Cronaca - 05 agosto 2026, 11:02

Due vitelli uccisi vicino allo Zamboni-Zappa: l’appello di un allevatore

La predazione sarebbe avvenuta in pieno giorno, a pochi metri dal rifugio. Luca Marta dell’Azienda Agricola Madalu racconta la dinamica dell’accaduto e denuncia le difficoltà crescenti per chi lavora in montagna

Due vitelli sono stati predati domenica 2 agosto nei pressi del Rifugio Zamboni-Zappa, a Macugnaga. A raccontare l’accaduto è Luca Marta, titolare dell’Azienda Agricola Madalu. Un episodio attribuito al lupo e avvenuto in pieno giorno, a circa cento metri dal rifugio, all’interno di un recinto e in una zona frequentata da escursionisti.

L’allevatore spiega che gli animali erano stati controllati nella mattinata e che la predazione sarebbe avvenuta in una finestra di tempo in cui l’area non era presidiata. Un episodio che, secondo Marta, si aggiunge alle numerose difficoltà che già gravano sulle aziende agricole di montagna: dalla siccità ai problemi burocratici, fino alle difficoltà legate alla gestione degli allevamenti e alla sostenibilità economica delle attività.

"Erano circa le 8 – racconta Luca Marta – perché il recinto dei vitelli era vicino a quello delle vacche. Mio fratello sale a riportare le vacche nel recinto della giornata, non quello della notte, e passando di lì controlla come di consueto gli animali. C’erano tutti e sette i vitelli. A mezzogiorno risale, prima di pranzo, per verificare che tutto sia a posto, e arriva al recinto trovandone soltanto cinque. Va a cercarli e uno lo trova sbranato, mentre uno non viene ritrovato".

L’allevatore aggiunge che, sulla base delle verifiche fatte e delle informazioni raccolte anche con il gestore del rifugio, la predazione potrebbe essere avvenuta tra le 9 e mezzogiorno, in un momento in cui non erano presenti persone nella zona interessata. "Spero non sia stato alle 8 e cinque minuti – spiega – perché avrebbe voluto dire che il lupo si trovava lì dietro, a pochi passi da lui".

Secondo Marta, il timore è che non si tratti di un singolo esemplare, ma della presenza di più lupi che stanno frequentando la zona. "Abbiamo paura che non sia un solo esemplare, ma un gruppo, un branco, come vogliamo chiamarlo, di due o tre animali. Non sappiamo se siano padre, madre e figlio o gruppi creati in altro modo, ma stanno battendo un po’ tutta la zona".

L’allevatore evidenzia anche la distanza tra le stime sulla presenza dei lupi e la percezione di chi vive quotidianamente la montagna. "Ci scontriamo con i numeri – afferma – secondo me, almeno dalla zona di Bannio Anzino a salire, il numero dovrebbe essere almeno pari o superiore a cinque. Questi lupi iniziano a spaventare e fare disastri".

Per l’Azienda Agricola Madalu l’episodio rappresenta un ulteriore colpo in una situazione già complessa. Luca Marta sottolinea come gli eventuali indennizzi non sarebbero sufficienti a compensare il danno economico complessivo, considerando la perdita degli animali, i mancati contributi, le spese aggiuntive e il tempo necessario per affrontare l’emergenza.

L’allevatore richiama inoltre l’attenzione sulle difficoltà quotidiane di chi continua a lavorare in quota: "Il problema non è tanto economico, ma psicologico – spiega – perché è impossibile lavorare quando hai problemi su più fronti: il lupo, la siccità, il rinnovo dei pascoli, le autorizzazioni per ampliare la stalla, il latte crudo e tante altre limitazioni".

Dopo la predazione i vitelli superstiti saranno riportati in stalla, una scelta che secondo l’azienda avrà conseguenze sulla gestione degli animali e sul mantenimento del pascolo. Una decisione dettata dalla necessità di garantire maggiore sicurezza, ma che rischia di avere ripercussioni anche sull’equilibrio delle aree montane.

L’appello finale dell’allevatore è rivolto alle istituzioni affinché vengano individuate soluzioni concrete per tutelare chi continua a presidiare e lavorare nelle zone alpine.

Miria Sanzone

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