Dopo la conferma che la seggiovia Pecetto-Belvedere non riaprirà, il mondo del turismo lancia un appello: "Servono risposte e una prospettiva per il futuro". Questo é il grido d'allarme, l'ennesimo, che gli operatori lanciano. Gli effetti sono sempre più pesanti sull'economia turistica di Macugnaga. Se da un lato gli alberghi riescono ancora a lavorare nei fine settimana, durante la settimana il calo delle presenze si fa sentire in modo evidente. A pagare il prezzo più alto sono soprattutto i rifugi in quota, dove le presenze si sono drasticamente ridotte e i gestori si trovano ad affrontare anche enormi difficoltà logistiche. Tanta la difficoltà anche per allevatori e pastori.
Tra le voci più preoccupate c'è quella di Luca Madau, allevatore, che non nasconde lo sconforto: "Questa notizia è il colpo di grazia. Anche con la riapertura del Moro, che per il vento non riesce comunque a rimanere aperto tutti i giorni, per chi lavora in montagna è una perdita enorme. La situazione è molto dura, soprattutto per i rifugi del Belvedere, ma anche la mia attività di allevatore è diventata davvero difficile da portare avanti". Il problema non riguarda soltanto il minor numero di visitatori, ma anche la quotidianità del lavoro. Senza la seggiovia, ogni rifornimento richiede uno sforzo enorme. "Il materiale più pesante lo abbiamo trasportato con l'elicottero, ma tutto il resto bisogna portarlo a spalla. Se ti accorgi che ti manca anche solo un cacciavite, prima bastava trovare qualcuno che saliva con la seggiovia. Oggi bisogna scendere e risalire a piedi. Quando va bene servono tre ore, che poi diventano anche stanchezza e perdita di tempo".
A complicare ulteriormente la situazione c'è anche il sequestro della pista. "Ieri siamo saliti con le bestie al Belvedere, ma abbiamo dovuto ottenere un'autorizzazione speciale dalla Procura e dalla Guardia di Finanza. È una situazione che rende tutto molto più complicato". Secondo Madau, il problema più grande è l'incertezza: "Quello che fa più male è il silenzio. Se avessimo saputo prima quale sarebbe stata la situazione, avremmo potuto organizzarci e magari fare investimenti diversi. Oggi molti operatori si stanno chiedendo se abbia ancora senso continuare a presidiare il territorio".
Anche Paolo Rigotti, operatore turistico di Pecetto, conferma il momento difficile: "Nel fine settimana riusciamo ancora a lavorare, ma durante la settimana il calo delle presenze è evidente e tutti stanno facendo fatica a salvare la stagione". Rigotti invita però anche a guardare oltre l'emergenza. "A questo punto smettiamo di pensare alla seggiovia e iniziamo a immaginare una nuova Macugnaga. Dobbiamo ripensare il paese senza questo impianto, costruendo nuove opportunità e nuove attrazioni, almeno finché la situazione non si sbloccherà. È il momento di ripartire da zero e progettare un futuro diverso".
A fotografare le difficoltà dei rifugi è infine Francesco Valente, gestore del rifugio Roberto Maroli al Monte Moro e del rifugio Wengwaldhutte al Belvedere: "Al Monte Moro ci siamo organizzati e siamo autonomi. Siamo regolarmente aperti sia per la ristorazione sia per i pernottamenti e continuiamo a essere un punto di riferimento per gli escursionisti più esperti".
Ben diversa la situazione al Belvedere: "Qui siamo praticamente isolati. L'affluenza è diminuita dell'80% e siamo in grande difficoltà, sia perché le persone fanno molta più fatica a raggiungerci, sia perché ogni approvvigionamento è diventato complicato. Cerchiamo di resistere, ma la situazione è davvero molto pesante".
Le testimonianze degli operatori raccontano un territorio che continua a lavorare e a garantire servizi nonostante le difficoltà, ma che oggi chiede soprattutto certezze. Perché, oltre al danno economico immediato, il timore è che il protrarsi di questa situazione possa mettere seriamente a rischio il futuro delle attività che da anni rappresentano un presidio fondamentale per la montagna di Macugnaga.





