Riceviamo e pubblichiamo una lettera aperta da parte di Antonio Manzoni, lettore e frequentatore abituale della Val Bognanco:
“A distanza di un mese sono tornato a Bognanco insieme ad alcuni amici. Lo abbiamo fatto con la speranza di trovare qualche segnale di cambiamento, di vedere che finalmente qualcosa si fosse mosso. Purtroppo non è stato così. Abbiamo trovato lo stesso silenzio.
Chi passeggia nel Parco delle Terme trova un ambiente curato, il verde mantenuto con attenzione, una struttura che continua ad essere custodita con dignità. La piscina e la Spa sono aperte e continuano ad accogliere i visitatori grazie ai sacrifici di chi, nonostante tutto, non ha mai smesso di credere in questa realtà.
Ma basta avvicinarsi ai rubinetti delle fonti per capire dove si trova il vero problema. Sono chiusi. Da quei rubinetti, per oltre 160 anni, migliaia di persone hanno bevuto le acque di Bognanco e iniziato le loro cure termali. Oggi chi arriva con quella speranza trova soltanto il silenzio. È questa l'immagine che più colpisce: un parco vivo e curato, ma il cuore delle Terme che non può svolgere la sua funzione.
Questa stagione estiva è ormai perduta. E una stagione persa non si recupera più.
Negli ultimi anni Bognanco ha già pagato un prezzo altissimo. I negozi hanno chiuso. Gli alberghi hanno abbassato le serrande uno dopo l'altro. Oggi ne sono rimasti soltanto due, ma senza quella clientela termale che per decenni ha rappresentato una parte importante dell'economia del paese. Chi arriva sperando di trovare le Terme aperte scopre invece che le cure non si possono fare e spesso riparte deluso.
In queste settimane abbiamo letto che la regione Piemonte ha stanziato importanti risorse per consentire la ripartenza degli impianti di Macugnaga. È una scelta che condivido, perché quando un'infrastruttura è fondamentale per la vita economica e turistica di una valle è giusto che le istituzioni intervengano.
Anche a Crodo, dove il parco termale è chiuso da anni, il comune ha deciso di organizzare incontri pubblici per cercare idee e costruire un futuro. È il segnale che non ci si vuole rassegnare e che si continua a credere nel valore di quel patrimonio.
Ed è proprio per questo che mi pongo una domanda. Perché non si riesce a trovare la stessa determinazione anche per le Terme di Bognanco? Non si chiedono favoritismi né corsie preferenziali. Si chiede soltanto che le Terme di Bognanco non vengano lasciate sole e che tutte le istituzioni competenti facciano il possibile. Si chiede semplicemente che un patrimonio storico di oltre 160 anni venga considerato una ricchezza del Verbano Cusio Ossola e dell'intero Piemonte.
Mi pongo anche un'altra domanda. In tanti comuni, quando il futuro del territorio è in pericolo, i sindaci chiamano a raccolta tutte le istituzioni: regione, provincia, parlamentari, enti competenti e associazioni. Si siedono attorno a un tavolo e cercano una soluzione. Perché questo non accade anche a Bognanco? Perché non convocare tutti coloro che possono dare un contributo e tentare ogni strada possibile prima che sia troppo tardi?
Non è una critica personale. È una domanda che credo molti cittadini si stiano ponendo. La burocrazia è necessaria in uno Stato di diritto. Ma quando i tempi della burocrazia diventano così lunghi da bloccare per anni una realtà storica, allora non si fermano soltanto delle pratiche. Si fermano il turismo. Si ferma l’economia. Si perdono posti di lavoro. E si spegne lentamente la speranza di un'intera comunità.
C'è però un pensiero che mi accompagna mentre lascio Bognanco. E se il prossimo anno fosse ancora così? Se anche le ultime attività che oggi resistono decidessero di arrendersi? Se i due alberghi rimasti non trovassero più la forza di riaprire? Se un domani anche la piscina e la Spa, che oggi con enormi sacrifici tengono viva una parte del complesso, fossero costrette a fermarsi? Sarebbe una sconfitta per tutti.
La storia insegna che quando un'attività chiude è molto difficile che riapra. Lo abbiamo visto in tante località termali del Piemonte e d'Italia. Intorno alle Terme, negli anni, hanno chiuso alberghi, negozi e tante altre attività. Ogni serranda abbassata è un pezzo di storia che se ne va.
Non aspettiamo che si spenga anche l'ultima luce. Perché allora potrebbe essere davvero troppo tardi. Le sorgenti continuano a scorrere ogni giorno. Aspettano soltanto di poter tornare a fare ciò che hanno fatto per oltre un secolo e mezzo: dare salute, lavoro, turismo e futuro a Bognanco.
Il tempo, però, non aspetta nessuno. Ogni estate perduta rende più difficile la rinascita. E forse, tra qualche anno, ci chiederemo tutti la stessa domanda: si poteva fare qualcosa prima?
Le sorgenti non hanno mai smesso di scorrere. Spero soltanto che non siano gli uomini a decidere di lasciarle scorrere inutilmente. Perché perdere un patrimonio naturale è grave. Ma perdere la volontà di salvarlo sarebbe ancora più grave.
Qualcuno potrebbe chiedersi perché mi interessi così tanto delle Terme di Bognanco. La risposta è semplice. Per molti anni ho frequentato Bognanco per effettuare le cure idropiniche. Quelle acque mi hanno aiutato e mi hanno fatto conoscere un luogo straordinario, che con il tempo ho imparato ad amare. Per questo oggi mi fa male vedere i rubinetti chiusi. Non difendo interessi personali e non rappresento nessuno. Scrivo soltanto come un cittadino riconoscente verso un luogo che ha fatto del bene a me e a migliaia di altre persone e che, sono convinto, potrebbe continuare a farlo anche per le future generazioni”.





