Durante il referendum del 22 e 23 marzo scorsi ha fatto il suo debutto, su scala nazionale, una novità tanto significativa quanto silenziosa: nei seggi elettorali è scomparsa la tradizionale distinzione tra “uomini” e “donne”, sostituita da un’organizzazione delle file basata sull’ordine alfabetico dei cognomi, generalmente suddivisi tra A-L e M-Z.
Un cambiamento che molti elettori hanno scoperto solo una volta arrivati al seggio, trovandosi davanti a un sistema diverso rispetto a quello utilizzato per decenni. La separazione delle liste per genere risaliva infatti al 1945, quando, sotto il governo di Ivanoe Bonomi, vennero introdotti registri distinti in concomitanza con l’estensione del diritto di voto alle donne. Un’impostazione poi confermata nel 1947, insieme ad altre informazioni oggi superate, come il cognome del marito per le donne sposate.
Solo nel 2025, grazie a modifiche al decreto “Elezioni”, si è arrivati all’eliminazione definitiva della distinzione di genere nei registri elettorali. Dopo alcune sperimentazioni locali, il referendum di marzo ha rappresentato il primo vero banco di prova a livello nazionale.
Se da un lato la novità ha segnato un passaggio importante sotto il profilo culturale e amministrativo, dall’altro non sono mancate difficoltà operative nei seggi. A raccontarlo è Mauro Signorini, presidente di seggio da circa trent’anni, prima a Crevoladossola e oggi a Domodossola, dove ha coordinato il seggio numero 16 alle scuole Floreanini.
"Non eravamo stati informati preventivamente di questo cambiamento – spiega – e ci siamo trovati a gestire registri unificati, senza più la distinzione tra uomini e donne, ma divisi per lettere del cognome. Questo ha reso più complesso l’ingresso degli elettori: se prima era immediato indirizzare le persone, è stato necessario chiedere il cognome e indicare il banco corretto".
Un passaggio in più che, soprattutto nelle ore di maggiore affluenza, ha contribuito a creare rallentamenti e momenti di incertezza. "Molti elettori – prosegue Signorini – non facevano caso alle indicazioni e si mettevano in fila senza verificare, rendendo necessario un continuo lavoro di smistamento. È stato un sistema che ha richiesto maggiore attenzione da parte di tutti".
Secondo il presidente di seggio, si tratta di una scelta non pienamente condivisa dagli operatori coinvolti, anche alla luce delle difficoltà emerse sul campo. "Da quanto ho potuto riscontrare – aggiunge – diversi presidenti hanno evidenziato criticità simili, così come gli stessi uffici comunali, che si sono trovati a gestire una fase di transizione non semplice".
Una novità destinata probabilmente a consolidarsi nelle prossime tornate elettorali, ma che, alla sua prima applicazione su larga scala, ha messo in luce la necessità di un adattamento organizzativo più strutturato e di una comunicazione più efficace verso cittadini e operatori.





