Attualità - 06 luglio 2026, 09:45

Sanità Vco, l'appello di Insieme per un dono ai sindaci: "Fermare il progressivo smantellamento degli ospedali"

Il comitato scrive agli amministratori: "Siamo di fronte ad una serie di nuove chiusure e limitazioni che riguardano tutto il territorio"

Sanità Vco, l'appello di Insieme per un dono ai sindaci: "Fermare il progressivo smantellamento degli ospedali"

Il comitato Insieme per un dono torna a rivolgersi ai sindaci della provincia del Verbano Cusio Ossola. Lo fa tramite una lettera aperta, nella quale invita gli amministratori del territorio a mantenere alta l’attenzione sulla sempre più complessa situazione della sanità pubblica in provincia, tra continue chiusure e cronica carenza di personale. Di seguito la lettera del comitato:

“Insieme per un dono ha più volte e anche recentemente denunciato lo stato di grave allarme della sanità pubblica sul nostro territorio. Dobbiamo infatti constatare che siamo di fronte ad una serie di nuove chiusure e limitazioni fornite al cittadino che riguardano tutto il territorio del Vco. Nonostante che in data 24 febbraio 2026 al punto 4 del decreto regionale 142-4152, in cui si parla della riqualificazione della rete ospedaliera dell’Asl Vco, si citi testualmente “di prevedere che i presidi ospedalieri San Biagio di Domodossola e Castelli di Verbania mantengano integralmente le attuali funzioni, dotazioni e livelli di servizio fino alla piena entrata in esercizio del nuovo ospedale unico, assistiamo invece al costante ridimensionamento di tali livelli di servizio delle funzioni e delle dotazioni dei nostri ospedali.

  1. Chiusura del punto nascite di Domodossola con Verbania che non arriva agli standard di sicurezza previsti per legge (almeno 500 parti l’anno). Nessuna garanzia quindi per le future mamme ossolane che almeno in urgenza trovavano al San Biagio di Domodossola una valvola di sicurezza. E poi ci meravigliamo che si vada a nascere in altre sedi? Chiediamo pertanto un vero piano di riqualificazione della possibilità di nascere in montagna e di garantire l’urgenza emergenza ostetrico ginecologica in attesa del nuovo ospedale.
  2. Chiusura delle attività chirurgiche urologiche dell’Asl Vco e notevole ridimensionamento dell’attività del reparto che obbliga i pazienti a essere trasferiti a Borgomanero o Novara per le cure del caso.
  3. Radicale e drastica diminuzione delle attività chirurgiche d’elezione in anestesia generale (circa del 60%) di tutte le specialità chirurgiche dell’Asl Vco sia per il presidio di Domodossola che per quello di Verbania. Meno sedute significano meno chirurgia complessa, meno attrattività per pazienti e anche per i professionisti e quindi aumento delle liste d’attesa per tutti gli interventi programmabili, di cui molti di tipo oncologico, per cui i pazienti sono costretti a rivolgersi ad altre strutture ospedaliere o peggio ancora al privato. E questo riguarda tutti i cittadini del Vco.
  4. Reparti e servizi a rischio chiusura per la carenza cronica di personale che lavora in condizioni sempre più disagiate. Il ricorso ai cosiddetti “gettonisti” se da un lato ha provocato un enorme disparità di trattamento economico nei confronti del personale strutturato, dall’altro ha almeno mantenuto “in vita” reparti destinati alla chiusura. Quanti e quali sono questi reparti che sopravvivono ancora a oggi grazie all’attività dei gettonisti e soprattutto cosa accadrà nel momento in cui le nuove normative costringeranno a non utilizzare più le consulenze a gettone? Assisteremo sicuramente a nuove chiusure, come nel caso dell’urologia. I nuovi contratti di consulenza offerti ai liberi professionisti dalle Asl per evitare il ricorso ai gettonisti sono poco attrattivi economicamente e le prospettive di assunzione a tempo indeterminato offerte dagli ospedali periferici come i nostri non attraggono i giovani medici che preferiscono essere assunti in strutture ospedaliere più grandi e strutturate con prospettive di crescita professionale che i nostri reparti ridotti all’osso non offrono più. Ovvio quindi che i concorsi vadano deserti non solo per questioni economiche ma anche e soprattutto per mancanza di competitività delle nostre strutture.

Recentemente l’Asl Vco ha firmato un contratto di collaborazione con l’ospedale di Orbassano che si impegna a fornire la copertura dei turni di guardia attiva e di reperibilità urologica al San Biagio di Domodossola. Teniamo a precisare che tale convenzione è valida solo per i week end, esclusi quelli di agosto, dal 15 giugno fino al 31 dicembre 2026. I costi di tale convenzione sono pari a 80 euro lordi l’ora per la guardia attiva e 25 euro lordi l’ora per la reperibilità. A queste spese vanno aggiunti i compensi per i rimborsi per le spese di viaggio pari a 40 euro l’ora per le trasferte (4 ore totali tra andata e ritorno), i rimborsi per le spese di benzina, pedaggi autostradali e la completa copertura delle spese di vitto e alloggio. Non è previsto alcun compenso per l’attività chirurgica che quindi viene svolta solo dal personale strutturato che consta di soli due medici assunti a tempo indeterminato che nei mesi di giugno e luglio è stata di due sedute operatorie mensili (praticamente nulla).

Non sta a noi giudicare queste cifre, ma il dato certo è che, alla fine, il costo totale di questa operazione è maggiore di quello che sarebbe stato mantenendo a contratto i liberi professionisti già operanti nel reparto di urologia che a parità di cifre lorde non godevano però di nessun rimborso spesa dovendo anche provvedere a tutte le voci di spesa sopracitate oltre alla copertura assicurativa personale. Almeno era però garantita la continuità di servizio 7 giorni su 7 e l’attività chirurgica necessaria a far fronte a liste d’attesa che attualmente vedono oltre 800 pazienti in lista per interventi di tipo urologico di cui 250 in classe A (urgente). Tappare i buchi nei week end non risolve la situazione, non costruisce un reparto, non crea equipe in grado di crescere e formarsi.

Diminuire le sedute operatorie svilisce i chirurghi che vorrebbero invece riempirle per fare il lavoro che amano anche con stipendi e compensi poco dignitosi per chi lavora con la vita delle persone. E questo vale per tutti i reparti e tutte le professionalità e non solo per l’urologia! Quindi l’Asl spende di più per avere un servizio solo di supporto al Dea nei soli week end (escluso agosto) e senza alcun vantaggio per i pazienti urologici di tutta la provincia che vengono trasferiti a Borgomanero e a Novara per essere trattati e operati. L’arrivo dei medici di Orbassano è quindi solo una mera soluzione politica, ma il dato di fatto è in pratica la chiusura del reparto di urologia.

La nostra preoccupazione anche a fronte delle continue dimissioni di primari e medici che cercano alternative in altre strutture ospedaliere è che altri reparti già a rischio faranno la stessa fine e che in attesa della costruzione del nuovo ospedale resterà poco o nulla dei nostri San Biagio e Castelli e i cittadini del Vco saranno costretti a rivolgersi altrove o al privato per il loro bisogno di salute. Con quali risorse verrà aperto il nuovo ospedale se già adesso non si costruiscono e si programmano equipe di medici e operatori sanitari che dovranno trasferire nel nuovo ospedale le loro competenze e professionalità garantendo protocolli, percorsi già strutturati e affidabili e rodati nel tempo? La regione mantenga fede all’articolo 4 del decreto che prevede il mantenimento allo status quo della situazione sanitaria fino alla costruzione del nuovo ospedale. A noi sembra che questo non stia succedendo e i dati forniti ne sono la prova lampante. Come possiamo quindi avere fiducia in chi non mantiene gli impegni assunti? Anche per quanto riguarda l’ospedale nuovo succederà lo stesso? Il nostro è quindi un invito a tutti i sindaci del Vco affinché facciano sentire la propria voce mantenendo una vigilanza rigorosa sui percorsi che porteranno alla costruzione del nuovo ospedale provinciale, ma e pretendendo anche l’effettivo mantenimento dei servizi che i nostri due ospedali garantiscono per la salute di tutti i cittadini del Vco”.

l.b.

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