Attualità - 11 luglio 2026, 19:30

Macugnaga, il grido d'allarme del Rifugio Zamboni Zappa: "Senza seggiovia a rischio il nostro futuro"

Il gestore Valerio Corti racconta le difficoltà dopo lo stop degli impianti e la chiusura del sentiero del Belvedere: "Abbiamo perso almeno tre quarti della clientela e i costi di gestione continuano ad aumentare"

Macugnaga, il grido d'allarme del Rifugio Zamboni Zappa: "Senza seggiovia a rischio il nostro futuro"

La mancata riapertura della seggiovia Pecetto-Belvedere continua a produrre pesanti conseguenze sulle attività in quota a Macugnaga. Tra le realtà più colpite c'è il Rifugio Zamboni Zappa, storico punto di appoggio ai piedi della parete est del Monte Rosa, che vede ridursi drasticamente il numero di escursionisti e aumentare, allo stesso tempo, le difficoltà di gestione.

A raccontare la situazione è il gestore Valerio Corti, che lancia un appello sul futuro del rifugio e, più in generale, dell'economia turistica di Macugnaga. "L'assenza degli impianti di risalita sta mettendo a dura prova la sopravvivenza della nostra attività, non solo dal punto di vista del numero di clienti ma anche per la gestione stessa del rifugio - spiega -. Negli anni scorsi tutto il materiale necessario per il rifugio, dalle provviste ai beni di consumo, veniva trasportato con la seggiovia fino al Belvedere e da lì portato a spalla nell'ultimo tratto. Oggi, salvo qualche sporadico trasporto in elicottero, dobbiamo partire da Pecetto, affrontando oltre un'ora e mezza di salita con carichi spesso pesanti".

Una situazione che, sottolinea Corti, coinvolge non solo il personale del rifugio ma anche gli escursionisti. "I sentieri sono spesso poco segnalati e avrebbero bisogno di maggiore manutenzione. Per noi questa fatica è ormai diventata la normalità, ma comporta un aumento dei costi di gestione che, unito alla diminuzione dei visitatori, sta mettendo sempre più in difficoltà la nostra attività".

Il gestore ricorda anche quanto accaduto la scorsa estate. "Lo scorso anno, l'8 agosto, è stato chiuso il tratto di sentiero che attraversa la morena del Belvedere, provocando un danno economico enorme. Oggi, senza nemmeno la seggiovia in funzione, possiamo parlare di una riduzione di almeno tre quarti della clientela rispetto agli anni scorsi".

Dietro al lavoro di un rifugio, evidenzia Corti, c'è una scelta di vita fatta di sacrifici. "Il nostro è un lavoro che svolgiamo per passione e per amore della montagna, senza guardare agli orari o alla fatica. Ma bisogna fare i conti anche con la realtà e, nelle condizioni attuali, non so per quanto ancora potremo permetterci di continuare". Nonostante tutto, il rifugio continua a restare aperto. "Stiamo stringendo i denti non solo per noi, ma anche per Macugnaga, che ci ha accolti anni fa, per questa montagna che ormai sentiamo come casa e per tutte le persone che vengono ad ammirarla".

Infine l'appello alle istituzioni: "La possibile chiusura del nostro rifugio sarebbe un danno enorme, non solo dal punto di vista economico, ma anche morale. Potrebbe essere il primo segnale di una crisi destinata a travolgere l'intero settore turistico del paese. Finora le istituzioni si sono dimostrate sorde alle nostre richieste di aiuto. Oggi riponiamo la nostra speranza nel comune e nel nuovo sindaco. La montagna di Macugnaga non è soltanto un bellissimo panorama per i social: è un ecosistema che vive anche grazie alle attività che ne hanno costruito l'identità. I rifugi fanno parte della storia di Macugnaga e speriamo possano continuare a far parte anche del suo futuro".

Miria Sanzone

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