Le piccole imprese piemontesi continuano a fare i conti con un accesso al credito sempre più difficile. Prestiti in calo, tassi elevati e minore propensione agli investimenti stanno mettendo sotto pressione il tessuto produttivo regionale, in particolare artigiani e microimprese.
A lanciare l’allarme è Confartigianato Imprese Piemonte attraverso un’analisi dell’Ufficio Studi su dati della Banca d’Italia relativi alle erogazioni effettuate tra l’ultimo trimestre del 2025 e il primo del 2026.
Nel dettaglio, nel 2025 i prestiti destinati alle micro e piccole imprese piemontesi sono diminuiti del 3,6%, mentre per il totale delle aziende il calo si ferma allo 0,2%. Un dato leggermente migliore rispetto a Lombardia (-4,2%), Veneto (-4,9%) e Toscana (-5,8%), ma che continua a evidenziare una fase di forte contrazione del credito.
A pesare sono soprattutto i costi dei finanziamenti. In Piemonte il TAE medio applicato alle imprese ha raggiunto il 5,13%, superiore alla media nazionale del 4,95%. Ancora più difficile la situazione nel comparto delle costruzioni, dove il tasso sale fino al 6,69%, contro una media italiana del 6,04%.
Più contenuti i tassi applicati ai servizi, con un TAE del 5,04%, mentre il manifatturiero registra condizioni leggermente migliori con un tasso del 4,97%.
Secondo Confartigianato, le difficoltà di accesso al credito stanno ormai diventando strutturali e rischiano di frenare ulteriormente investimenti e crescita.
“La ripresa del credito in Piemonte, così come nel resto del Paese, continua a mostrarsi debole e poco uniforme, con le micro e piccole imprese che subiscono ancora il peso degli alti costi dei finanziamenti e della mancanza di una reale spinta alla crescita”, dichiara Giorgio Felici.
Felici punta il dito contro un sistema bancario sempre più orientato verso la finanza piuttosto che verso il sostegno all’economia reale.
“A fronte di Istituti di Credito sempre più versati all’attività finanziaria le imprese artigiane sono sempre meno interessate ad investire”, aggiunge il presidente di Confartigianato Piemonte, sottolineando anche il peso della pressione fiscale e dell’incertezza economica.
Secondo l’associazione, sempre più aziende chiedono prestiti non per crescere o innovare, ma semplicemente per riuscire a sostenere tasse e spese quotidiane.
“Inutile parlare di innovazione e crescita – conclude Felici – quando il sistema creditizio è ingessato dai parametri di Basilea creati ad arte per allontanare il credito dall’economia reale”.
Il timore è che la continua stretta sui finanziamenti possa aggravare ulteriormente la stagnazione economica, rallentando investimenti, occupazione e sviluppo del territorio piemontese.





