(Adnkronos) -
"L'Iran deve fare la cosa giusta. Oppure, finiremo il lavoro". Donald Trump parte per la Cina e, prima di imbarcarsi sull'Air Force One, rinnova la minaccia: gli Stati Uniti pensano ad una 'guerra bis' se Teheran non accetterà il piano americano per porre fine alle ostilità. Se l'operazione Epic Fury è stata dichiarata conclusa, a breve potrebbe cominciare l'operazione Martello. Non è solo una questione formale: nuovo nome, nuova campagna, con la Casa Bianca svincolata per 2 mesi dal controllo del Congresso.
"L'Iran non può avere l'arma nucleare", è la linea rossa del presidente Usa in un quadro che appare bloccato e che è caratterizzato dalla nuova fiammata dei prezzi del petrolio, ormai abitualmente sopra quota 100 dollari al barile. "Non credo abbiamo bisogno di aiuto con l'Iran. Vinceremo in un modo o nell'altro. Con mezzi pacifici o in altro modo. La loro Marina è andata. L'Aeronautica è distrutta. Ogni singolo pezzo della loro macchina da guerra è stato eliminato", dice ribadendo, per l'ennesima volta, i risultati ottenuti a livello militare.
Trump continua a ripetere che l'Iran "fermerà al 100% l'arricchimento dell'uranio". "Me ne occupo io, mi hanno detto che otterremo la polvere. La chiamo 'polvere nucleare' perché è appropriato", dice riferendosi alle scorte di uranio arricchito sopravvissute agli attacchi statunitensi. Teheran possiede circa 440 chili di uranio arricchito al 60%: mancano pochi step, relativamente semplici, per arrivare alla soglia del 90%, necessaria per l'impiego del materiale in ambito bellico e per la produzione di armi nucleari.
Ai proclami del numero 1 della Casa Bianca, Teheran risponde valutando la possibilità di arricchire ulteriormente l'uranio qualora gli Stati Uniti riprendessero gli attacchi contro l'Iran. La prospettiva viene delineata da Ebrahim Rezaei, portavoce della commissione per la politica estera e la sicurezza nazionale del Parlamento iraniano. La proposta sarà esaminata venerdì dal Parlamento di Teheran. La Repubblica islamica, insomma, è pronta a inviare un segnale chiaro agli Usa: nessun cedimento.
La prospettiva di un 'secondo tempo' nella guerra non può essere scartata. Lo confermano i movimenti al Pentagono , dove si valuta di rinominare l'eventuale nuova offensiva militare contro l'Iran 'Operation Sledgehammer' ('Operazione Martello') nel caso in cui il fragile cessate il fuoco dovesse crollare e il presidente Donald Trump decidesse di riprendere le operazioni di combattimento su larga scala. Secondo funzionari americani citati da Nbc News, il cambio di nome rispetto all'attuale 'Operation Epic Fury' ('Operazione Furia Epica') consentirebbe all’amministrazione Trump di sostenere che si tratterebbe di una nuova operazione militare, facendo così ripartire il limite dei 60 giorni previsto dal War Powers Resolution del 1973 prima che sia necessaria un'autorizzazione del Congresso.
L’amministrazione aveva dichiarato conclusa 'Operation Epic Fury' dopo il cessate il fuoco raggiunto ad aprile per favorire i negoziati diplomatici con Teheran, anche se il Pentagono continua formalmente a utilizzare quella denominazione. Le tensioni tra Stati Uniti e Iran restano comunque elevate: Teheran ha bloccato il traffico navale nello Stretto di Hormuz mentre Washington mantiene il blocco economico e valuta le opzioni per riaprire il passaggio strategico.





