(Adnkronos) - Il sovraffollamento nelle carceri italiane cresce ancora. Al 28 luglio erano 64.741 in totale le persone detenute nelle nostre carceri, a fronte di una capienza regolamentare di 51.220 posti, che però ignora il fatto che ci sono alla stessa data 4.877 posti non disponibili. I posti effettivamente disponibili sono dunque 46.343, e il tasso medio di affollamento reale del sistema è dunque ormai al 139,7%. E' il dato riportato nel Rapporto di metà anno 2026 di Antigone sulla situazione nei penitenziari italiani.
Ma in cinque regioni il tasso di affollamento - sottolinea Antigone - è in effetti oltre il 150%. Si tratta di Puglia (180,4%), Molise (165,9%), Basilicata (162,5%), Lombardia (157,9%) e Friuli-Venezia Giulia (152%). E la situazione è ancora più critica in alcuni istituti. In ben sei, i detenuti sono ormai più del doppio dei posti disponibili: Lucca (256,8%); Milano San Vittore (223,6%); Latina (220,8%); Foggia (219,9%); Lodi (209,3%); Brescia Canton Monbello (202,7%). E gli istituti in cui l’affollamento supera il 180% sono ormai 25. "Sono numeri altissimi, da far tremare i polsi - sottolinea Antigone - Numeri che non si vedevano dal 2013, anno della condanna all’Italia da parte della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo per condizioni di detenzione inumane e degradanti. Numeri che, come vedremo sotto, rendono impossibile la vita in carcere, sia per chi è detenuto che per chi ci lavora. E in alcuni casi, la vita, la troncano".
SOVRAFFOLLAMENTO RECORD - Una gravissima emergenza umanitaria strutturale aggravata dalle ondate di caldo di quest'estate, è la fotografia delle carceri italiane scattata da Antigone. Nelle 72 visite effettuate da Antigone negli ultimi dodici mesi, è emerso che nel 44% degli istituti vi sono celle in cui lo spazio calpestabile è inferiore al limite minimo di 3 metri quadrati a persona. A testimoniare questa condizione - sempre in base al rapporto - vi sono i numeri dei reclami accolti dalla magistratura di sorveglianza per i trattamenti inumani o degradanti subiti dalle persone recluse: ben 6.539 nel 2025, il 12% in più del 2024.
INFERNO ESTIVO E LE CONDIZIONI DI VITA - Nei mesi estivi, la vita in carcere si trasforma in un'esperienza "al limite della sopravvivenza", fa presente Antigone. Oltre il 60% della popolazione detenuta è sottoposto al regime di "custodia chiusa" (un dato cresciuto negli anni dopo i negativi passi indietro rispetto al regime delle “celle aperte” e della “sorveglianza dinamica”), trascorrendo la maggior parte della giornata in celle sovraffollate con temperature che superano i 40 gradi. In alcuni istituti poi le finestre delle celle risultano schermate e questo impedisce anche il passaggio di aria. La cronica carenza di ventilatori, preclusi all'acquisto per centinaia di detenuti indigenti, trasforma le camere in veri e propri forni. A questo si aggiunge la direttiva del Dap del 23 aprile 2026, che ha vietato la presenza di frigoriferi all'interno delle celle e dei corridoi, limitandone l'uso agli spazi comuni. Questo impedisce ai ristretti di avere accesso autonomo all'acqua fresca, soprattutto nelle ore notturne, costringendoli all'intermediazione del personale. A queste condizioni si sommano carenze igienico-sanitarie indegne: infestazioni di cimici da letto a Venezia, Monza e Pisa, e persino gravi carenze idriche, come registrato nel carcere di Milano Opera, dove il servizio idrico è stato interrotto per un guasto, costringendo all'uso di bottiglie d'acqua della Croce Rossa. In estate poi, con il blocco alle attività scolastiche e il rallentamento anche di molte attività di volontariato, "le persone detenute sono sempre più sole in un’apatia generalizzata che è anche un vettore per i suicidi", denuncia l'associazione.
SALUTE MENTALE, PSICOFARMACI E SUICIDI - La disperazione porta a conseguenze tragiche: nei primi sette mesi del 2026, almeno 38 persone si sono tolte la vita in carcere. La vittima più giovane è stata una ragazza di appena 21 anni a Trento, il più anziano un uomo di 73 anni a Padova. Il 50% dei suicidi riguarda persone di origine straniera, evidenziando una loro maggiore vulnerabilità. Anche l'autolesionismo è in forte aumento, con una media di 26,5 atti autolesivi ogni 100 detenuti. Nel 2026, il 9,3% dei detenuti ha diagnosi psichiatriche gravi, con una cronica carenza di ore di assistenza da parte di psichiatri e psicologi. A fronte di questo numero il 20,5% fa regolarmente ricorso a stabilizzanti dell’umore, antipsicotici e antidepressivi e il 46% ricorre a sedativi o ipnotici.
I giovani detenuti nei 20 Istituti Penali per Minorenni italiani al 30 giugno 2026 erano 572, sostanzialmente in linea con i dati dello scorso anno (559 al 30 giugno, 572 al 31 dicembre). L’impennata nelle presenze in carcere, "aumentate del 50% con l’entrata in vigore del Decreto Caivano" e andata ora a regime, era "evidentemente dovuta all’inasprimento della reazione penale e non a un progressivo aumento della criminalità minorile più seria", evidenzia il Rapporto di metà anno 2026 di Antigone sulla situazione nei penitenziari italiani.
Continua invece a crescere in modo preoccupante - rileva il rapporto - il numero dei ragazzi e delle ragazze complessivamente in carico ai Servizi della Giustizia Minorile, segno di una cultura che alla presa in carico sociale, all’accoglienza e al sostegno sul territorio sta sostituendo la presa in carico penale. Erano 14.151 nell’ottobre 2022, al momento dell’ascesa in carica dell’attuale governo, e sono oggi 17.833, con un aumento del 26%. Nei primi sei mesi del 2026 sono aumentati di quasi mille unità. L’espansione del controllo penale nei confronti dei minorenni va di pari passo con una narrazione semplificata ed allarmista dei fenomeni minorili, che non trova riscontro nei dati. Le presenze in comunità minorili sono 1.368 (di cui solo 16 in comunità pubbliche), mentre la messa alla prova coinvolge 3.611 persone, e 566 persone si trovano in una misura alternativa o sostitutiva alla detenzione, di sicurezza, cautelare delle prescrizioni o permanenza in casa.
Dei 572 giovani in Ipm (di cui 23 ragazze), gli stranieri sono 227, pari quasi al 40%. Oltre l’80% proviene dal Nord Africa (in particolare Tunisia, Marocco, Egitto) ed è sostanzialmente composto da minori stranieri non accompagnati che non hanno trovato posto nell’accoglienza esterna e sono approdati al carcere dalla vita di strada. Il 60% dei detenuti è composto da minorenni e il 40% da giovani adulti che hanno commesso il reato prima dei 18 anni. Tra i minorenni, solo il 13% ha una condanna definitiva, mentre gli altri sono in carcere in custodia cautelare. Gli ingressi in carcere nei primi sei mesi dell’anno sono stati 562, meno delle presenze alla fi ne del periodo, segno dell’allungamento delle permanenze in detenzione. Se paragoniamo con i primi sei mesi del 2023, ultimo semestre senza il Decreto Caivano, vediamo che gli ingressi erano stati 517 e le presenze alla fine del periodo erano in numero inferiore, ovvero 409. Il 48,6% dei reati ascritti ai giovani detenuti sono reati contro il patrimonio e il 23,6% costituiscono reati contro la persona.
Nei primi sei mesi del 2026 sono stati 87 i trasferimenti a carceri per adulti, una modalità di affrontare a scapito delle vite dei ragazzi quel sovraffollamento che per la prima volta nella storia ha colpito le carceri minorili. "L’altra unica modalità messa in atto dal governo è stata quella dell’apertura di tre nuovi istituti minorili, precipitosamente e con spazi spesso inadeguati, a L’Aquila, Lecce e Rovigo, mostrando così tutta l’incapacità di costruire percorsi di vita per i giovani e confermando un modello esclusivamente contenitivo che non può che costituire una grande sconfitta per la società", sottolinea Antigone nel rapporto.
Polizia Penitenziaria sotto organico del 15,39%, 17,77% del personale amministrativo delle carceri in meno e 932 educatori sui 1.036 previsti. Secondo i dati riportati nelle schede di trasparenza pubblicate dal ministero e aggiornate al 30 giugno 202 - si legge nel rapporto - manca il 15,39% delle unità di Polizia Penitenziaria previste in pianta organica. In totale il personale effettivamente presente è pari a 32.212. Il rapporto detenuti agente attuale è pari a 2 detenuti per ogni agente, a fronte di una previsione di 1,5. Tra le regioni italiane questo rapporto varia fra l’1,3 e il 2,4 detenuti per ogni agente, le regioni che hanno in media un rapporto più elevato sono Lombardia, Puglia e Abruzzo. Per quanto riguarda il personale amministrativo, su 4.137 previsti in organico, sono presenti 3.406 amministrativi effettivi. Manca il 17,77% delle unità previste in pianta organica. Il numero totale degli educatori, secondo le schede trasparenza, è pari a 932 a fronte delle 1.036 previste in pianta organica. La media nazionale di persone detenute in carico a ciascun funzionario è di 69,5. Come per gli agenti, il dato differisce sul territorio: mentre a Verona il rapporto è di un educatore per 152,2 detenuti, nella Casa Circondariale di Sciacca, sono presenti 2 educatori per 24 detenuti, con un rapporto pari a 12 detenuti per educatore.
Nonostante i vari concorsi durante l’ultimo biennio - sottolinea Antigone - il sovraffollamento crescente annulla gli effetti di un aumento del personale, rendendo necessario un ripensamento degli organici di tutti gli operatori, non soltanto del comparto sicurezza, soprattutto nell’ottica dei turn over e dei futuri pensionamenti. L’assenza del personale si ripercuote anche sui diritti delle persone detenute, ad esempio rendendo più complicato organizzare visite mediche all’esterno per difficoltà nell’organizzare il servizio di scorta o allungando i tempi per ricevere risposte per richieste di benefici penitenziari o per l’ottenimento di misure alternative.
L'approccio dell'attuale esecutivo, basato su un "populismo penale" e logiche emergenziali - sottolinea Antigone - ha moltiplicato i reati e inasprito le pene, "ignorando le cause strutturali della crisi. Al di là di alcuni annunci, di concreto non si è registrato nulla. Il piano di edilizia penitenziaria, partito nel 2025, avrebbe dovuto dotare il Paese di 10.000 nuovi posti entro la fine del 2027. Dopo oltre un anno e mezzo sappiamo per certo, invece, che i posti disponibili sono addirittura diminuiti di 424 unità".
Nei giorni scorsi, nell’approvazione di un provvedimento che riguarda i detenuti con dipendenza, il ministro della Giustizia ha parlato di 10.000 persone che potranno uscire. "Tuttavia, al di là dei paletti previsti della legge, al di là della mancanza di disponibilità di tanti posti nelle comunità accreditate, la legge prevede una copertura finanziaria annuale per un massimo di 600 persone - rivela l'associazione - Nel frattempo l’emergenza resta e cresce ogni giorno che passa".
"Il sovraffollamento carcerario che stiamo documentando - afferma il presidente di Antigone, Patrizio Gonnella - è l'effetto diretto e drammatico di un governo che crea in continuazione nuovi reati e inasprisce le pene. Rispondendo sistematicamente agli eventi di cronaca con una logica emergenziale e repressiva, l'esecutivo sta trasformando le nostre carceri in polveriere. Le promesse di svuotamento attraverso le misure alternative sono state completamente disattese: non solo non è uscito nessuno grazie a queste task force propagandistiche, ma nel primo semestre del 2026 le misure alternative sono addirittura calate del 7%. Le uniche misure effettive riscontrate - sottolinea Gonnella - si traducono in soluzioni illegittime, come il surreale invito (poi ritirato) del Provveditorato della Toscana a superare le capienze regolamentari aggiungendo persino materassi a terra pur di assorbire i trasferimenti dal carcere di Sollicciano, recentemente sequestrato per condizioni inumane. Investire sul reinserimento è l'unica via d'uscita per un sistema che, con almeno il 60% di recidivi tra i detenuti, oggi riproduce solo ulteriore marginalità e crimine”.





