Cultura - 01 aprile 2026, 11:00

Pestarena, miniere e Resistenza: la storia riscoperta da una giovane ossolana

La neolaureata ossolana Martina Fovanna racconta il suo lavoro tra territorio, ricerca e il ricordo del nonno minatore

Martina Fovanna

Martina Fovanna

Una tesi che unisce storia, territorio e memoria personale, riportando alla luce il ruolo delle miniere d’oro di Pestarena durante la Resistenza in Ossola. È quella discussa lo scorso febbraio da Martina Fovanna, giovane di Domodossola originaria della valle Anzasca, all’Università di Pavia. Alla base della scelta del tema c’è un legame profondo e personale. “La scelta di concentrarmi sulle miniere di Pestarena durante la Resistenza nasce principalmente da un legame personale. Mio nonno, Berno Luigi, ha lavorato per molti anni in queste miniere, e la sua storia e le sue esperienze sono state per me una fonte di ispirazione fondamentale”. Un rapporto che ha dato ancora più valore al percorso di studio. “Pur non avendo avuto la possibilità di confrontarmi direttamente con lui, ho cercato di ricostruire il suo percorso e di comprendere come il luogo in cui aveva lavorato avesse inciso sulla vita delle persone e sulla storia locale durante la Resistenza”.

La tesi è diventata così anche un omaggio. “È stato un modo per rendere omaggio a una persona così importante per me. Non potendo partecipare a un momento significativo come la mia laurea, ho trovato nella mia tesi il modo di renderlo partecipe e, idealmente, protagonista di questa esperienza”. Accanto all’aspetto personale, anche un forte legame con il territorio: “Pestarena e l’Ossola sono luoghi in cui sono nata e cresciuta, e questo argomento mi ha permesso di collegare la mia ricerca a un contesto a me familiare”. Il lavoro di ricerca ha permesso alla giovane di scoprire una realtà storica complessa e spesso poco conosciuta. “È stato molto stimolante, perché mi ha permesso di scoprire una parte della storia del mio territorio che non conoscevo a fondo”.

Le miniere d’oro, infatti, non rappresentavano solo una risorsa economica, ma anche un elemento centrale negli equilibri della Resistenza. “Mi ha colpito la complessità delle dinamiche legate all’oro: non solo una risorsa economica, ma anche un elemento che ha inciso sugli equilibri tra le formazioni partigiane e sulle relazioni all’interno della comunità”. Un aspetto fondamentale del lavoro riguarda anche il tema della memoria storica. “Nel dopoguerra vicende come quella dell’oro di Pestarena sono state in parte semplificate o messe in secondo piano, anche per costruire e trasmettere un’immagine della Resistenza unitaria e condivisa. Nel tempo però la storiografia ha contribuito a far emergere anche queste dimensioni più complesse, restituendo una visione meno semplificata della Resistenza e più aderente alla realtà storica”.

Un percorso che ha lasciato un segno profondo, sia sul piano personale che culturale. “Ho avuto l’opportunità di scoprire aspetti del mio territorio che non conoscevo, storie che si intrecciano profondamente con la vita delle persone e con la memoria collettiva”. E ancora una volta emerge il legame familiare: “Sapere che la mia tesi esplora luoghi e vicende che hanno toccato direttamente la vita di mio nonno ha reso il lavoro ancora più significativo”. La riflessione finale è sulla memoria e sul modo di raccontare la storia: “Comprendere la storia significa accettarne le sfumature: non solo celebrare la parte eroica della Resistenza, ma anche confrontarsi con le tensioni e le zone d’ombra. Questo mi ha lasciato una maggiore consapevolezza del valore della memoria e dell’importanza di raccontarla in modo critico e completo”.

a.f.

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