In Italia oltre 86.000 negozi di vicinato sono scomparsi negli ultimi 10 anni; nel medesimo periodo, il saldo negativo in Piemonte è pari a 8.979 unità locali in meno. È partendo da un’analisi capillare di questo scenario che Nomisma presenta la prima edizione dell’Osservatorio Reciprocità e Commercio Locale, proponendo un approccio strutturato in grado di trasformare i dati in azioni concrete e progettualità con l’obiettivo di costruire nuovi modelli sostenibili per il rilancio dell’economia territoriale.
Il Vco in controtendenza
Per quanto riguarda i dati relativi alle province, ad aver pagato il prezzo più alto è Torino, con 4.269 scomparsi rispetto al 2015. In questo scenario, il Verbano Cusio Ossola è in leggera controtendenza rispetto al resto della regione: pur con segno negativo, la provincia è quella che ha meno risentito del fenomeno, con 163 attività in meno rispetto al 2015, pari ad una perdita del 4,5% (contro, per esempio, il 13,2% di Novara o il 15,5% di Vercelli), mentre il dato regionale si assesta su una perdita di attività commerciali di vicinato pari al 10,5% negli ultimi 10 anni (6,7% a livello nazionale).
A fronte di una crescita degli addetti nel comparto pari a +21,2% a livello nazionale, anche il Piemonte si caratterizza per un segno positivo (+14,1%), con vette del +28,9% proprio nella provincia di Verbano Cusio Ossola, anche in questo caso il dato più positivo del Piemonte, mentre la crescita più contenuta si registra a Vercelli (+5,4%). Nel complesso, gli addetti che operano nei negozi di prossimità del Piemonte negli ultimi 10 anni sono aumentati di oltre 23.000 unità e nel 2025 risultano essere più di 187.000.
Dinamiche differenti a seconda del settore di attività
A livello settoriale, il commercio di prossimità è il più colpito mentre, al contrario, la ristorazione si espande, confermandosi il comparto più dinamico. La perdita di negozi di vicinato riguarda in particolare i settori cultura e svago e tessile, abbigliamento e accessori (in calo sia per numero di esercizi sia di addetti), insieme a comparti come ferramenta, gioiellerie, mobili e alimentari. Segnali più positivi emergono invece dal commercio di articoli per l’edilizia.
I ricavi
Costi di compravendita dei negozi in calo, affitti in aumento
L’analisi presentata nell’Osservatorio di Nomisma relativamente ai prezzi di vendita e dei canoni di locazione tra il 2015 e il 2025 restituisce un quadro contraddittorio: a fronte di una riduzione media dei valori di compravendita dei negozi pari a -9,0% a livello nazionale, i canoni di affitto hanno fatto registrare un aumento del +12,9%, evidenziando la crescente pressione dei valori immobiliari sugli esercizi commerciali di prossimità come una delle cause di espulsione dal mercato. Anche queste dinamiche si manifestano in modo differenziato a seconda dei territori di riferimento: per quanto riguarda i prezzi di compravendita dei negozi, in Piemonte si registra un calo generalizzato tra il 2015 e il 2025, con Biella che fa segnare un eloquente -29,7% contro il -23,2% di Asti, il -22,6% di Novara e il -22,1% di Torino. Solamente la provincia di Verbano Cusio Ossola il valore di acquisto dei negozi si è mantenuto in linea rispetto al 2015.
Relativamente all’andamento dei canoni di affitto, infine, l’incremento maggiore in questi ultimi 10 anni si rileva nel Verbano Cusio Ossola (+30,6%), seguito da Cuneo (+24,8%). In controtendenza, si registra una flessione dei canoni a Biella (-11,8%), Asti (-2,6%) e Torino (-1,5%).
“Secondo quanto emerge dal nostro studio, la desertificazione commerciale procede ad un ritmo sostenuto anche in Piemonte e nel Nord Ovest più in generale. Questo fenomeno non deve considerarsi inesorabile, ma rappresentare una vera e propria sfida tanto per i decisori pubblici (a tutti i livelli, non soltanto su scala comunale) che per gli operatori privati. La ricerca di soluzioni, come la costruzione di reti e patti territoriali di reciprocità, possono rappresentare una delle strade da percorrere. L’alternativa sarebbe mettere a repentaglio l’idea stessa di città, nata proprio come crocevia di traffici commerciali”, commenta Francesco Capobianco, Head of Public Policy di Nomisma.





