Attualità - 08 aprile 2026, 07:40

Nursing Up: sanità territoriale in crisi, Italia indietro rispetto all’Europa

L’indagine: manca un vero filtro sul territorio. Il presidente Antonio De Palma: “Così aumentano accessi impropri, costi e disservizi”

Nursing Up: sanità territoriale in crisi, Italia indietro rispetto all’Europa

La sanità di prossimità in Italia resta in netto ritardo rispetto ai principali modelli europei, con conseguenze dirette su qualità delle cure, gestione dei pazienti cronici e sostenibilità del sistema. È quanto emerge dall’indagine del sindacato Nursing Up, che fotografa un sistema ancora troppo sbilanciato sull’emergenza ospedaliera.

"L’Europa ha costruito una sanità territoriale che filtra, accompagna e previene. L’Italia continua a inseguire l’emergenza", afferma Antonio De Palma, sottolineando come nel nostro Paese manchi un vero sistema di “gatekeeping”, cioè un filtro efficace in grado di gestire i casi meno complessi fuori dagli ospedali.

Nei modelli più avanzati, come quelli di Danimarca, Paesi Bassi e Norvegia, tra il 70% e l’80% dei casi a bassa complessità viene gestito sul territorio. Il risultato è una riduzione degli accessi impropri al pronto soccorso tra il 25% e il 30%. In Italia, invece, il pronto soccorso resta la principale porta d’ingresso anche per prestazioni di base, con un impatto pesante su tempi di attesa, carichi di lavoro e gestione delle emergenze.

Il problema si ripete anche nella fase successiva al ricovero. Nei sistemi europei la dimissione è pianificata e accompagnata da una presa in carico territoriale immediata, riducendo le riammissioni entro 30 giorni fino al 15-20%. Nel nostro Paese, invece, il passaggio ospedale-territorio è spesso discontinuo, con il rischio di un “cortocircuito assistenziale”.

Il ritardo appare ancora più evidente nella gestione delle cronicità. In un Paese che invecchia rapidamente – con oltre il 24% della popolazione sopra i 65 anni – il sistema resta prevalentemente reattivo, intervenendo quando il problema è già diventato emergenza, invece di prevenirlo.

A pesare è anche la carenza di personale: mancano circa 175mila infermieri rispetto agli standard europei e oltre 20mila infermieri di famiglia. Ma, secondo De Palma, il nodo non è solo numerico: «È il modello organizzativo che non riesce a decollare».

Il quadro è aggravato da forti disuguaglianze territoriali, con una mobilità sanitaria che supera i 5 miliardi di euro l’anno e un divario marcato tra Nord e Sud. Anche il PNRR, pur rappresentando un’opportunità, sconta ritardi nella realizzazione e nell’attivazione della rete territoriale.

Secondo Nursing Up, l’Italia continua a utilizzare risorse ad alta intensità – come gli ospedali – anche per bisogni a bassa complessità, generando inefficienze e costi elevati. Un sistema che, senza una riforma strutturale, rischia di restare intrappolato nella gestione continua dell’emergenza.

"Senza una rete territoriale capace di filtrare e prendere in carico i pazienti – conclude De Palma – continueremo ad avere ospedali sotto pressione e territori fragili. Il rischio è finanziare una sanità che rincorre l’emergenza invece di governarla".

comunicato stampa a.f.

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