Attualità - 24 marzo 2026, 12:05

"Mafie, un rischio che riguarda tutti": Borghi richiama il territorio alla responsabilità

Il senatore ossolano: "In Piemonte riescono a radicarsi perché i contesti locali sono permeabili e offrono spazi di accoglienza"

Enrico Borghi

Enrico Borghi

Attenzione ad abbassare la guardia contro il fenomeno delle mafie, perché è qualcosa che riguarda anche noi. È questo il senso della riflessione fatta dal senatore Enrico Borghi, e pubblicata nella sua consueta rubrica sui settimanali della Stampa Diocesana Novarese. Il parlamentare ossolano, che ricordiamo - particolare non insignificante - è anche membro del Copasir (Comitato Parlamentare per la Sicurezza della Repubblica) - parte dalla giornata nazionale in ricordo delle vittime delle e dal lavoro svolto dall'associazione "Libera" guidata da don Ciotti per sviluppare alcuni concetti.

"Marzo - scrive - non è solo il mese in cui la primavera prende il posto dell'inverno. È anche il periodo in cui, tutti gli anni, "Libera" pubblica il proprio rapporto sul fenomeno delle mafie, in occasione della giornata contro le mafie che si tiene il 21 marzo e che quest'anno avrà come epicentro nazionale Torino. Ne hanno avuto una anticipazione gli studenti dell'Istituto Cobianchi di Verbania lo scorso 20 febbraio, ospitando il fondatore dell'associazione, don Luigi Ciotti, nell'ambito della sesta edizione del progetto "Upside Down" ideato da don Angelo Nigro per promuovere una cittadinanza attiva e consapevole, approfondendo i temi dell'educazione civica e dell'impegno sociale da una storia su Instagram.”

Fatta questa premessa, il senatore entra nel vivo della riflessione: “Sarebbe un errore pensare che il tema della legalità e delle mafie non ci riguarda. Un errore sia per la storia di questo territorio - che ha visto in passato iniziative giudiziarie anche eclatanti in tal senso - sia per la prospettiva della società, che deve affrontare la realtà per evitare di essere contagiata da un morbo che purtroppo serpeggia ovunque. Del resto, la Procura di Verbania è tra le cinque procure piemontesi (le altre sono Torino, Biella, Ivrea e Novara) ad aver aperto nel 2025 filoni di indagine sui cosiddetti "reati spia": corruzione e concussione, ma - ci avverte Libera - "nell'elenco dei titoli di reato contestati vi sono anche turbativa d'asta, licenze edilizie pilotate, concorsi universitari truccati, appalti di rifiuti deviati a favore di imprese amiche". Un quadro nel quale i clan, insieme ai cosiddetti colletti bianchi, fissano le "regole del gioco": "Imprenditori non estorti ma collusi - prosegue Libera - affidano logistica, sicurezza, crediti a costi dimezzati”. Per questo i "reati spia" parlano chiaro: in Piemonte nel corso del 2024 sono stati 29.515 i casi di usura, estorsione, riciclaggio e frodi informatiche. E la nostra regione è la seconda in Italia, dopo la Lombardia (57.190 casi). A questo va aggiunto un altro ambito, terribilmente appannaggio delle organizzazioni malavitose: il traffico della droga. Che ha visto una impennata di sequestri in Piemonte del 177%, con Novara che si piazza al terzo posto delle province piemontesi con 46,4 chili di cocaina sequestrati. È facile ipotizzare che le grandi arterie autostradali e ferroviarie e i valichi alpini di cui il nostro territorio sono innervati possano costituire anche il cammino sul quale corrono le piste, letali, del traffico di droga.” 

Le conclusioni rimandano all'esigenza di mantenere alta la guardia: "Ha detto Francesca Rispoli, co-presidente nazionale di Libera, nei giorni scorsi: "In Piemonte le mafie riescono a radicarsi perché i contesti locali sono permeabili e offrono spazi di accoglienza. Non si tratta solo di infiltrazione, ma di adattamento reciproco tra organizzazioni criminali e territori. È una criminalità organizzata che preferisce l'invisibilità, l'apparente normalità, la mimetizzazione  dentro l'economia legale”. Se le cose stanno così, appare evidente dunque che la questione ci riguarda tutti. E come ha ricordato don Ciotti a Verbania, porre l'attenzione su legalità e impegno sociale contro le mafie è andare nella direzione di costruire comunità che non si chiudono nella rassegnazione, nell'immobilismo o nel disinteresse. Al contrario, fare del dinamismo, della partecipazione e dell'attenzione alla legalità la propria azione significa costruire comunità consapevoli, che sono il primo antidoto contro l'infezione della malavita organizzata e dei suoi tentacoli.Un lavoro, e un impegno, che riguarda tutti”.

Redazione

TI RICORDI COSA È SUCCESSO L’ANNO SCORSO A MARZO?
Ascolta il podcast con le notizie da non dimenticare

Ascolta "Un anno di notizie da non dimenticare 2025" su Spreaker.
SU