Politica - 17 aprile 2026, 14:25

Domodossola, Capristo e Virgili: “Mantenere il punto nascite, è una scelta di civiltà”

Il gruppo Partecipazione Attiva chiede di non chiudere il reparto: “In montagna il vero problema è il tempo, non i numeri”

Domodossola, Capristo e Virgili: “Mantenere il punto nascite, è una scelta di civiltà”

Chiedono con forza il mantenimento del punto nascite dell’ospedale di Domodossola. Il gruppo consiliare Partecipazione Attiva, attraverso il consigliere Domenico Capristo e il capogruppo Alberto Virgili, interviene nel dibattito sulla riorganizzazione sanitaria del VCO, ponendo l’accento sul diritto alla sicurezza per i territori montani.

“Oggi non stiamo discutendo semplicemente della sorte di un reparto ospedaliero. Stiamo decidendo se un territorio di montagna ha lo stesso diritto alla sicurezza di chi vive in città” dichiarano Capristo e Virgili. “Il punto nascite di un ospedale montano viene spesso giudicato solo con un parametro: il numero dei parti. Se sono pochi, si dice, allora non è sicuro. Ma questa è una lettura incompleta, e in montagna può diventare persino pericolosa” proseguono. “Perché qui il vero fattore critico non è solo il volume, ma il tempo. Il tempo necessario per raggiungere un ospedale più grande. Il tempo che una donna in travaglio non ha. Il tempo che, in caso di emergenza, può fare la differenza tra la vita e la morte” aggiungono.

“In un territorio montano, chiudere un punto nascite senza un’alternativa realmente accessibile significa spostare il rischio, non eliminarlo. Significa aumentare i parti in ambulanza, i ritardi negli interventi, l’ansia e l’insicurezza delle famiglie. Noi non siamo qui a difendere l’esistente per principio. Non stiamo dicendo ‘lasciamo tutto com’è’. Stiamo dicendo qualcosa di più serio e più responsabile: rendiamo quel punto nascita davvero sicuro” precisano.

“Questo significa garantire la presenza di specialisti anche nelle ore notturne. Significa avere un ginecologo, un anestesista, un pediatra pronti a intervenire. Significa integrare quel presidio in una rete efficiente con gli ospedali di riferimento, utilizzare la telemedicina, rafforzare il trasporto assistito materno e neonatale" aggiungono.

“In una parola: investire, non tagliare. Perché la vera domanda politica non è ‘quanti parti ci sono?’, ma ‘quale livello di sicurezza vogliamo garantire a quei cittadini? C’è poi un tema che va oltre la sanità. Quando chiudiamo un punto nascite in montagna, non chiudiamo solo un reparto. Mandiamo un messaggio: che vivere lì è più difficile, che avere figli lì è più complicato, che costruire un futuro lì è meno sostenuto. È così che si indebolisce il Paese” affermano.

“L’uguaglianza non significa trattare tutti allo stesso modo. Significa dare di più a chi ha condizioni più difficili. E la montagna ha condizioni oggettivamente più difficili: distanze, viabilità, isolamento. Per questo chiediamo una scelta chiara: mantenere aperto il punto nascite (sino all’apertura dell’Ospedale di Piedimulera), ma dentro un progetto serio di sicurezza e qualità. Non un presidio fragile, ma un presidio rafforzato. Non un’eccezione tollerata, ma un reparto essenziale garantito. Difendere questo punto nascite non è una battaglia locale. È una scelta di civiltà. È decidere se il diritto alla salute vale allo stesso modo ovunque, anche dove arrivarci è più difficile”.

Redazione

TI RICORDI COSA È SUCCESSO L’ANNO SCORSO AD APRILE?
Ascolta il podcast con le notizie da non dimenticare

Ascolta "Aprile 2025" su Spreaker.
SU