È Pietro Maria Fiori, 35 anni, di Milano, la vittima della tragedia avvenuta nella notte tra sabato 29 e domenica 30 agosto all'Alpe Buscagna, nella zona dell'Alpe Devero. Anche la ragazza di 19 anni ricoverata in gravi condizioni al Niguarda di Milano era una volontaria. Entrambi si trovavano in montagna nell'ambito del progetto Pasturs, affiancando l'azienda agricola Francesco Biondo nelle attività dell'alpeggio.
Una tragedia che colpisce dunque direttamente un progetto nato proprio per avvicinare giovani e mondo dell'allevamento di montagna. Pasturs è una rete di volontari e volontarie tra i 18 e i 45 anni che trascorrono un periodo negli alpeggi aiutando gli allevatori nella gestione quotidiana degli animali e nelle misure di prevenzione contro le predazioni di lupi e orsi. Nel 2026, in Piemonte, il progetto opera nel Parco Nazionale della Val Grande e nelle Aree Protette dell'Ossola.
Il racconto dall'Alpe Buscagna pochi giorni prima della tragedia
A rendere ancora più forte il contrasto con quanto accaduto nella notte è una testimonianza pubblicata solo pochi giorni fa sui social ufficiali di Progetto Pasturs, proveniente proprio dall'Alpe Buscagna.
Era il racconto di una volontaria, attraverso fotografie e pensieri sulla sua esperienza accanto agli allevatori Janis e Francesco. Immagini di una quotidianità scandita dai ritmi della montagna: la partenza alle 6 del mattino, le prime luci dell'alba e la lenta salita verso l'alpeggio a 2.300 metri.
"La mungitura all'alba regala i primi raggi di sole che filtrano dai larici davanti alla stalla", si legge in una delle immagini condivise dal progetto. In un'altra viene raccontato il ritorno all'alpeggio dopo ore di salita e il ristoro con l'acqua del ruscello.
Fotografie di mandrie al pascolo, baite, animali e montagne che descrivevano quella che Pasturs presenta come un'esperienza di immersione completa nella vita d'alpeggio. Il post raccontava anche la fatica delle giornate, la conduzione delle vacche e, alla sera, la cena preparata sui fornelli e il riposo dopo il lavoro.
Un racconto pubblicato il 19 agosto, che oggi assume inevitabilmente un significato diverso dopo la tragedia avvenuta nella stessa Alpe Buscagna.
Il progetto prevede infatti che i volontari, dopo una formazione obbligatoria, vivano direttamente negli alpeggi e partecipino alle attività degli allevatori: dalla sorveglianza del bestiame alla mungitura, dalla gestione dei cani al posizionamento delle recinzioni. Vitto e alloggio vengono messi a disposizione dagli allevatori ospitanti.
Zaccheo: "Il Parco si è attivato immediatamente"
Quanto accaduto ha profondamente colpito anche Pierleonardo Zaccheo, presidente dell'Ente di Gestione delle Aree Protette dell'Ossola.
"Il Parco è attivo con il direttore e alcuni dipendenti e si è attivato immediatamente, in piena notte, per fornire notizie alla famiglia, ai soccorritori, alle forze dell'ordine e alla cooperativa che segue il progetto", spiega Zaccheo.
Il presidente sottolinea come l'Ente si sia mobilitato fin dalle primissime ore: "Il direttore, dottor Daniele Piazza, è rientrato e già dal mattino segue il tragico evento, rimanendo in contatto con le famiglie, alle quali vogliamo fornire tutto l'aiuto possibile e la nostra vicinanza".
Zaccheo non nasconde il proprio coinvolgimento personale: "Sono molto agitato, questo fatto mi ha colpito tantissimo".
Il presidente si è recato alla sede dell'Ente, che, sottolinea, "è stata attivata subito, già domenica all'alba".
Intanto proseguono gli accertamenti per ricostruire quanto accaduto nella baita dell'Alpe Buscagna. Le indagini sono affidate al Soccorso Alpino della Guardia di Finanza di Domodossola. È stato sequestrato il boiler dal quale si sospetta possa essersi originata la fuoriuscita di monossido di carbonio.
Oltre a Fiori e alla giovane volontaria, sono rimasti intossicati il gestore dell'alpeggio, suo padre e due dipendenti dell'azienda agricola Francesco Biondo.








