura, temo che qualcuno di noi possa ricadere nell'indifferentismo precedente”.



Mary Borri

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